Dicembre 2007


Indie Top Ten, decima posizione

#10 - Handsome Furs - Plague Park ( Sub Pop )

Sarà il destino, mi son detto, ma questo disco è l’unica cosa che sento nelle serate da dopo-pub. E chi sono io per oppormi a cotale forza oscura? Ecco, quindi se il duo canadese va in classifica è dovuto in parte alla mia pavidità, ma anche e soprattutto perchè questo è proprio un bell’album. Sospeso tra elettronica sghemba, rock da cameretta ed acidità vocali da incubi metropolitani, “Plague Park” è il giusto flusso di metadone da far scorrere nelle vene in attesa del prossimo giorno di sole. Ah, ce l’ho fatta a buttar giù due parole su questo disco senza dire: Wolf Parade. Dannazione…
Canadesi ululanti.

“PLAGUE PARK” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
What We Had

Indie Top Ten, nona posizione

#9 - Jesu - Conqueror (Hydra Head)

Il frastuono nel quale ognuno dovrebbe desiderare di sprofondare. Una band ultra metal che fa cover dei Sigur Ròs: ecco la cosa più vicina al suono della creatura di Justin Broadrick, ex leader dei Napalm Death. Rilassarsi nel collasso sonoro e trovarsi a fischiettare pezzi post-industrial è un’esperienza che ti avvicina al cuore delle cose: insomma, si, un miracolo. Una betoniera che si commuove per un fiore strappato alla terra.
Lirico.

Indie Top Ten, ottava posizione

#8 - Jeniferever - Choose A Bright Morning (Midfinger)

Non poteva mancare un disco che venisse dalla Svezia. Questi giungono dalla stessa città di Ingmar Bergman ed hanno realizzato un album che mischia sontuosi incedere post-rock alla Explosions in the Sky con venature oscure alla Joy Division. Ad impreziosire il lavoro la voce di Cristopher Jonson, giovane e potente come la cima di un montagna sgombra di neve. Un lungo viaggio al centro dell’emozione.
Autentica rivelazione.

“CHOOSE A BRIGHT MORNING” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
What We Had

Indie Top Ten, settima posizione

#7 - Giardini Di Mirò - Dividing Opinions (Homesleep)

Un disco che risulta oscuro senza essere opprimente. Al contrario disegna ampi spazi, a perdita d’occhio e ad altezze vertiginose. Qualcosa che contenga la parola “post”, ma a noi non interessa quello che avviene dopo.
I maestri dell’assalto sonoro. Hanno reso l’Emila-Romagna il punto infuocato del rock italico. Rimanere credibili e soprattuttto in vita al terzo disco in Italia è una cosa che fanno solo i migliori. E loro lo sono. Menzione d’onore per “Broken By”, una canzone di accecante furore e bellezza.
Conferma.

“DIVIDING OPINIONS” review on INDIE FOR BUNNIES

“GIARDINI DI MIRO’ VIDEO INTERVIEW” on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Broken By

Indie Top Ten, settima posizione

#6 - Eddie Vedder - Into The Wild OST ( J-Records )

L’album che non ti aspetti. Nasce come colonna sonora al film di Sean Penn per divenire magma sonoro dei pensieri e della visione del mondo di Chris McCandless, il ragazzo la cui storia continua a commuovere ed ispirare cineasti, scrittori e musicisti. Dieci bozzetti delicati di rock elettro-acustico inguainati nella voce calda e ruvida di un rocker di lungo corso. Il risultato è un disco da ascoltare quando si perde la bussola. Per chi ha amato visceralmente il primo Springsteen.
Venerabile maestro.

“INTO THE WILD OST” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Society

Indie Top Ten, quarta posizione

#5 - Band Of Horses - Cease To Begin (Sub Pop)

Ben Bridwell ad appena un anno di distanza dal precedente album, traccia 10 folgoranti traettorie di rock americano, passionale, melodioso, veloce e malinconico. Una voce pura come rugiada d’inverno per spezzare il cuore tatuato sul bicipite dei più duri. Ogni canzone è un potenziale singolo. A Seattle hanno finalmente bruciato le camicie di flanella.
Rock’n'roll brother!

“CEASE TO BEGIN” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Ode To LRC

Indie Top Ten, terza posizione

#4 - …A Toys Orchestra - Technicolor Dreams (Urtovox)

Perchè hanno tirato fuori dal cilindro un album pop malinconico straordinario, che gioca con i Beatles e le brume invernali mettendo in imbarazzo 3/4 della scena britannica. Paul McCartney si commuoverebbe se l’ascoltasse. E poi sono di Agropoli ed io lì ci passo le vacanze.
Internazionali.

“TECHNICOLOR DREAMS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Cornice Dance

Indie Top Ten, terza posizione

#3 - Chris Bathgate - A Cork Tale Wake (Quiet Scientific / OnOne Little Indian)

Come a dire che certe cose non cambieranno mai. Eccellente disco folk-rock direttamente dal Michigan. Una voce unica, calda, sfaccettata, talentuosa come poche. Un suono ricco, che parte da un giro di chitarra per travolgere tutto e tutti. Impressionante timbro vocale che mischia Ray LaMontagne ed Antony creando un impasto originale e sbalorditivo. La conferma di un grande autore dopo un ottimo esordio. E “The Last Parade On Ann St.” si candida ad essere una delle canzoni dell’anno.
All that’s folk!

“A CORK TALE WAKE” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, seconda posizione

#2 - Okkervil River - The Stage Names (Jagjaguwar)

E’ come chiedere ad un prete: “Scusi ma perchè ha deciso di….”. C’è poco da dire quando si viene folgorati sulla via di Austin. Il quarto disco degli Okkervil si differenzia dai precedenti lavori, è più veloce, agile, un grandioso esempio di quel folk-rock robusto e sognante che solo in America sanno fare. Will Sheff è un poeta ed ha una voce che risucchia tutto al suo interno come un vortice sbronzo di oscurità: fuoriclasse assoluti.
Mastodontici.

“THE STAGE NAMES” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Our Life is Not A Movie or Maybe

Indie Top Ten, seconda posizione

#1 - Minus Story - My Ion Truss (Jagjaguwar)

Ancora un disco dalla sconfinata provincia americana. Kansas City per la precisione. Indie rock che trabocca melodie, idee brillanti e respiri intensi. Tutto è in ordine, tutto riscalda in quest’album. Un disco che ascolto almeno due, tre volte al mese. Una delle migliori cose udite nella mia vita. L’inarrivabile gioiello di questo 2007. Eternamente grato alla Jagjaguwar.
Geniali.

