THE CORAL
Roots & Echoes

 
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19 Settembre 2007
 

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Sembra che anche il clima vada in ferie, per poi ritornare al lavoro diligentemente. Gioioso ed energetico ad agosto, mesto ed ingrigito a settembre. Neanche un mesetto fa desideravo vivere in una cella frigorifera in riva al mare, che ora già inizia a tirare quel mortifero vento freddo dalle steppe russe presagio di sciarpe e cappotti. Come se non bastasse, aprendo i giornali si scorgono le prime pubblicità delle collezioni invernali. Insomma la vita, per chi non l’avesse capito, è difficile. Per noi vecchi affezionati al cambio di stagione più o meno graduale vengono in soccorso dischi come l’ultimo dei ‘The Coral’, direttamente dalla città più pop del pianeta, Liverpool, non foss’altro per il fatto che da quelle parti strimpellavano certi Scarafaggi anzichenò baronetti di sua maestà. Giunti al loro quinto album, i sette inglesi hanno ancora forza e voglia di tirare fuori melodie pop tinteggiate di malinconia folk. E a dire il vero stavolta si affidano all’esperienza compositiva acquisita nel corso degli anni, più che a vampe di genialità improvvisa. Un sano lavoro di artigianato pop si addensa tra i fumi musicali di ‘Roots and Echoes’ laddove spuntano piccole gemme come la solare ed irresistibile ‘Jacqueline’, spensierata come il vento d’estate, o come nella rutilante ‘Remember me’, accattivante come poche. A sentire il frontman James Skelly stavolta il loro sguardo ha virato prospettiva e da un approccio freak alla Captain Beefheart sono passati ad un atteggiamento più vicino ai modi melodici perfetti in pieno stile Bacharach (sentire ‘Put The Sun Back’ per credere). Ed il cambiamento è innegabile, ma soprattutto balza subito all’orecchio grazie anche ad una incredibile capacità compositiva frutto di tutte le esperienze passate, delle gioie (vedi l’incredibile successo di ‘Magic and Medicine’) e delle piccole battute a vuoto. Per l’occasione si sono scomodati addirittura gli Oasis, che hanno concesso loro di registrare l’album presso il proprio Wheeler End Studio. La voce di Skelly ammalia e seduce come sempre, in bilico costante tra profondità à la Jim Morrison (‘Fireflies’ pare una b-side dei Doors) e levità da California fine anni ’60. Certo amore per quelle sonorità è rimasto (vedi l’indolenza acustica da tramonto al mare di ‘Not so lonely’) ma soprattutto l’eclettismo nel maneggiare assieme country, psichedelia e rock classico, che ne fanno ormai un punto di riferimento costante nel panorama inglese. Un disco questo che si lascia apprezzare sulla lunga distanza, grazie anche ad un bel lavoro negli arrangiamenti e nella calibratura tra le varie componenti (‘Rebecca You’). La visione prospettica nel creare un piccolo classico duraturo nel tempo ed al di là delle mode traspare nitida e forte stavolta. Allora poco importa se purtroppo gli capita di fare da spalla alle conterranee Scimmie Artiche, quando invece dovrebbe essere il contrario. Alla lunga il nome che resterà sarà quello candido dei Coral e del loro talento melodico.

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Roots & Echoes [ Deltasonic – 2007 ] – BUY HERE
Similar Artist: Razorlight, Love, Blur, The Zutons, The Doors
Rating:
1. Who’s Gonna Find Me
2. Remember Me
3. Put the Sun Back
4. Jacqueline
5. Fireflies
6. In the Rain
7. Not So Lonely
8. Cobwebs
9. Rebecca You
10. She’s Got a Reason
11. Music at Night
Tracklist
 

7 Comments

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La sufficienza se la guadagnano sempre, ma francamente dopo diversi dischitutti molto simili la musica cominciano ad annoiarmi.

Però sono sempre mille volte meglio del 90% dei gruppetti inglesi che escono ora, sia chiaro.

Straquoto Helmut!

L’ultimo l’ho addirittura scambiato con Giov, lui in cambio mi ha mandato l’ultimo dei Sigur Ros.

I primi dischi li ho graditi assai, ma il penultimo ha iniziato ad avermi, a questo penso che ci passerò sopra. Anche se, specifico anche io, tutt’altra pasta rispetto ai gruppetti sfornati dalla catena di montaggio british.

Io ho scambiato Giov con la figurina di Lavezzi. I coral mi sono piaciuto molto, poi forse per questa sorta di immobilismo stilistico li ho un po’ persi. Pero’sono bravi e questo disco meriterà un ascolto.

Io vorrei scambiare Giov con la comproprietà di metà Axel ed un quarto di Just, che arriverebbe nel mercato di riparazione a gennaio.

A me interessa la progettualità, come dice quel pazzo fottuto di de laurentis. Il mio è un progetto quinquennale.

Io posso offrire 1/4 di Giov (che l’altro giorno i panettiere non aveva il resto e ho preso su un pezzo di Giov, non senza storcere il naso), e 1/2 di Astar Goodman in cambio chiedo 1/2 panino col prosciutto di parma……

si può???

……………..mmmmh

ecco perchè mi fischiavano le orecchie…

sento una certa tendenza all’ironia da queste parti.

fran fai poco lo spiritoso che quel panettiere adesso ha un avambraccio rotto.

 

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