“TOP TEN ALBUM 2007″ by Ghemison
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#10 - Subsonica - L’Eclissi (EMI) i Subsonica per me sono ancora quelli dello spettacolare esordio omonimo e di metà “Microchip Emozionale” e basta. Ma questo ultimo lavoro mi ha sorpreso perché tra chitarroni di tendenza, qualche faciloneria nei testi ed elettronica cool si perde spesso in apocrifi New Order ed in due pezzi dei bei vecchi tempi andati (”Piombo” e “Alibi”). L’ultima volta che ci innamoriamo? “L’ECLISSI” review on INDIE FOR BUNNIES Mp3: |
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Alla fine è entrato in classifica: fino all’ultimo ero indeciso se inserire Bola, ma l’album cresce in maniera esponenziale ad ogni ascolto. “Kroungrine” è un condensato di idm gelida eppure avvolgente: un organismo indeciso se essere organico o meccanico (più analogico che digitale). Nella sua progressiva tendenza ad alienarsi su di una morbosa idea evolutiva si pone in maniera pressoché complementare rispetto al caposaldo, più solare e lisergico, “Geogaddi” (Boards Of Canada, 2002). “KROUGRINE” review on INDIE FOR BUNNIES Mp3: |
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#8 - Swayzak - Some Other Country ( K7 ) Forse non sarà compatto ed affascinante come il precedente “Loops From The Bergerie”, ma gli Swayzak hanno dimostrato ancora una volta di essere uno dei gruppi di punta dell’elettronica di qualità in Europa. Capaci di ambientarsi perfettamente tra tappeti electro e colonne house, a questo giro ci regalano, alla fine di un disco già ottimo, il trittico più spaziale e geometrico dell’anno. “SOME OTHER COUNTRY” review on INDIE FOR BUNNIES Mp3: |
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#7 - David Torn - Prezens (ECM) Questo è il primo dei due grandi ritorni che hanno reso quest’anno particolarmente importante. Torn sforna un album incredibilmente creativo: che si declini jazz-rock aggressivo e stordente o ambient sintetico e minimalista, lo si fa in grande stile. La band è in formissima (qualcosa che sta in tra i Soft Machine, l’orchestra di Davis per “Bitches Brew” ed i Battles) e David… Bè, David è David. Cervellotico, viscerale, rumoroso e soffice come solo lui. “PREZENS” review on INDIE FOR BUNNIES Mp3: |
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#6 - The Good, The Bad & The Queen - S/T ( Parlophone ) Avessi dovuto stilare una classifica sei mesi fa, questo disco era al primo posto o comunque non fuori dal podio. Poi col tempo un po’ forse è calato, ma neppure troppo: questo progetto di Albarn (in compagnia dell’ex Clash Paul Simonon, del batterista nigeriano Tony Allen e di Danger Mouse in veste di produttore) pare essere senza tempo: le melodie perfette dei Beach Boys filtrate attraverso l’estetica dark e suonate da una band davvero frizzante, capace di coniugare ritmi più sostenuti e claustrofobico art-pop. Tanto di cappello. |
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#5 - Rhys Chatham - A Crimson Grail (Table Of Elements ) E questo è il secondo dei grandi ritorni. Rhys Chatham erano praticamente quindici anni che non faceva un album per chitarre. Forse per festeggiare la notizia il Comune di Parigi gli ha commissionato una composizione da eseguire a Montmartre: lui ha chiamato 399 chitarristi e tutti insieme hanno suonato per 12 ore. Poi ha selezionato una parte della performance ed ecco pronto il disco per chitarre, 400 per la precisione. L’album? Un capolavoro: pura, estatica land-art in musica. |
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#4 - Bjork - Volta ( Polydor ) il ritorno di Bjork dopo il capolavoro (secondo chi scrive ovviamente) “Medulla” è all’insegna di un dualismo che coniuga l’approccio compositivo dell’ultimo lavoro ad un sound più aggressivo ed anche ballabile: “Volta” è il figlio degenere di “Medulla” e “Post” ed è appena meno bello di entrambi. Però è comunque spettacolare e, tra ospiti illustri, fanta-rap etnici e quadretti isolazionisti, vanta pezzi come “The Dull Flame Of Desire” e “Declare Indipendence” che da soli valgono i soldi del biglietto e la presenza in questa classifica. |
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#3 - Boxcutter - Glyphic (Planet Mu) Se tutti quanti riguardo la seconda sfornata dubstep hanno deciso quasi unanimemente di incensare Burial, io mi differenzio e scelgo Boxcutter. Questa seconda fatica del nostro è capace di contaminare una musica scarna e futuristica con tentazioni roots, ritmiche jungle e soprattutto un sacco di jazz: “Glyphic” è l’album capace di dare al dubstep la definitiva consacrazione, altro che il soul artificiale e posticcio di Burial… Qui si fa grande musica, ma non solo: qui si studia e si contamina con sapienza e passione. Non lasciatevelo scappare. |
