MINUS STORY
My Ion Truss

 
 
27 Settembre 2007
 

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Certi fiori nascono per fiorire non visti
e sprecare la loro dolcezza
nell’aria deserta.

Al ritorno dalle vacanze non tutto è come prima. Si parte sani e si finisce pazzi. Quindi aprite le orecchie e state bene a sentire uno che con la sanità mentale non è mai andato troppo d’accordo. Perchè questo è uno di quei dischi che riconciliano con la vita, che modificano particelle e molecole, che da spigolose e taglienti le fanno diventare morbide e suadenti. Per l’ennessima volta il magnifico capolavoro, il suono eterno e conturbante, la meraviglia meravigliosa, il punto incandescente del ‘tutto’ arriva dall’America profonda, passando direttamente per casa Jagjaguwar, che quest’anno dopo aver scandito il tempo immortalandolo con gli immensi Okkervil River, si ripete superando se stessa dando alle stampe l’ultimo disco dei Minus Story. Tracciare i confini di un lavoro genialoide come ‘My Ion Truss’ è impresa assai complessa, laddove illuminare un particolare vuol dire lasciarne nell’oscurità altri mille. Per chi va di fretta basti sapere che si bazzica in ambito indie-rock d’autore con forte propensione al ritornello pop senza mai scadere però nella stucchevole faciloneria da passaggio radio garantito. Se proprio si dovessero fare degli accostamenti direi che i Grizzly Bear potrebbero essere i lontani cugini di un suono indefinibile ed uguale solo a se stesso. Certe cose cambiano le giornate, le attese e i bruschi risvegli, le telefonate che proprio non dovevano arrivare, i colori che latitano nel grigio, il tempo recuperato e alcune voci. Altre cose cambiano la rotta. E’ tutta una questione di carenze gravitazionali e di appigli per non essere risucchiati via nel vortice nero. E se dalle parti del padiglione auricolare aleggiassero gioielli assoluti come ‘Battle of our lives’, commovente, delicata, psicotica, perfetta, tutta giocata su saliscendi emotivi, pianoforte, chitarre e tamburi con la voce da agnelino tremolante di Jordan Geiger, stai sicuro che nulla sarà come prima. Vertice assoluto di un disco che pare suonato tenendo fissa nella mente sempre la lucida visionarietà di Tim Burton, sogni e incubi, sospensione di fronte alla meraviglia attorno, suono stratificato, campanelli, slide guitar e cori, tutto frullato per non cedere mai allo schema prestabilito. La sorpresa è tutto ciò che bisognerebbe offrire. Delicate come ninfee rosate in uno stagno giapponese scivolano via melodie tonde e precise (‘Aaron’), che fragili e strutturate si fondono con un senso tribale di fondo (‘Way Beyond’) rendendo il tutto elegantemente selvaggio. Ogni canzone suona come in una stanza ben ordinata (‘Mama Mama’), bianca come latte, perfetta nelle linee architettoniche e nella rigorosa divisione degli spazi, a tratti malinconica, ma arredata con le vecchie sedie di legno e paglia della nonna che riscaldano ed accolgono il cuore smarrito dal vuoto moderno. In 34 minuti scarsi snocciolati in 10 canzoni questi sette ragazzi del Kansas sono riusciti ad accendere una esile fiammella di speranza. Sta a voi ora non lasciarla morire nell’indifferenza.

Cover Album
Band Site
MySpace
My Ion Truss [ Jagjaguwar – 2007 ] – BUY HERE
Similar Artist: Grizzly Bear, Tim Burton, Perturbazione, Grandaddy
Rating:
1. In Line
2. Aaron
3. Stitch Me Up
4. Battle Of Our Lives
5. Beast At My Side
6. The Way Beyond
7. Parachute
8. Mama Mama
9. Pretty In The Light
10. Miles And Miles
Tracklist
 
 

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