“MY ION TRUSS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Stitch Me Up

Indie Top Ten, decima posizione

#10 - Richard Aucoin - Personal Publication [EP] ( autoprodotto )

Rich Aucoin è un mezzo genio. Quando mi è arrivato a casa il disco con la cartella stampa non ho potuto fare a meno di notare la sua faccia da criminale impunito. Uno che suona praticamente tutti gli strumenti esistenti sulla faccia della terra, compreso un computer atari ultra vecchio, che registra a casa vicino al suo letto e che ti fa pensare continuamente un po’ ai Flaming Lips e un po’ a certi cartoni giapponesi di robot, di metà anni ottanta deve PER FORZA essere preso in considerazione. Ne sentiremo parlare ancora. E’ una certezza. E se ciò non dovesse avvenire significa che l’hanno incastrato ed è in prigione.

Mp3:
Oh My God My Love

Indie Top Ten, nona posizione

#9 - The Pains Of Being Pure At Heart - S/T (Cloudberry)

I Cure che vanno qualche giro più veloce. Una batteria precisa per ogni battito come un metronomo. Gli anni ottanta distorti e rivissuti in pochi minuti. I Jesus And Mary Chain allegri e pettinati un po’ meglio. Qualche riff rubato dentro a decadi di pop rock impolverato. Una sorpresa che mescola gli Smiths alle distorsioni di qualcosa più acido. Aspettiamo la conferma di tutto questo e un ulteriore passo in avanti.

“THE PAINS OF BEING PURE AT HEART” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Doing All the Things That Wouldn’t Make Your Parents Proud
The Pains Of Being Pure At Heart

Indie Top Ten, ottava posizione

#8 - The Dolly Rocker Movement - A Purple Journey Into The Mod Machine (Off The Hip)

Diciamolo subito: se I Dolly Rocker Movement avessero pubblicato nel 2007 il loro debut (“Electric Sunshine” 2006) adesso questa band starebbe guardando le altre presenti nella classifica dal gradino più alto del podio. Il debut era qualcosa di oscuro, drogato nelle sonorità, cupo, psichedelico, degno dei migliori Warlocks. Questa è sicuramente una produzione che merita un posto in classifica di fine anno ma risulta essere meno attenta a certi dettagli stilistici e spesso risulta fin troppo “semplice” per una band capace di tessere trame sonore ben più interessanti. Insomma sempre un buon rock, ma da una band capace di farmi dimenticare, anche se solo qualche secondo, Black Rebel, Velvet Underground e Jesus And Mary Chain, mi sarei aspettato un po’ di più. Ottima scoperta comunque, direttamente dall’Australia, senza salti ma in modo del tutto circolare e flower power.

Indie Top Ten, settimana posizione

#7 - Windy & Destiny - Words oOr Such A Riot ( Earsay )

La prima parola che mi viene in mente per descriverlo è “grazia”.
Il rock dei Velvet Underground e lo shoegazer rallentato e cupo degli Ursula Points fanno tappa in Israele a casa di un ragazzo e una ragazza. Un duo malinconico, pieno di stile e di fumo in mezzo alle corde della chitarra. Tutto circolare in un modo poetico, invernale, freddo e poi improvvisamente caldissimo. Una produzione che ci fa essere orgogliosi del lavoro che stiamo facendo per promuovere gente come loro.

Mp3:
Dear Grace
In Another Day

Indie Top Ten, settima posizione

#6 - The Shadow Line - Elvis Lives, Paul Is Dead And I’m Feeling Very Well [EP] ( autoprodotto )

Italianissimi, velocissimi, bravissimi. Una specie di notizia positiva che non mi aspettavo, proprio in un momento in cui la pioggia, lo studio e il cibo preparato male da me stavano prendendo il sopravvento sulla totalità delle mie capacità psicofisiche. Blur, Pulp, Supergrass, Kaiser Chiefs, Bloc Party, Razorlight…qua dentro ci trovate l’evoluzione della musica inglese dell’ultima decade compressa dentro soli 29 minuti di musica… . Ed è tutta robbbbbbbba italiana. Fantastico

“ELVIS LIVES, PAUL IS DEAD AND I’M FEELING VERY WELL [EP]” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
One Shit
Stab In The Back

Indie Top Ten, sesta posizione

#5 - Devendra Banhart - Smokey Rolls Down Thunder Canyon (XL)

Seconda “intrusione” dopo quella dei Black Rebel Motorcycle Club. Diciamo subito che forse questo è il disco meno omogeneo e “affascinante” di Devendra. Tante canzoni non troppo legate in modo omogeneo tra di loro. Un po’ di folk, un po’ di rock, un po’ di… . E’ una produzione che risente pesantemente di certe atmosfere anni settanta e ne rimane intrappolata senza via di uscita. Prima la musica di Banhart affascinava per semplicità e originalità adesso è un continuo rimando a qualcos’altro ma fortunatamente è un continuo rimando positivo che “prende spunto” per poi seguire la sua strada, il più delle volte. La voce e il blues “rubati” al Jim Morrison (quello più prossimo alla fine forse), il gospel-blues di “Saved”, il folk infinito e psichedelico di “Seahorse” che sfocia nell’acidità di un riff che ti inchioda dove sei, sono la cosa più bella di un disco comunque sempre sopra la media di tutti gli altri proposti dai componenti del folk movement mondiale.

“SMOKEY ROLLS DOWN THUNDER CANYON” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Seahorse

Indie Top Ten, quarta posizione

#4 - Page France - …And The Family Telephone (Suicide Squeeze)

La band del Maryland arriva al terzo disco presentando una versione della loro musica ancora più in chiave folk e a bassa fedeltà rispetto ai due precedenti album. Micheal Nau cambia l’impostazione delle canzoni, non più giri acustici e testi emo romantici che fanno piangere anche i sassi (vedi debut “Come!I’m a Lion”) o piccole sperimentazioni pop rock dove si incomincia a vedere il folk (vedi l’ottimo “Hello, Dear Wind”). I testi si incrociano a volte da una canzone all’altra e fanno la loro comparsa per la prima volta anche gli strumenti a fiato che colorano ancora di più un timbro musicale ormai riconoscibile e affascinante. Purtroppo la qualità del suono, delle registrazioni in generale, è leggermente peggiore rispetto agli episodi precedenti appena citati e sembra che un sottilissimo muro separi le orecchie dell’ascoltatore dalla voce raschiante e divenuta “per l’occasione” sgraziata in modo piacevole del cantante. Misteri della produzione e del missaggio. Comunque l’album è la naturale evoluzione sonora di una band affascinante che rappresenta per il sottoscritto una delle migliori scoperte in assoluto degli ultimi anni. Dentro a “…And The Family Telephone” ci sono le sonorità caratteristiche di Beatles, Vetiver, Devendra Banhart e del tizio che suona sempre sta roba sgangherata con la sua chitarra acustica sotto i tunnel della metropolitana.

