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“TOP TEN ALBUM 2007″ by Rivo ( IndieBar )

4 gennaio 2008

Indie Top Ten, quarta posizione

#10 – InterpolOur Love To Admire (Capitol)

La band neworkese firma per una major e tutti erano pronti a dargli addosso perché si sono venduti l’anima alla logica di mercato. Il discorso non sta molto in piedi a mio avviso. Specie se il sound minimal delle precedenti pubblicazioni era tutto sommato giunto al capolinea. Questo disco suona più profondo e curato e dona una seconda giovinezza alla band più cool della grande mela.
I nostri trasmettono quella sana malinconia metropolitana. Il tutto con una certa supponenza, quella di chi sa già che non sbaglierà, qualsiasi cosa farà.
E noi, come è noto, amiamo abboccare.
Presuntuoso.

“OUR LOVE TO ADMIRE” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, nona posizione

#9 – The White StripesIcky Thump (Warner Bros)

Il titolo è una storpiatura di un detto scozzese. Per i cultori delle righe bianche lo stesso disco è una storpiatura.
Eppure non ricordo pubblicazioni che tanto abbiano diviso la critica come questo: o piace o fa schifo.
A me piace, specialmente nel modo in cui mi ha sorpreso mentre mi aspettavo la prossima “pooo-po-po-po-po-po-pooooo”.
Che siano fratelli, marito e moglie, cugini ormai poco importa. Meg e Jack ed il loro minimalismo sono diventati un episodio fondamentale nella musica di tutti i giorni, e meritano di venire con noi nel dispositivo portatile di riproduzione musicale.
A metà tra le cornamuse ed i mariachi, gli Stripes fanno ancora centro. Salutando con la manina le miriadi di detrattori pronti ad descriverne il declino.
Ombreggiabile.

“ICKY THUMP” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, sesta posizione

#8 – Francis BlackBluefinger (Cooking Vinyl)

Quante volte ancora cambierà nome non è dato a sapersi. Quante emozioni ancora ci regalerà nemmeno, però diciamo che per i nostalgici come me è una bella certezza.
Non gli è ancora passata la rabbia di “Doolittle” e nemmeno la malinconia di “Honeycomb”. E tanto meno la voglia di stupire. Per lui ormai non si tratta di maturità ma nemmeno di demenza senile. Il tutto è a dir poco geniale.
Con alcune guest di tutto rispetto (Lou Reed, Kim Gordon) questo disco merita la classificazione tra le cose migliori del 2007.
Caro BF o FB, you are the Czar!
Sovraneggiante.

“BLUEFINGER” review on INDIE FOR BUNNIES

#7 – Einstruerzende NeubautenAlles Wieder Offen (POTOMAK)

La matura band Avant-garde presenta la sua fragilità ed intimità sotto una nuova luce. Blixa Bargeld, Alexander Hacke, N.U. Unruh, Rudolf Moser e Jochen Arbeit hanno sconfitto la famigerata Maurkrankheit, la malattia del muro di Berlino, abbandonado visioni apocalittiche verso una visione più contemporanea e terrena della vita.
Si tratta della 22 pubblicazione della band di musica industrial berlinese, sulla propria etichetta discografica di nome Potomak.
L’album si riaggancia alle costruzioni sonore di Ende Neu (scusate il gioco di parole con il nome della band che letteralmente significa Nuove costruzioni che implodono). I brani hanno una loro fisionomia più marcata, pur con un contenuto rumoristico all’altezza della loro fama.
La canzone che da il titolo all’album continene un motivo che già si è sentito in quasi tutti i dischi degli Einstuerzende, come dire che tutto è ancora aperto, tutto è ancora possibile. E come dire soprattutto che ogni brano può trovare una nuova vita.
Rumoreggiabile.

