INTERVISTA CON TRABANT

 
30 novembre 2007
 

I Trabant sono senza ombra di dubbio da annoverare tra le realtà più interessanti della nostra attuale scena indie. In attesa di gustarceli dal vivo nella capitale Sabato 1 Dicembre, ospiti del Circolo degli Artisti, e di leggere da queste stesse colonne un’attenta recensione del loro ultimo disco “Music 4 Loseres abbiamo scelto di parlare, da veri gentleman quali siamo, con Giulia, nel gruppo friulano ai controlli dei Synth.

Ciao Giulia, grazie per la tua gentilezza innanzitutto! Allora…i Trabant sono nati ai tempi della scuola, ma la formazione attuale esiste da poco più di un anno. Il materialE finito in “ Music 4 Losers “ è nato in quest’ultimo periodo di attività o risale anche alle precedenti incarnazioni trabantiane?
I brani di “Music 4 Losers”, fatta eccezione per “Milky Way” e “Waste of Time”, sono totalmente frutto dell’ultimo anno di attività trabantiana. Da quando Michele Rumiz, nostro ex cantante, ci ha lasciato, abbiamo avuto una grande crescita sia come musicisti in senso strettamente tecnico, sia a livello creativo e “Music 4 Losers” ne è il diretto risultato.

Si può dire che abbiamo acquisito una maggior coscienza riguardo la direzione che ci interessa prendere, coscienza che era sempre stata molto debole nelle precedenti incarnazioni trabantiane, vuoi per inesperienza, vuoi per il numero di componenti della band (in qualche periodo eravamo addirittura in nove!).

Anche se la rinascita dei Trabant in formazione a quattro è stata inizialmente un gioco, uno spensierato desiderio di suonare assieme, nel giro di pochi mesi, grazie ad un intenso e fortunato periodo creativo che ha visto nascere in brevissimo tempo quasi tutto il repertorio del disco, ci ha trasformati in un gruppo più forte, coerente e diretto, cosa che, a mio avviso, è stata di grande giovamento alla nostra musica, soprattutto per quanto riguarda il suo aspetto comunicativo.

Il ruolo dei synth è particolarmente importante nei vostri pezzi, anzi spesso direi fondamentale ( l’intro di “ Girlfriend/Boyfriend “ ad esempio ). Come mai – buon per te, comunque! – avete scelto di porlo così in evidenza? Che rilievo date ai synth in fase compositiva? E una curiosità: perché una ragazza viene affascinata dai sintetizzatori piuttosto che dalle strumentazioni tradizionali?
Ritengo naturale che chiunque impari a suonare uno strumento (sia maschietti che femminucce) si evolva come musicista seguendo i propri gusti musicali. Nel senso, se da piccolo impari a suonare la chitarra classica e poi, crescendo ti scopri un amante dei Sepultura, sicuramente passerai a chitarra elettrica e distorsori. Così come, se suoni il pianoforte e ti scopri amante del jazz o della dance, finirai di certo col passare ad un rhodes, un moog o ad un juno106.

Detto questo, il fatto che una donzella, e in questo caso io, rimanga affascinata da manopole e levette è una semplice e naturale conseguenza dell’avere dei gusti e degli interessi. E poi il clavicembalo era un po’ difficile da inserire nei Trabant, anche se ci ho provato. All’interno invece della band, nel corso del tempo il synth ha ricevuto una promozione da strumento di sottofondo, utile per tappeti e rafforzamento della ritmica (come viene tra l’altro spesso utilizzato in tanti gruppi contemporanei del giro indie, new wave, electro-pop), a vero e proprio strumento da prima linea.

Questo up-grade è stato determinato sia dalla necessità di riempire il buco lasciato dalla scomparsa della seconda chitarra, sia da una questione di gusti (ci piacciono un sacco le cose synthose!) e sia da una mia personale ricerca di utilizzare diversamente il synth in un genere musicale in cui tale strumento sembra avere già un suo ruolo ben definito e delimitato.

Aggiungici “some fucking attitude” e ti viene subito naturale metterlo in evidenza. In fase compositiva gli viene data più o meno importanza a seconda del brano che sta venendo fuori e delle necessità che esso richiede. Insomma, viene trattato come un qualsiasi altro strumento: a volte sta in primo piano, altre volte sta nelle retrovie.

“ Music 4 Losers “ ha generato decine di giudizi positivi quando non entusiastici, dai “ colossi “ dell’informazione indipendente ( Blow Up, Rumore ed Il Mucchio ) fino a realtà come la nostra. Eppure a leggere le vostre considerazioni sul buon momento dei Trabant sembrate volare basso, specie per quanto riguarda una possibile affermazione del gruppo anche al di fuori dei patrii confini…
Sembriamo volare basso… ma sotto sotto ce la tiriamo un casino! Ovviamente scherzo. Beh, che cosa dovremmo fare? Gasarci all’inverosimile per aver ottenuto qualche consenso? Un buon momento non è sempre un qualcosa che dura a lungo. Noi preferiamo restare concentrati su quello che ci piace fare e da cui traiamo piacere. Se poi la cosa piace, bene, ne siamo felicissimi, ma non è sicuramente per far parte di un certo giro o per diventare famosi che suoniamo. Inoltre, non siamo mai stati dei grandi promotori di noi stessi.