“…AND THE FAMILY TELEPHONE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Hat And Rabbit

Indie Top Ten, terza posizione

#3 - Ringo Deathstarr - S/T (SVC)

Ok è andata come è andata il giorno che ho dovuto ascoltare il disco dei Ringo Deathstarr, tanto che avevo l’incubo che un oliva nera denocciolata gigante venisse a reclamare la sua piscina di sugo oliato, alla porta dell’ostello, ma….insomma….un gran bel disco signori. Tutto scritto, detto e filtrato attraverso le distorsioni e gli anni ottanta e il fumo di qualcosa che gira troppo forte da sembrare quasi immobile. Shoegazer a tinte piuttosto oscure e un’onda alternativa che ha fatto parlare molto i più accreditati siti musicali di musica indipendente. Il disco non è esattamente qualcosa da poter ascoltare durante tutte le ore del giorno, però è psichedelico quanto basta per catturare a dovere le orecchie e il cervello. Questa band è vista da parecchie persone come il futuro di un genere che spesso sembra essersi quasi addormentato del tutto invece è più vivo che mai.

“RINGO DEATHSTARR” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Sweet Girl

Indie Top Ten, seconda posizione

#2 - Black Rebel Motorcycle Club - Baby 81 ( Red Int / Red Ink )

Questi non c’entrano niente con la Myspace Generation ma mi sono concesso un paio di “intrusioni esterne” tanto per non fossilizzarsi troppo su band semi sconosciute. “Baby 81” segna il ritorno di Nick Jago alla batteria e il disco risulta un piacevole incorcio tra “Take Them On On Your Own” e “B.R.M.C.” (ma non risulta mai essere all’altezza di un debut praticamente perfetto per compattezza, uniformità di stile e belle canzoni). Il parere personale del sottoscritto è che i Black Rebel Motorcycle Club hanno troppo da offrire come band acustica, blues, folk, dannata e cupa per star dietro a un genere che vede ogni giorno nascere miliardi di “buoni imitatori”. Insomma perché abbandonare una strada che sembrava essere quella giusta, definitiva, intrapresa con “Howl” per un album che si, è sicuramente un’ottima produzione ma ricalca quanto già proposto in passato e che se riproposto ancora finirebbe per farli cadere in una sorta di dimenticatoio? “Howl” è ancora in heavy rotation nel mio stereo e una band che può permettersi una b-side come “Mercy” (una delle migliori cose che le mie orecchie abbiano mai ascoltato in assoluto provenire dal semplice binomio chitarra acustica+voce) ha ancora molto da offrire. La nota positiva dell’album è il modo di suonare la chitarra di Peter Hayes, uno stile che sta diventando riconoscibile e unico affiancato a testi mai banali. Questa è forse la band uscita dall’ondata garage americana del 2001 che ha reso di più fino ad oggi e che promette meglio per il futuro.

Indie Top Ten, seconda posizione

#1 - The Weather Underground - When I Was A Soldier [EP] ( autoprodotto )

Il debutto ufficiale di quella che è a mio parere la migliore scoperta pop rock per quanto riguarda la sezione Myspace di Indieforbunnies. Quanto di meglio potevamo aspettarci riguardo a belle e semplici canzoni rock, venate di blues con forti tinte britanniche, pur essendo il suolo di provenienza della band dipinto a stelle e strisce. Il sottoscritto non ha fatto mai mistero di puntare apertamente su questo gruppo sin dal primo momento che ci ha contattato tramite e-mail. I risultati si sono visti dopo un primo ep non ufficiale quando, appena dopo la fine dell’estate, la band è stata chiamata a ad affiancare sul palco una band del calibro dei Modest Mouse. Jeans attillati, energia punk contenuta e romantica (sembra un controsenso assurdo e invece è la cosa più bella) e un romanticismo attaccato alla realtà come pochi altri attualmente. “When I Was a Soldier” è un disco che non stanca mai e che entra in testa già dopo il primissimo ascolto. Garage (pop) rock e basta. In attesa del secondo ep ufficiale, da poco ultimato, The Weather Underground possono tranquillamente godersi il podio di questa classifica, pronti a bissare nel corso del nuovo anno altre lodi, a suon di voce disperata e chitarra elettrica che si mangia tutto.

“WHEN I WAS A SOLDIER [EP]” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
How Many Operations

Ci penso un attimo e non ce la fo. La tentazione di mettere DAVVERO dieci dischi a pioggia in una lista che calcoli il peso specifico del mio 2007 dura cinque minuti e poi si scontra coi dischi. Quest’anno sono tanti, come del resto ogni anno: parecchia musica che ti va di ascoltare in mezzo a una massa abnorme di dischi che invece preferisci sempre e solo non-ascoltare (e comunque ci provi, le dai chances… e rimani scottato ogni volta). Io sono io e per me uno dei valori chiave della musica rock è ancora il fatto di distinguersi da quella massa, di osare in un modo o nell’altro un approccio che vada oltre la convenienza del caso concreto -e soprattutto di spaccar tutto strada facendo.

Così ci ragiono mezzo minuto e decido che in barba a tutto e a tutti il disco più rappresentativo e più convincente e più interessante e più bello di quest’anno è Unsane – “Visqueen”. VAFFANCULO. New York fino al midollo, un monumento al noise americano degli anni ’90 e un grande disco di rock contemporaneo: compresso e pesantissimo, nessuno sconto a nessuno ed un pezzo come East Broadway che va subito nella lista dei classici Unsane tipo Vandal X o Out.

Ex-aequo ci finisce Shellac - “Excellent Italian Greyhound”, una bandiera del rock indipendente che piantata in tempi di stasi creativa e fraintendimenti della parola indie svetta ancor di più. Certo fa tristezza scoprire che i nomi più caldi dell’anno 2007 sono i nomi più caldi dell’anno 1994, ma che ci vuoi fare.
Se vogliamo farci del male, poi, subito dietro mettiamo Oxbow - “The Narcotic Story”: da sempre e per sempre la musica più grigia e metropolitana che si possa ascoltare, con Eugene Robinson che ogni volta riesce a inventarsi un modo credibile di essere post-punk senza copiare dal post-punk dell’epoca post-punk, un bel dito medio piantato con orgoglio in faccia a migliaia di dischi nati vecchi e sbagliati.

