Gio 29 Nov 2007
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Con Kode9, Burial rappresenta la punta di diamante della scena Dubstep, il movimento londinese nato appena qualche anno fa con lo scopo di riscrivere le leggi del (future) dub, incrociandolo con 2 step - uk garage, riverberi technoidi e breakbeat (Pinch, Skream, Shackleton), tribalismi afro-oriented (Applebim ) e fluide riflessioni sulla spazialità del suono originario (Digital Mystikz). Le molte raccolte uscite negli ultimi tempi, come la fondamentale “Skull Disco – Soundboy Punishment” ad opera di Shackleton / Applebim ed il recentissimo “Box Of Dub 2” della Soul Jazz Records, mostrano una scena vitalissima e ben lungi dalla cristallizzazione di genere. Ciò nonostante, finora ben pochi sono stati in grado di uscire dalla pur encomiabile ricerca di innovative variazioni sul tema ad uso e consumo degli appassionati del genere, per definire gli stilemi di un suono talmente unico e rivoluzionario da lasciar immediatamente intendere che ci si trova davanti a qualcosa destinata a fare storia. Rispetto per tutti i dubsteppers quindi, ma Burial è letteralmente di un altro pianeta. Già aveva demolito ogni aspettativa con l’omonimo esordio dello scorso anno, impregnato di oscuri umori metropolitani che dall’underground inglese amplificavano le inquietudini contemporanee in tutto il globo, grazie ad una incredibile miscela di scheletrici ritmi 2 step - uk garage ed echi di dub da stazione spaziale, bassi rotolanti e profondissimi ed archi stranianti ed arricciati. Un manifesto, la fine del dub tradizionalmente concepito e la nascita dell’Hyperdub, limitante definizione di quello che è, nei fatti, un frottage sonoro allestito tra le pieghe della condizione moderna. A fronte del consenso unanime di Burial, l’uomo senza volto continua a mantenere l’anonimato più totale: rarissime le interviste rilasciate, inesistenti i live. Dopo le rovine urbane prevalentemente cupe e strumentali dell’esordio, in “Untrue” è finalmente l’uomo a prendere la parola. Come una sorta di araba fenice, dalle ceneri di quel mondo fatiscente l’inglese fa rinascere la speranza attraverso la voce dell’anima, il Soul, o meglio l’Hypersoul, l’unico codice comunicativo possibile per descrivere l’esistenza umana hic et nunc. Un luminoso canto di preghiera e d’amore contestualizzato nella modernità dunque, in cui Burial, rafforzando il legame con le ritmiche 2-step ( “Near Dark” ), sceglie aeree landscape ambientali ( “Dog Shelter”, “Endorphin” ) e perfino celestiali invocazioni proto-house ( “Untrue”, “Raver” ) per dar vita ad un mondo che nella sofferenza riscopre bagliori di vitale umanità, pur se ancora costretti in liriche amare ( Holding You / Let It Be Alone / Let It Be Alone , dall’iniziale “Archangel” ) e vocals femminili spesso frammentarie e distanti ( i plumbei cieli di glitch in “Ghost Hardware” ). Manipolando la multiforme ed inespressa potenza dell’ Hypersoul, Burial porta il Dubstep allo stato dell’arte per scrivere un trattato sonoro di sconvolgente bellezza sulla condizione umana degli anni 2000. L’ assoluto capolavoro di questa stagione. |
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(5 votes, average: 4.4 out of 5)




Novembre 29th, 2007 at 12:20
Bellissimo pezzo helmut, e disco interessantissimo, che pur non appartenendo pienamente ai miei gusti mi ha conquistato lo stesso. Anche se poi i suoni di Bristol mi sono sempre stati congeniali.Qui èdiverso, ed è di una bellezza decadente e nebbiosa.elegantemente grigio come la sua copertina.
Novembre 29th, 2007 at 12:38
disco denso ed oscuramente psichedelico…se ascoltato di notte manda in ipnosi..davvero notevole, ogni traccia è già in quella successiva e si crea così un unico flusso lungo 12 pezzi
bella helmut
Novembre 29th, 2007 at 13:06
Concordo con tutte e due i precedenti commenti.
Non sono le mie sonorità, nonostante sia stato un amante sfegatato della prima “ondata Trip-Hop”, però questo disco è veramente un trip unico, lungo 12 tracce.
Ascoltarlo mentre a notte fonda si cammina per la propria città deserta e con il solo accompagnamento visivo dell’intermittenza delle prime luci natalizie…
Novembre 29th, 2007 at 18:20
L’album è un capolavoro, certamente i disco dell’anno, soprattutto perchè - forse dalla review non si evince - oltre ad essere portatore di un suono incredibilmente unico, è tutto sorretto da una inaspettata fruibilità che permette anche all’ascoltatore non particolarmente amante del dubstep di adorarne le sonorità.
Novembre 29th, 2007 at 18:21
Mamma mia come sono stato ampolloso..traduco: è un disco della Madonna!
Novembre 29th, 2007 at 18:40
ce l’ho ma ancora non l’ho ascoltato per bene. bella pagina comunque…
Novembre 29th, 2007 at 19:28
Si è uno di quei dischi che alla fine gli abusi di elogi che si leggono un po ovunque, se li merita tutti.
Lo sto metabolizzando. Anche se dopo il live Jesu/Mono la mia soglia personale di percezione di psicadelia si è spostata di 6 km più in là…
Dicembre 1st, 2007 at 14:20
scusa puoi ripeterlo?
P
non abbiamo capito bene QUANTO ti è piaciuto questo disco…
Dicembre 15th, 2007 at 21:08
Sono al lavoro di sabato e questa musica struggente per certi versi,mi avvolge in una dolce malinconia e ciò per dire che questo disco ha un’anima. Fatevi conquistare anche voi non ve ne pentirete.
Gennaio 17th, 2008 at 04:00
[…] “UNTRUE” review on INDIE FOR BUNNIES […]