BEIRUT
The Flying Club Cup
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Il grande merito di Zach Condon, con il primo disco targato Beirut, è stato quello di riuscire a coniugare perfettamente la tradizione sonora tipica del folk balcanico con l’indierock a stelle e strisce. Ora dopo poco più di un anno questo”The Flying Club Cup” prova a bissarne il successo proponendoci praticamente la stessa formula degli esordi. Proprio questa caratteristica poteva rappresentarne il grosso limite, ed in parte lo è, ma non è tutto. Il disco è indubbiamente più che buono, e se al primo ascolto si rimane piuttosto perplessi e delusi da una forte sesazione di “già sentito”, col tempo se ne apprezzano le sfumature e le atmosfere. Ancora una volta la miscela funziona, anche se iniziano ad aprirsi delle piccole crepe. Condon è bravo, sa come scrivere delle ottime canzoni pop camuffandole da musiche gitane, però quello che manca qui è l’energia e la carica emotiva che avevano fato di “gulag orkestar” un picolo capolavoro. Certo, forse l’aver scritto un disco pressochè perfetto all’esordio potrebbe condizionare il giudizio sulla discografia futura di questo ragazzo, però se fai due album praticamete uguali il rischio che corri è proprio quello di sembrare la copia leggermente sbiadita di te stesso. Intendiamoci “The Flying Club Cup” è una raccolata di canzoni che prese da sole farebbero impallidire moltissimi artisti in ambito folk-pop, ma racchiuse nella piccola storia discografica dei Beirut tendono legermente ad appannarsi. Inoltre leggo dovunque che il soggiorno parigino dovrebbe aver influenzato molto le composizioni del disco, ma io questa influenza della musica francese non ce la vedo granchè. Buon disco, questo è poco ma sicuro, ma forse al terzo tentativo, qualora non si dovessero variare le coordinate, il marchingegno folk da noi tanto apprezzato rischierà di incepparsi sul serio. |
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23 Ottobre 2007 @ 09:35
sono d’accordissimo con ogni parolo di quel che scrivi, caro sachiello.. disco troppo simile al primo, non solo nella forma(il che, anzi, costituisce la parte sana del tutto), ma soprattutto nei contenuti..rimane il fatto che questo ragazzo porta il ‘10′ dietro la maglietta e una partita così così capita a tutti..di questo periodo meglio i devotchka…
23 Ottobre 2007 @ 12:05
Io invece dissento totalmente dal vostro giudizio…secondo me questo secondo è anche meglio del primo e accidenti se ci sento le influenze francesi, a volte sembra di sentire Yann Tiersen con tutte quelle orchestrine montmatriane!
Bello, lo compro originale al 100%.
23 Ottobre 2007 @ 12:10
Bello helmut,ti aspettavo al varco. De gustibus comunque, non me la leghero’ al dito questa, pero’ alla prossima sarà guerra smuahahahahahaha
14 Novembre 2007 @ 12:48
Niente, più lo sento e più lo adoro…finirà altissimo nella mia top ten annuale…
13 Gennaio 2008 @ 19:42
[...] “DTHE FLYING CLUB CUP” review on INDIE FOR BUNNIES [...]
17 Gennaio 2008 @ 03:57
[...] “THE FLYING CLUB CUP” review on INDIE FOR BUNNIES [...]
7 Novembre 2008 @ 02:48
Toh, questa mi era sfuggita all’epoca (anzi forse ancora nemmeno vi conscevo, ah come era migliore la mia vita…).
Comunque dissento da quanto dice il sachiello, e alla luce dei suoi recenti affronti inviatimi per mail, boh, non so che faccio, ma so che sarà terribile.
7 Novembre 2008 @ 23:01
abbronzato…