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#2 - Shape Of Broad Mind - Craft Of The Lost Art (Lex) Per un anno abbastanza scarso di uscite hip-hop ecco arrivare alla fine un disco che quasi ci fa gridare al miracolo. Jneiro Jarel ed il suo esercito di pseudonimi/personalità sfornano un lavoro che mischia eccezionalmente Outkast, Dalek, Antipop Consortium, Madlib, cLOUDDEAD. Ma il bello è che gli SBM risultano sempre più bravi. Come quelle puntate dei Simpson in cui un personaggio nuovo canta con i soliti e li batte tutti per verve, bravura ed inventiva. Avete immaginato? Agli abitanti di Springfield sostituite i nomi sopra ed al nuovo arrivato Jneiro ed ecco che avrete la descrizione più efficace di questo disco: stupefacente (in tutti i sensi, ho anche provato a sgranarlo). |
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#1 - M.A.N.D.Y. - 12 Great Remixes For 11 Great Artists (Get Physical) L’elettronica da ballo allo stato dell’arte. Non un disco, ma un monumento. Per chiunque si sia mai perduto (anche solo una volta), sudato e felice, in un dancefloor. “12 GREAT REMIXES FOR 11 GREAT ARTISTS” review on INDIE FOR BUNNIES |
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Per concludere mi prendo al libertà di segnalarvi tre ristampe piuttosto imperdibili: “They Say I’m Different” di Betty Davis, “Metamatic” di John Foxx e “Concept 1 96:CD/VR” di Richie Hawtin. Cercatele e fatele vostre perché meritano più di qualsiasi altra cosa. |
12 commenti »
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6 Gennaio 2008 @ 13:17
Boxcutter nn mi ha convinto del tutto, come pure Pinch…per me il fuoriclasse del genere resta uno solo…
6 Gennaio 2008 @ 13:21
per me il migliore è Kode9, un disco come il suo dello scorso anno con The Spaceape non si dimentica facilmente. Boxcutter è più solare, mi prende davvero molto quando l’ascolto: Glyphic è un disco veramente molto variegato e dai suoni meravigliosi. Untrue di Burial lo sento molto più posticcio.
6 Gennaio 2008 @ 13:45
Burial è interessante, ma a mio parere sopravvalutato anche lui. Alla lunga è un disco troppo staticoche si incarta su se stesso. Ogni tanto lo metto su, e poco dopo lo tolgo.
6 Gennaio 2008 @ 14:57
Mah, la differenza sta nel fatto che Burial ha le potenzialità per imporre il genere anche al grande pubblico, grazie ad un suono tutto sommato non troppo ostico.
Gli altri, tipo Kode9 ad esempio, fanno grandi cose, ma secondo me restano sempre delle molteplici variazioni sullo stesso tema ( kode9 col ritmo e il parlato dub ad esempio ), Burial ha tasfigurato il dubstep facendone un’altra cosa.
Il tempo dirà quanto sarà stata effettivamente rivoluzionaria e geniale.
Nel frattanto, non vorrei che Burial si cominci a snobbare perchè ” unanimamente incensato ” e quindi ormai troppo poco ” di nicchia “…parlo in generale ovviamente, non riferendomi a voi due..
6 Gennaio 2008 @ 14:58
Comunque ora me lo riascolto Boxcutter, chissà che non abbia colto quell’eterogeneità sonora di cui parlavi, Ghemison.
6 Gennaio 2008 @ 15:29
ma no, Burial va ascoltato, che piaccia o meno,perchè è qualcosa di nuovo anche se non rivoluzionario. Un apassioanto di musica, almeno per curiosità dovrebbe prestargli l’ascolto dovuto. Poi se ti fa schifo il trip hop degli albori, allora lascia perdere. ma burial è molto interessante.
6 Gennaio 2008 @ 16:11
scusa, ma che discorso è. una volta ascoltato io sono libero di dire se mi piace o meno. è poi cosa c’entra il trip-hop degli albori? anche Boxcutter, Distance e Kode9 si rifanno tra le altre cose al Bristol sound più scuro e forse sono anche più bravi.
6 Gennaio 2008 @ 16:22
Dicevo, riferito a chi vuole avvicinarsiai burial, che se non piacciono certe sonorità allora probabilmente non piaceranno nemmeno i Burial. e comunque forse non ci siamo capiti ma sui Burial la pensiamo allo stesso modo.
6 Gennaio 2008 @ 18:19
Si,infatti mi pare la pensiate allo stesso modo!
6 Gennaio 2008 @ 19:36
vebbè, però il trip-hop è di base non solo a Burial ma a tutta la scena dubstep così come il dub e la jingle. poi ogni artista ha un suo background specifico: Boxcutter flirta con il nu-jazz, Kode9 con l’ambient futurista, Distance con il rock e la techno… comunque sì, mi pare che sul giudizio riguardo Burial siamo d’accordo.
7 Gennaio 2008 @ 03:41
…sapete che a questo punto potrei taggare un genere di mia personalissima invenzione e sarebbe plausibile? eh su me l’avete messa su un piatto d’argento! AH..ci fosse in giro Giov saprebbe cosa dire…
7 Gennaio 2008 @ 14:38
Giov manca