Se siamo su così tante riviste, il merito è sicuramente da attribuire alla nostra etichetta, la R!S.V.P. Poi per l’estero si vedrà. Chi è che non sogna tournèe negli States o in Giappone? Intanto vediamo come va sul lungo periodo qua in Italia. Trovo comunque molto interessante suonare in questo paese, quanto meno per provare a proporre, così come stanno facendo in tanti negli ultimi anni, un tipo di musica italiana diversa dal solito modo italiano di fare musica, da quel cantautorato che è sempre stato il re indiscusso della scena e che viene incarnato dai vari Pausini, Ramazzotti, Nek e chi più ne ha più ne metta.

Le liriche del disco mi sembrano improntate ad una sorta di disillusa e cinica critica nei confronti delle nuove generazioni ( “ Your Art Culture Based On Tv Sellings “, verso riportato anche nel bel booklet del cd ), di cui fate anagraficamente parte anche voi. Personalmente come vedi i tuoi coetanei? A mio avviso se è vero che sono moltissimi i giovani che mitizzano calciatori, veline e costantiniani di turno è altresì innegabile che in Italia, da un bel po’ ormai, la scena indiependente ha sempre più seguaci, in parte anche grazie alle tendenze modaiole in stile MTV ( c’è chi magari conoscendo poco e niente di musica si avvicina ai Libertines di turno per poi approfondire anche musicisti di qualità ).
Se vogliamo vederla in maniera positiva, sì, ci sono sempre più giovani che si stanno avvicinando ad una cultura qualitativamente migliore. Ma in realtà la struttura di fondo, che è poi l’oggetto dei nostri testi, non cambia molto. Nel senso che, anche se l’oggetto dell’adulazione giovanile fosse Steven O’ Malley, i fondamenti su cui si basa la nostra società continuano ad essere quelli di sempre: successo, competizione, soldi, bellezza.

Io voglio sperare che questa situazione, che per altro piace tanto in Italia vistosì che abbiamo avuto cinque anni di Berlusconi, prima o poi cambi, ma purtroppo non è quello che vedo intorno a me. E quando dico intorno a me mi riferisco alla mia fascia d’età.

Ok, se mi rinchiudo nella stretta cerchia di outsiders che bazzicano la scena indipendente/underground italiana mi può sembrare di vedere tra i giovani qualcosa di migliore o perlomeno diverso, ma la verità è che tuttora la stragrande maggioranza delle persone (di cui tanti fanno pure parte degli outsiders sopra citati) non va oltre certe concezioni. Speriam bene…

Marcello ha dichiarato che le sue influenze musicali affondano sostanzialmente le radici nella scena post punk e no wave. Tu invece cosa ascolti o hai ascoltato per filar d’amore e d’accordo col suono Trabant? Comprate ancora molti cd e siete anche voi fan del download selvaggio?
Personalmente ho sempre apprezzato molto il formato cd e ancora di più il vinile. Ultimamente, per questioni fondamentalmente finanziarie, mi sono ritrovata a comprare meno dischi di un tempo e anche a scaricare più o meno selvaggiamente da internet. Rimango però sempre dell’idea che un bel disco va acquistato.

Magari scaricare è un buon metodo per farsi un’idea di quale sarà il bel disco da acquistare, vista la quantità di musica che esce al giorno d’oggi. Fortunatamente (o sfortunatamente) tante delle cose che mi piacciono escono solo in vinile e sono alquanto difficili da reperire sul web, tipo la minimal tec. I miei ascolti sono sempre stati molto ampi: c’era un periodo della mia infanzia in cui credevo che i Beatles fossero l’unico gruppo esistente al mondo, ma presto mi sono ricreduta, pur tenendoli ancora nel cuore.

Ora ascolto molta house (Daft Punk, Justice, Boyz Noise), molta minimal tec (Aguayo, Maurizio) ma i miei preferiti del momento sono sicuramente gli Apparat. Anch’io, come il Marcello ho ascoltato e amato The Contortions, Suicide, D.N.A. , Teenage Jesus, The Jerks ma se dovessi stare a elencare tutti i musicisti e le band che mi hanno influenzata non finirei più. E poi per suonare con i Trabant basta essere dei ragazzi de borgata e non ascoltare i Gemelli Diversi.

Pur se citate Contortions, D.N.A., Can e Arthur Russel, i vostri pezzi suonano molto popular, nel senso che a differenza di queste icone del passato, una “ Milky Way “ te la canticchi di brutto anche mentre sei in macchina…In tal senso, forse, credo siano da valutare le influenze che vi hanno appiccicato addosso: Editors e Maximo Park son molto diversi da voi, ma in comune avete forse un background di influenze simili e un’innata carica pop. Tra l’altro l’unica band inglese a cui secondo me potreste forse un po’ somigliare – The Departure – non viene mai nominata…
“Milky Way” è un pezzo che risale ad un periodo in cui il principale autore dei brani era Michele Rumiz, che ha sempre avuto un animo più pop. E’ comunque vero che i nostri pezzi hanno qualcosa di appiccicoso e orecchiabile proprio del genere e, personalmente, lo ritengo uno dei pro, se non il vero e proprio cavallo di battaglia della nostra musica, assieme alla spontaneità.