Quarto posto: Moha! - “Norwegianism”: l’attuale apice di una concezione dell’avant-rock minimale preciso e potentissimo, a firma N-Collective, che unisce il gelo dell’avant scandinavo à la Rune Grammofon (per la quale escono) con la sobrietà fracassona della scuderia Load che che hanno frequentato con Noxagt e Ultralyd (Moha! entra anche in rappresentanza del solito anno da ricordare per Rune Grammofon con i nuovi Supersilent ed Ultralyd).
Il mio disco italiano dell’anno è Altro - “Aspetto”, gruppo per il quale ormai occorre tirar fuori scale di valori inedite e che con l’ultimo disco firma probabilmente il suo lavoro di studio migliore.
L’ultimo disco strettamente rock della top ten è il doppio limitato Sunn O))) – “Oracle”: orgoglioso ritorno all’origine di un suono incorruttibile che gli ultimi lavori di Greg Anderson e Stephen O’Malley hanno cercato in ogni modo di corrompere. Peccato per la scarsa reperibilità, davvero.

Esco dal rock rimanendo sul drone con Rhys Chatham - “A Crimson Grail”, monumentale e bellissimo rendiconto dell’installazione a Montmartre del no-newyorkese: una pioggia di melodie di chitarre che salgono e spaccano.
Segue Sunburned Hand Of The Man - “Fire Escape”: freak-extravaganza smontata e rimontata pezzo per pezzo da Four Tet, probabilmente il più fresco autore di musica pop contemporanea. Stare bene in una festa piena di gente fritta vestita con maglie tinte con la varechina.
Dalla parte folk butto dalla torre a malincuore Vic Chesnutt e tengo su Mike Gira e lo spettacolare “We Are Him” di Angels Of Light.

Mi tengo un posto nel cuore per Uochi Toki ed Eterea ma mi tocca mandare sull’altare “8 Diagrams” del Wu-Tang Clan che è fresco d’uscita ma con il quale sballerò per un sacco di tempo. Ultima posizione The Ex & Getatchew Mekuria - “Moa Anbessa”. Disco da automobile, punk-jazz etnico con tutti i terzomondisti del mondo nella fotta e senza quell’allure da barbone fighetto tipo Gogol Bordello. Ricordando Mohammed “Jimmy” Mohammed che scompare nell’anno e il cui “Takkabel!” è comunque un discone. Rimane fuori qualcuno, così al volo cito !!! e Holy Fuck piuttosto che Van Helden, Lindstrom, MIA, oppure la prova di forza a cuore aperto dei redivivi Dino Jr o Bachi da Pietra, Zu/Takemura, Daft Punk “Alive”, Pissed Jeans o Clockcleaner o un paio di colpi di classe nell’ultimo Bjork o la sempiterna accoppiata Black Dice/Animal Collective o il già citato Vic Chesnutt, Mono e i loro fondi di magazzino, Battles e tutte le volte che salti ascoltando “Atlas”, Steve Reid & FourTet, Burial, Liars, Gowns, Nista Nije Nista, Ardecore, Fridge, Shannon Wright, Entombed, KTL e chissà quanti cazzo me ne sono scordati e vorrei citare solo per dire sì, ok non mi ha mandato nella fotta ma sempre meglio dell’ultimo dei Radiohead. Irrisolvibile.

TOP TEN 2007 by Kekko:
1. Unsane Visqueen ( Ipecac ) [ Mp3 : Only Pain ]
2. Shellac Excellent Italian Greyhound ( Touch & Go ) [ Mp3: Be Prepared ]

3. Oxbow - The Narcotic Story ( Hydrahead ) [ Mp3: Time, Gentlemen, Time ]
4. Moha!Norwegianism ( Rune Grammofon ) [ Mp3: Daily Three ]
5. Altro Aspetto ( La Tempesta ) [ Mp3: Quadro A ]
6.
Sun O)))Oracle ( Southern )
7. Rhys Chatham - A Crimson Grail ( Table Of The Elements ) [ Mp3: A Crimson Grail Part. 1 ]
8. Sunburned Hand Of The Man - Fire Escape ( Ecstatic Peace ) [ Mp3: The Parakeet Beat ]
9. Wu-Tang Clan - 8 Diagrams ( Mototown / Universal ) [ Mp3: Stick Me For My Riches ]
10. Getatchew Mekuria & The Ex & Guests - Moa Anbessa ( Terp ) [ Mp3: Eywat Setenafegagn ]

Indie Top Ten, decima posizione

#10 - AA. VV. - Peanut Butter Wolf presents B-Ball Zombie War (Stone Throw)

Come ultima carta mi gioco questa compilation della Stones Throw selezionata dal suo boss Peanut Butter Wolf. In realtà ci poteva stare un qualsiasi album licenziato dall’etichetta, dacché il suono della Stones Throw è ormai IL marchio di fabbrica della migliore black contemporanea, che affonda le radici nel funk, nel jazz e nel soul dei Seventies. Ogni uscita un gioiello, ogni ascolto un tuffo nella old school con tutti e due i piedi ben saldi nel presente. La label dell’anno, senza ombra di dubbio!

Mp3:
J-Dilla feat. MF Doom & Guilty Simpson - Mash’s Revenge (Clean)

Indie Top Ten, nona posizione

#9 - Ex-Otago - Tanti Saluti (Riotmaker)

Dopo averli magnificati in sede di recensione, non posso che piazzarli anche qui. “Tanti Saluti” è il disco più divertente, solare, scazzato e popular dell’anno, in cui si ride ( “Robilante”, “Luisa”, “Cooking Ovation” ) e si piange ( “Sasha”, “Waiting For The Stairs” ). Inoltre al loro concerto, tra un ballo e l’altro, mi han fatto piegatre in due dalle risate. Grandi!

“TANTI SALUTI” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Amato The Greengrocer

Indie Top Ten, ottava posizione

#8 - …Of Montreal - Hissing Fauna: Are You the Destroyer? (Polyvinyl)

Grande lavoro quello della band di Kevin Barnes, un adrenalinico patchwork pop che raggiunge i suoi vertici nelle esibizioni live teatrali e divertite. “Chemicals” resterà uno dei pezzi pop che ricorderò di più in questo 2007.

“HISSING FAUNA: ARE YOU THE DESTROYER?” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Heimdalsgate Like A Promethean Curse

Indie Top Ten, settimana posizione

#7 - The Field - From Here We Go To Sublime (Kompakt)

Mi inchino virtualmente all’amico Joses che mi ha fatto conoscere questa meravigliosa uscita della Kompakt. La techno di “From Here We Go To Sublime” ha ben poco dell’elettronica attuale, perché vive di emozioni e sentimenti glaciali ed insieme caldissimi, figlie di un progetto realizzato in sordina, con un massiccio uso di loop, che meriterebbe molto più di quello che ha raccolto fin’ora.