Indie Top Ten, seconda posizione

#6 – BurialUntrue (Hyperdub)

Si tratta di un produttore anonimo di musica dubstep basato a Londra, che sta traghettando il trip hop dei Massive Attack verso il prossimo decennio. Il suono riempie tutti gli spazi con dei bassi che creano una texture sonora che gonfierà i vostri woofer all’inverosimile.
Pur essendo futuribile ha un gusto polveroso, anticato. Sa di vecchio. L’album ci riporta indentro agli anni 80 quando a Lazise sul Lago di Garda c’era una discoteca che si chiamava Cosmic, riproponeva Mike Oldfield ed i simple minds in stile afro, a colpi di equalizzatore davvero improbabili.
La musica di Burial pulsa come un battito cardiaco di una moderna Teardrop coinvolge e sorprende.
Per tutti quelli che apprezzavano il Bristol Sound, Roni Size ed i suoi Breakbeat Era, Brian Eno questo disco è il MUST HAVE del 2007.
Possedibile.

“UNTRUE” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, quinta posizione

#5 – ShellacExcellent Italian Greyhound (Touch & Go)

Avete mai mangiato la pastiera napoletana destrutturata? Quella torta tipica campana che viene sminuzzata e ricomposta con il gelato alla vaniglia??
Ecco, questo è quello che si prova sotto al palato ascoltando l’ultima fatica di Steve Albini. Il gusto è sempre lo stesso, quelle delle rock song scarne e glabre come solo lui sa fare, la cui struttura viene demolita e ricomposta sotto un’altra forma.
Batteria e chitarra vanno su dei binari paralleli che, magicamente, si incontrano di tanto in tanto ma, ahinoi, non si salutano…
Scomposto.

Indie Top Ten, settima posizione

#4 – Dinosaur JRBeyond ( Fat Possum )

Quella voce sbiascicata di J Macis era il pugno allo stomaco che mancava alla musica contemporanea. La sua chitarra altrettanto stridula non la ricordavamo più.
Sarebbe il disco dell’anno, se si trattasse del 1995.
Un disco sbagliato nel senso cronologico del termine: è uscito proprio 12 anni dopo!
Ma attenzione, ciò non deve essere visto nella sua accezione negativa. Non si tratta di revival o stronzate del genere. Il disco è vero e genuino.
A me J Macis piace immaginarlo mentre si trova a Vail, Colorado, a sciare come un pazzo con i suoi K2 extreme carver, intento ad intagliare le montagne, canticchiando con la sua voce stridula: “Now What Else Is New?”.
Già, cos’altro?
Rinnovabile.

“BEYOND” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, terza posizione

#3 – Apparat – Walls (Shitkatapult)

Dall’E-Werk all’Europa, dal Tresor al resto del mondo ed infine dal Bunker alla nostra tavola.
Quanta strada ha fatto questo compositore berlinese!
E’ il disco più piacevole dell’anno. Ogni traccia è talmente intrisa di suoni che ci ritroviamo a sognare la porta di Brandemburgo anche in Corso Buenos Aires o sulla Cristoforo Colombo.
Un numero abnorme di strumenti ed “orchestrazioni” ci avvolge e stritola prima che ce se ne possa rendere conto. La stessa voce, presente in alcuni brani, è trattata alla stregua di uno strumento qualsiasi e quindi inserita in un’armonia impossibile da attaccare.
Incantevole.

APPARAT on air on IndieBar

Indie Top Ten, nona posizione

#2 – EnonGrass Geysers…Carbon Clouds (Touch & Go)

Ancora un trio, ancora una vocalist orientale, ancora New York pur se con base Philadelphia. Scoperti dopo una lunga militanza, il terzetto da il meglio di se nella sua fase della maturità. Scarno, rumoroso ma non senza qualche tocco di raffinatezza, convince ad ogni giro di boa del lettore. La grande mela ha prodotto indubbiamente delle grandi cose in questo opulento 2007.
Inimmaginabile

“GRASS GEYSERS…CARBON CLOUDS” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, settima posizione

#1 – Blonde Redhead23 ( 4ad )

Two Three (si dice così) è un disco sognante, stralunato ed incantevole.
E’ come bere un bicchiere di troppo (solo uno); si prova quell’ebbrezza positiva che ti porta allegramente alla fine della serata con un buon gusto in bocca. A tratti shoegazer, a volte “frenato a Torino” (Turin Brakes) un disco indimenticabile. Il mix italo-giapponese basato a New York regala ancora emozioni.
Sognabile

“23″ review on INDIE FOR BUNNIES

 

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