A fare paragoni non sono molto brava e tanti di quelli che ci affibbiano spesso non li capisco anche perché non ascolto né EditorsMaximo Park. La nostra musica in realtà non nasce da delle influenze ben precise perché ognuno di noi ascolta generi diversi e non sempre li riporta nei brani.

In questo senso posso parlare di spontaneità della nostra musica: nessuno di noi arriva in sala prove con l’idea di fare un pezzo “alla Editors” o chi per loro, però vengono comunque fuori canzoni da canticchiare. Che ci vuoi fare, siamo fatti così! Se poi qualcuno vuole o deve fare paragoni, li faccia pure, noi non ci offendiamo, ma personalmente non mi ci soffermo neanche più di tanto.

Nelle vostre interviste citate frequentemente le attività del Gruppo Tetris di Trieste…tu che rapporto hai con questa realtà?
Io sono una semplice utente del Tetris e in quanto tale mi ritengo molto fortunata. E’ stata dura per loro creare una realtà musicale alternativa in una città vecchia come Trieste, ma ci sono riusciti. Noi fruitori e amanti di un certo modo di fare e proporre musica non possiamo che ringraziare. Put your hands in the air for Tetris Collective!
Grazie stragrazie!

Cosa si devono aspettare coloro che vengono a vedere i Trabant? Considerando che il disco gira per appena 35 minuti, suppongo facciate anche materiale più o vecchio o cover…
Cover non ne facciamo. Abbiamo però molti pezzi nuovi e non vediamo l’ora di registrare un altro album. Se venite a vedere i Trabant aspettatevi simpatici sproloqui dal Marcello, urla in faccia da chuk (the pleasure from the bass) e cassa dritta dritta in faccia dal frenetico piedino di jack (the drum). Almeno, l’intento è quello di far muovere i culi… dipende poi da quanto il vostro culo è disponibile a muoversi!

Scorrendo la sezione “ dates “ del vostro blogsite, ho notato due cose: la prima è che suonate raramente nel centro e nel sud Italia, la seconda è, se ho ben capito, a giugno avete aperto per i Devo!
Piano! Non abbiamo aperto per i Devo, anche se penso sarebbe stato il coronamento di un sogno per il nostro bassista. E’ semplicemente capitato che suonassimo nella stessa location, ovvero Azzano Decimo, Fiera della Musica. C’era un concorso per gruppi emergenti a cui abbiamo partecipato e, all’interno della manifestazione c’era in scaletta pure il concerto dei Devo. Noi in realtà abbiamo suonato dopo di loro, perché il concorso era stato suddiviso in due fasi e noi rientravamo nella seconda.

Per i nostri (anche futuri) fans e non del sud Italia, stiamo organizzando una mega tournèe ma le date non sono ancora definite. Dovete considerare che per noi abitanti delle lande desolate dell’est andare a Bologna è già come fare una transiberiana! Ma non vi preoccupate: a costo di prendere Dersu Uzala come guida e muoverci rotolando su tappeti di ceci, arriveremo. Abbiate fiducia!

Cosa si aspettano i Trabant per il futuro?
Ci aspettiamo di suonare con i Ministri e qualcosa mi dice che presto accadrà.
Ci aspettiamo che qualcuno ci dica come hanno ucciso lo zio di Mondo Marcio.
Ci aspettiamo delle avances.
Ci aspettiamo che al posto dei Finley vengano a suonare a Trieste i Justice.
Ci aspettiamo che il Marcello vada a suonare con i Sun 0))) .
Ci aspettiamo un invito ufficiale a “uomini e donne”.
Ci aspettiamo un “miao” senza apparente motivo.

 

“Gli ultimi cinque anni sono ...

di Fabrizio Siliquini e Antonio Paolo Zucchelli Gaz Coombes era il frontman dei Supergrass, una band che molti di noi hanno ascoltato a ...

“…diventati più sicuri ...

The Night Flight Orchestra è una rock band di Helsingborg in Svezia: formato alcuni anni fa da Björn Strid e David Andersson dei Soilwork ...

“Cerco di essere felice ...

Dopo la sua esperienza con i Lift To Experience, che hanno pubblicato un solo album, “The Texas-Jerusalem Crossroads” (2001), Josh T. ...

“Penso che ...

Immortali Ash. Tim Wheeler, Rick McMurray e Mark Hamilton sembrano avere trovato la formula della perenne giovinezza, se non altro dal punto ...

“Il prossimo disco sarà una ...

I Two Hicks One Cityman sono una giovane band indie soul, space rock, che negli anni ha saputo spaziare tra i diversi generi da loro stessi ...