“FROM HERE WE GO TO SUBLIME” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Sun & Ice

Indie Top Ten, settima posizione

#6 - Patrick Wolf - The Magic Position (Loog)

Camaleontico efebo devoto al culto di David Bowie e maestro del pop-rock più ambizioso, malinconico e toccante, Mister Wolf mi ha deliziato nei primi mesi dell’anno con “The Magic Position”, eclettica raccolta di perle tra cui spiccano, inarrivabili, le magie drammatiche di “Augustine” e “Magpie”.

“THE MAGIC POSITION” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
The Stars

Indie Top Ten, sesta posizione

#5 - Editors - An End Has A Start (Kitchenware)

“An End Has A Start” lancia gli Editors nell’olimpo dell’indie-rock mondiale: melodie da stadio stile Coldplay e chitarre luminose che riverberano i fasti dei primissimi U2 e dei Chameleons. In più, Tom Smith possiede il carisma giusto per divenire una nuova icona del pop britannico e non. Se non si perderanno per strada, rischiano di fare le scarpe alla band di Chris Martin…

“AN END HAS A START” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, settima posizione

#4 - Beirut - The Flying Club Cup (Ba Da Bing)

Il primo album di Zach Condon non mi aveva particolarmente entusiasmato, troppo “balcanico” e folky, un genere che non sempre digerisco facilmente. Discorso diverso per le atmosfere parigine di “The Flying Club Cup”, che si volgono ariosamente verso certe melodie pop tierseniane costruite comunque sull’impianto orchestrale folk tipico di Beirut.

“DTHE FLYING CLUB CUP” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
A Sunday Smile

Indie Top Ten, terza posizione

#3 - Arcade Fire - Neon Bible (Merge)

Due album stellari confermano gli Arcade Fire come la migliore rock band in circolazione, su disco e dal vivo. Dopo l’incredibile esordio, i canadesi si riconfermano con un album semplicemente perfetto, in costante equilibrio tra pathos drammatico ed esplosioni rock.

“NEON BIBLE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Black Mirror

Indie Top Ten, seconda posizione

#2 - Burial - Untrue (Hyperdub)

Manipolando la multiforme ed inespressa potenza dell’ Hypersoul, Burial porta il Dubstep allo stato dell’arte per scrivere un trattato sonoro di sconvolgente bellezza sulla condizione umana degli anni 2000. Capolavoro.

“UNTRUE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Archangel

Indie Top Ten, prima posizione

#1 - Jens Lekman - Night Falls Over Kortedala (Secretly Canadian)

Se avessi dovuto dare un giudizio da vero “critico”, avrei forse dovuto mettere Lekman dietro Burial e forse pure Arcade Fire, ma il sottoscritto è cresciuto a pane e pop e “Night Falls Over Kortedala” è l’apoteosi di tutta la migliore tradizione del genere, da Bacharach alle love songs dei Fifties, dai Belle & Sebastian al pop svedese di ultima generazione. I testi poi sono da lacrime. Di gioia. Applausi scroscianti per il menestrello innamorato Jens!

“NIGHT FALLS OVER KORTEDALA” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Opposite Of Hallelujah
Friday Night At The Drive-In Bingo

Considerazioni sparse su questo 2007

Dalla Top Ten restano fuori almeno tre dischi che ritengo validi quanto quelli inseriti. Per cui a vostra scelta togliete qualcosa dalla classifica e posizionateli dove vi pare. Gli outsiders sono: Uusitalo “Karhunainen” ( techno spettacolare suonata da Sasu Ripatti aka Luomo aka Vladislav Delay ), Port Royal “Afraid To Dance” ( per sapere come li giudico andatevi a leggere la mia recensione su Ifb ), Hanne Hukkerlberg “Rykestrasse 68″ ( una Bjork innamorata del jazz che a differenza dell’islandese non se la tira per niente e suona e canta come una dea ).

Cinque live che non dimenticherò: l’entusiasmo lisergico dei Flaming Lips e la perfezione degli Arcade Fire al Summercase di Barcellona; il sudore e la professionale arte devastatoria dei White Stripes al Tendastrisce di Roma, l’ultimo disco di Ellen Allien al Festival Dissonanze di Roma e il bleeps psicotici di James Holden al Razzmatazz di Barcellona.

Quest’anno non sono usciti molti libri che mi hanno particolarmente colpito, così ho letto molte cose vecchie oppure saggi di vario genere che qui non ha senso citare. Tra le uscite del 2007 ci metto però sicuramente “L’allegra compagnia del sogno” di J.G.Ballard e “Post Punk” di Simon Reynolds.

Per il cinema non ci metto “Paranoid Park” di Gus Van Sant solo perché l’averlo appena visto potrebbe essere fuorviante. Restano invece diverse pellicole uscite nella prima parte della stagione: il delizioso “Cuori” di Alan Resnais, “Le Vite Degli Altri” di Florian Henckel, “L’Arte Del Sogno” di Gondry, “Le Luci della Sera” di Kaurismaki e il controverso ( per la critica, non per me ) “Inland Empire” di Lynch.

Buon anno a tutti!

Indie Top Ten, decima posizione

#10 - The Wombats - Guide To Love Loss & Desperation (14th Floor)

Un po’ deludenti dal vivo, i The Wombats sono, in quest’esordio, una ventata di freschezza, sorrisi e buonumore.
Impossibile resistere ai ritornelli e non tenere il tempo col piede.

“GUIDE TO LOVE, LOSS & DESPERATION” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Kill The Director

Indie Top Ten, nona posizione

#9 - Le Man Avec Les Lunettes - ? (Zahr)

E’ il disco che se sapessi suonare un po’ di strumenti vorrei aver fatto io nella mia cameretta.
Delicato, spontaneo, sincero. E pieno di amore per la musica.

“?” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Tennis System &
Its Star

Indie Top Ten, ottava posizione

#8 - Feist - The Reminder (Interscope)

il Pop, con la p maiuscola.
“1 2 3 4″ è la canzone che in un mondo perfetto la radio dovrebbe passare a ripetizione e tutti dovrebbero canticchiare.

“THE REMINDER” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, settimana posizione

#7 - Seabear - The Ghost That Carried Us Away (Morr)

La prima parola che mi viene in mente per descriverlo è “grazia”.
La grazia di un sole che illumina da lontano un cielo limpido e sereno di una giornata di inverno.

“GHOST THAT CARRIED US AWAY” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Cat Piano

Indie Top Ten, settima posizione

#6 - Beirut - The Flying Club Cup (Ba Da Bing)

Tanto talento e un disco che non c’è posto migliore per ascoltare che le strade di Parigi.

“DTHE FLYING CLUB CUP” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
A Sunday Smile

Indie Top Ten, sesta posizione

#5 - Shout Out Louds - Our Ill Wills (Merge)

In quest’album c’è una canzone per ogni stato d’animo: da “Normandie”, per i giorni felici, a “Suite Yourself”, compendio di malinconia. Poi c’è “Impossible”, che va bene in qualunque modo tu ti possa sentire.

“OUR ILL WILLS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Tonight I Have To Leave It

Indie Top Ten, quarta posizione

#4 - Arcade Fire - Neon Bible (Merge)

Una cattedrale oscura e misteriosa di una band unica nel panorama attuale.
Una costruzione sonora di pura bellezza, passione ed emozioni.

“NEON BIBLE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Black Mirror

Indie Top Ten, terza posizione

#3 - …A Toys Orchestra - Technicolor Dreams (Urtovox)

Disco eccezionale!!!
Canzoni una più bella dell’altra e produzione perfetta.
Era da tanto che non si sentiva un disco italiano di questo livello.

“TECHNICOLOR DREAMS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Cornice Dance

Indie Top Ten, seconda posizione

#2 - Radiohead - In Rainbows (autoprodotto)

Del 2007 ci porteremo musicalmente dietro soprattutto questo.
Ancora una volta, nessuno fotografa il presente meglio di Thom Yorke e soci. Almeno per le prime cinque canzoni “In Rainbows” tocca la perfezione.

“IN RAINBOWS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Bodysnatchers

Indie Top Ten, seconda posizione

#1 - Okkervil River - The Stage Names (Jagjaguwar)

Un disco passionale e intenso. Con la voce di Will Sheff che tocca il cuore.
Non so se di quest’album tra qualche anno si ricorderà qualcuno, quello che so per certo è che ogni volta che lo ascolto sento che questo è il disco del mio 2007.

“THE STAGE NAMES” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Our Life is Not A Movie or Maybe

Indie Top Ten, decima posizione

#10 - Rosie Thomas - These Friends Of Mine (Nettwerk)

Per la leggiadria e la fragilità di una voce che canta in un mondo fatto di vetro e di legno.
Folk e intimità. Alberi in fiore e profumo di fresco nell’aria.
Prendetela vostra tazza di tè e sedetevi attorno al camino, Rosie ha qualcosa da raccontarci.

“THESE FRIENDS OF MINE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Much Further To Go

Indie Top Ten, nona posizione

#9 - The Warlocks - Heavy Deavy Skull Lover (Tee Pee)

E’ semplicemente lenta rassegnazione all’oscurità, suggestivo suono che riecheggia nella tua notte più buia, dove sei sveglio e non distingui le luci che si accavallano fuori.
Magma sonoro livido e ustionante. Shoegaze e psichedelica mescolate in unica e urticante soluzione.
Per ogni fuoco che brucia davanti ai vostri occhi.

Mp3:
Moving Mountains

Indie Top Ten, ottava posizione

#8 - Son Volt - The Search (Legacy)

Quello che mi resta dei Wilco ormai è poco. Li ho persi, non mi emozionano più su disco. Mi resta l’altra metà degli Uncle Tutelo: Jay Farrar e i suoi Son Volt.
E quelle strade che corrono veloci, tra polvere e fango. E pub della sconfinata provincia americana.
Tanta sostanza in questi solchi, ancora una conferma.

“THE SEARCH” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, settima posizione

#7 - Giardini Di Mirò - Dividing Opinions (Homesleep)

Un disco che risulta oscuro senza essere opprimente. Al contrario disegna ampi spazi, a perdita d’occhio e ad altezze vertiginose. Qualcosa che contenga la parola “post”, ma a noi non interessa quello che avviene dopo.
Il presente è qui, dietro questi muri di chitarre e questi paesaggi notturni ricchi di piccole luci fiammeggianti.

“DIVIDING OPINIONS” review on INDIE FOR BUNNIES

“GIARDINI DI MIRO’ VIDEO INTERVIEW” on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Broken By

Indie Top Ten, sesta posizione

#6 - The Stars - In Our Bedroom After The War (Arts & Crafts)

Una certezza in ambito indiepop. Lasciate da parte i campanellini e gli handclaps.
La sostanza è tanta, l’eleganza pure.
“La notte inizia qui. Dimentica il tuo nome. Dimentica la tua paura”.

“IN OUR BEDROOM AFTER THE WAR” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Take Me To The Riot

Indie Top Ten, quinta posizione

#5 - Radiohead - In Rainbows (autoprodotto)

Fiumi di parole per l’operazione innovativa, per il concetto che sta dietro la prima distribuzione di questo disco. Qui quello che conta è la qualità del nuovo album di Yorke e soci: alta,molto.
Bentornati.

“IN RAINBOWS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Bodysnatchers

Indie Top Ten, quarta posizione

#4 - Band Of Horses - Cease To Begin (Sub Pop)

C’è un fantasma a casa mia….un fantasma a casa mia…saprò dormire ancora bene? Saprò ricoprire i miei giorni di pensieri dolci? Forse dovrei proprio tornare in quella vecchia casa di campagna dove tutto risuonava splendidamente. Dove il sonno aveva consistenza morbida e piacevole.
Forse c’è un fantasma a casa mia…

“CEASE TO BEGIN” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Ode To LRC

Indie Top Ten, terza posizione

#3 - Low - Drums And Guns (Sub Pop)

Disco che fluttua nell’aria. Non per inconsistenza, ma per una lentezza elegante e ancestrale. Residui di elettronica dipinti sullo sfondo, strumenti pizzicati con parsimonia e visioni psichedeliche che non turbano il nostro sonno.
Inafferrabile e rassicurante slowcore.

“DRUMS AND GUNS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Breaker

Indie Top Ten, seconda posizione

#2 - Okkervil River - The Stage Names (Jagjaguwar)

Questo non è come il secondo posto, è praticamente un arrivo alla pari con quel tipo svedese che tanto ci fa divertire. Qui spazio ad una voce sanguigna che accenna passi di buona letteratura. E al fango, al rock e a quel fuoco acceso sulla collina.
Will Sheff mi ha fatto secco un’altra volta.

“THE STAGE NAMES” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Our Life is Not A Movie or Maybe

Indie Top Ten, prima posizione

#1 - Jens Lekman - Night Falls Over Kortedala (Secretly Canadian)

Perfezione pop ed eleganza da crooner. Orchestrazioni, zucchero filato, sorrisi, giostre che luccicano alla luce del sole. Per ogni momento che vorrete ricordare con leggerezza senza piangervi addosso.
Per la melodia e tutto ciò che le gira attorno. E per la ragazza vestita d’autunno.
Disco dell’anno.

“NIGHT FALLS OVER KORTEDALA” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Opposite Of Hallelujah
Friday Night At The Drive-In Bingo

2 Votes | Average: 2.5 out of 52 Votes | Average: 2.5 out of 52 Votes | Average: 2.5 out of 52 Votes | Average: 2.5 out of 52 Votes | Average: 2.5 out of 5 (2 votes, average: 2.5 out of 5)
Loading ... Loading …

30 anni di onorata e frammentata carriera, un cofanetto di b-sides e hits del passato a celebrarli, e un disco di inediti, come a dire, se qualcuno avesse dubbi, i Tuxedomoon ci sono ancora e sul serio.
“Vapour Trails” è qui per dimostrarlo, seppur con l’iniziale sospetto che sia soltanto uno stanco e polveroso tentativo di sentirsi ancora nel giro della musica che conta, non come special guest da nostalgici e stucchevoli talk show televisivi della domenica pomeriggio, ma come consapevoli protagonisti, consapevoli di sè, di quello che si è stati, e di quello che probabilmente ancora si sarà.
É il frutto dei numerosi progetti paralleli e solisti, che negli ultimi anni hanno sormontato l’attività della band, peraltro segnata da una singolare “diaspora”, che ha visto ogni componente dividersi tra Messico, Stati Uniti, Belgio e Grecia, ideale terra di riconciliazione, non solo perchè è in Grecia che il disco è stato registrato.

“Big Olive”, cantata parzialmente in greco, descrive una solare domenica mattina ad Atene, segno tangibile ed evidente che qualche musa ispiratrice o qualche non troppo immaginaria cerimonia ad alto tasso alcolico, è venuta a picchiettare convinta alla spalla di Steven Brown e Blaine Reininger.
Così è anche per “Muchos Colores”: più esotica, ma non meno mediterranea, non sarà certo un brano memorabile nella discografia dei Tuxedomoon, ma è di sicuro un più piacevole e più interessante episodio della successiva “Still Mall Voice”, convenzionale pezzo di stampo Bowiano, a riprova dell’evidente impossibilità di uscire indenni dalla freddezza dell’era berlinese.

I lati migliori del disco sono certamente i tentativi avanguardistici: “Kubrik”, con i suoi sax e i suoi effetti elettronici che si dissolvono in un estremista ambient da camera che rivaluta e rivede la colonna sonora di 2001 Odissea Nello Spazio, ma soprattutto “Epso Meth Lama”, impressionante mantra techno jazz (se mai può esistere qualcosa del genere), nove minuti di pianoforte impazzito, effetti elettronici, ritmica martellante e un misterioso ed inquietante mantra ripetuto in un coinvolgente crescendo sonoro.
Insieme a “Dark Temple”, meno riuscita ma cupamente sperimentale, lasciano intendere una certa voglia di sperimentare con un’elettronica più o meno minimale, che farà storcere nasi e quant’altro a certi fans di vecchia data (si consoleranno giustamente con l’ottima chiusura “Wading Into Love”), ma che certamente impreziosisce ed ispira ulteriormente una proposta musicale dotata nel bene e nel male, di uno spirito evocativo come poche altre.

Cover Album
Band Site
MySpace
Vapour Trails [ Cramboy - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Can, Cabaret Voltaire, David Bowie, Pere Ubu
Rating:
1. Muchos Colores
2. Still Small Voice
3. Kubrick
4. Big Olive
5. Dark Temple
6. Dizzy
7. Epso Meth Lama
8. Wading Into Love
4 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 5 (4 votes, average: 3.75 out of 5)
Loading ... Loading …

Un pezzo di far west tra i ghiacci scandinavi: stivali con tanto di speroni, un cappello da cowboy e l’insegna del più stereotipato dei saloon (con la tipica porta da saloon e le tipiche imprecazioni da saloon). Immagini evocate dall’ultimo disco dei Mando Diao, “Never Seen The Light Of Day”, che segna una decisa virata della band svedese verso certe atmosfere country d’oltreoceano. Non che già negli album precedenti non si scorgessero qua e là certi ammiccamenti a determinate sonorità, ma il nuovo disco, complice anche un lungo tour attraverso gli States, si sviluppa interamente all’ombra del folk del nuovo continente.

Osannati in Germania, Spagna e Giappone, semisconosciuti in Italia, i cinque svedesi sfornano a sorpresa un disco che arriva ad appena un anno di distanza dal precedente “Ode To Ochrasy”: nessuna pausa post-tournè, campagna promozionale ridotta al minimo, soltanto uno striminzito annuncio e le undici tracce ascoltabili in streaming sul myspace del gruppo pochi giorni prima della data di uscita nei negozi. Solo tredici mesi di distanza, ma “Never Seen The Light Of Day” è in molti frangenti l’antitesi di “Ode To Ochrasy”: entrambi attingono alla stessa fonte, un rock ‘n’ roll dall’alto potenziale melodico, marchio di fabbrica del gruppo, ma se i pezzi decisamente garage oriented del precedente lavoro avevano esaltato al massimo il lato più aggressivo e rumoroso della band, i nuovi brani mettono invece a nudo l’anima più acustica dei Mando Diao. I distorsori restano a casa per fare spazio al country a stelle e strisce, ma anche al rock dei Sixties e ad una inedita vena psichedelica (il closing-act “Dalarna” su tutte); il tutto completato da testi più intimisti che svelano una nuova faccia della band.

Qualche pezzo, complice la rapidità della produzione, suona un po’ troppo b-side; ma “Never Seen The Light Of Day” potrebbe essere il disco che metterà a tacere chi di volta in volta voleva i Mando Diao cloni meglio vestiti di Oasis o Libertines o chicchessia.
E’ una svolta, questa, che per molti aspetti mi ha fatto ricordare quella dei Black Rebel Motorcycle Club di “Howl”, e che non mancherà di dividere i fan in due schieramenti opposti. Sufficienza piena al lavoro della band, e mezza stellina per il coraggio, in attesa di ascoltare gli sviluppi futuri.

Cover Album
Band Site
MySpace
Never Seen The Light Of Day [ EMI - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Neil Young, Blanche, Black Rebel Motorcycle Club, Pete Doherty
Rating:
1. If I Don’t Live Today,
Then I Might Be Here
Tomorrow
2. Never Seen the Light
of Day

3. Gold
4. I Don’t Care What
the People Say
5. Mexican Hardcore
6. Macadam Cowboy
7. Train on Fire
8. Not a Perfect Day
9. Misty Mountains
10. One Blood
11. Dalarna
11 Votes | Average: 3.82 out of 511 Votes | Average: 3.82 out of 511 Votes | Average: 3.82 out of 511 Votes | Average: 3.82 out of 511 Votes | Average: 3.82 out of 5 (11 votes, average: 3.82 out of 5)
Loading ... Loading …

Ogni magazine che si rispetti ha un angolo della posta. Essendo noi un giornale degno del massimo rispetto, inauguriamo questa settimana il nostro Dillo al Coniglio. Ecco la prima lettera a cui daremo spazio.

Gentile Indieforbunnies,
sono Lele, ho quasi trent’anni, ho una ragazza (anzi ne approfitto per salutarla: Barbara ti amo, sei tutta la mia vita!), lavoro in pizzeria, o meglio faccio le consegne a domicilio, il giovedì gioco a calcetto con gli amici del condominio e la domenica vado al nuovo mega-centrocommerciale che si è aperto in periferia per comprare qualche disco e per farmi un giro tra gli stand di degustazione enogastronomica. A volte gioco anche al Bingo. Insomma conduco una vita tutto sommato normale. Con Barbara è sempre andato tutto liscio, mai una discussione o un litigio. Fino all’altro ieri. Poi esce il nuovo disco dei Subsonica: lei dice che è bellissimo, che Samuel la fa emozionare e che Boosta quando si muove e si arrampica sulla sua tastiera la eccita come poche cose al mondo. Io dico invece che l’ultimo disco è una schifezza, che si sono venduti al mercato e che i bei tempi degli esordi non torneranno più.
Secondo voi, la mia è solo gelosia, i Subsonica hanno fatto davvero un brutto ciddì o sono troppo ‘indie’ per poter accettare un disco che va in classifica?
Inoltre voglio farvi sapere che per me siete il miglior sito di musica dell’intero web. Siete sempre attenti e le recensioni sono fantastiche.
Vi ringrazio da ora e vi continuerò a seguire con affetto.
Saluti,
Lele

Caro Lele,
ti ringrazio innanzitutto dei complimenti, che provvederò ad estendere a tutta la redazione.
Il problema che mi poni non è di facile soluzione.
Partiamo dal disco, che è sicuramente una delle cose migliori realizzate dai Subsonica negli ultimi anni. Bassi spessi e ruvidi, chitarre grosse e taglienti preparano il tappeto per le passeggiate di Samuel e per le basi da club d’oltremanica di Boosta. La passione di questi torinesi sonici per il dancefloor in stile Chemical Brothers viene fuori tutta in quest’ultimo album, nato e pensato per dimenarsi in pista ma anche, e qui il marchio di fabbrica esce allo scoperto, per fischiettare in macchina mentre ti dirigi verso il tuo amato centro commerciale. E ti dirò che una leggera inquietudine di fondo dona alle canzoni quello spessore altrimenti distante da questo tipo di produzioni.

Sicuramente non c’è più la freschezza degli esordi, la voglia di giocare, di guardare disincantati le cose che passano davanti ad occhi poco più che ventenni. E credo che sia anche un bene cercare di affinarsi su nuovi territori sonori con tutto il peso del passato e tutta la leggerezza dell’assenza di gravità dopo un salto che proietta nel futuro.
Ma nota il lato positivo della faccenda. Litighi con la tua ragazza (e comunque non posso credere che tu non l’abbia mai fatto), il che dà un po’ di verve alla tua vita alquanto monotona mi pare di capire; poi, scusa, di che ti lamenti, mica è così facile trovare qualcuno che sia così fedele nello spirito, tanto da amare lo stesso gruppo dopo dieci anni di attività? Magari lo è anche con te. Fedele, dico. A volte i rapporti umani si reggono su piccoli indizi, per cui su con la vita.

Quindi per la gelosia non ti preoccupare assolutamente.
Anzi, portala al concerto dei Subsonica, mettiti le ‘All Star’ e una bella magliettina a righe (e con aria scocciata fai finta di disapprovare il mainstream in generale, peggio ancora se italiano), falla sognare mentre guarda i suoi idoli sul palco e sulla strada del ritorno fermati al primo Autogrill in tangenziale, fai partire l’ultima traccia dell’album (“Stagno”), afferrale il viso incendiato dalla luce bianca del distributore di benzina, guardala fisso negli occhi e dille quanto, ma proprio quanto la ami.
Auguri.

Cover Album
Band Site
MySpace
L’Eclissi [ EMI - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: Bluvertigo, The Rapture, Motel Connection, Chemical Brothers
Rating:
1. Veleno
2. Ali Scure
3. La Glaciazione
4. L’ultima Risposta
5. Il Centro Della Fiamma
6. Nei Nostri Luoghi
7. Quattrodieci
8. Piombo
9. Alta Voracità
10. Alibi
11. Canenero
12. Stagno
13. L’Eclissi
14. Corpo Celeste
2 Votes | Average: 2 out of 52 Votes | Average: 2 out of 52 Votes | Average: 2 out of 52 Votes | Average: 2 out of 52 Votes | Average: 2 out of 5 (2 votes, average: 2 out of 5)
Loading ... Loading …

Da qualche parte avevo letto che quando si trova una ragazza bisognerebbe avere sempre un amico pronto a farci notare quando cadiamo nei comportamenti patetici tipici degli innamorati. Ecco, se io potessi scegliere, per questo compito vorrei Eddie Argos degli Art Brut. Uno che apre il suo secondo disco con un pezzo dove si chiede se sia poi così sbagliato interrompere un bacio per alzare il volume di una pop song. Uno che con quell’aspetto da Elio e le storie tese dell’indie rock sa sempre stupirti con la frase ironica che ti strappa un sorriso e intanto dà lezioni di stile e di understatement in una dozzina di parole.

E’ facile chiedersi per quante canzoni di questo disco valga la pena interrompere un bacio. La risposta non è delle più confortanti per gli Art Brut: potrebbe essere positiva in quegli episodi dove riescono a unire il gusto melodico dei riff con l’andatura scazzata eppure musicale della voce, sempre sul filo del rasoio tra cantato e parlato. Come nella opening track “Pump Up the Volume”, nell’inno cinico-romantico “People in Love”, nell’attacco powerpop di “Post Soothing Out”. Questo connubio non sca