LA PROMESSA DELL’ASSASSINO di David Cronenberg

6 Gennaio 2008

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“Devi dirmi chi sei…” E’ questa l’implorante richiesta che Naomi Watts rivolge a Viggo Mortensen, nel momento culminante dell’ultimo film di David Cronenberg.
Come sempre è accaduto, anche ne “La Promessa Dell’Assassino” il cinema del regista canadese è molto pensato, decisamente freddo, levigato quasi del tutto da ogni forma di passione: una lucida analisi in cui i protagonisti, per delusione o per scelta, appaiono svuotati di ogni sensazione o sentimento. Tranne che in questo breve e grande momento in cui la giovane donna cerca di aggrapparsi vanamente almeno alle certezze di un’identità.

L’ossessione per il corpo di David Cronenberg è evidente sin dai suoi primissimi film: una costante tematica che la ha sempre resa qualcosa di più che un vezzo stilistico: da “La Mosca” (il tema letterario della metamorfosi e della palingenesi invertita: l’aitante scienziato Jeff Goldblum che si trasforma in un repellente e gigantesco insetto) a “La Promessa Dell’Assassino”, che continua ad affermarne l’ambiguità, il suo status di indefinibile e fragile involucro, soprattutto nei ripetuti, ostentati e gratuiti sgozzamenti. Non più un corpo-macchina, testa di ponte verso l’avvento della “nuova carne” come profetizzato in “Videodrome”, ma una fisicità che si fa testo attraverso la mappatura dei tatuaggi.

Infatti, secondo i rituali della Vory V Zakone, la pelle di ogni affiliato deve raccontare la sua vista, il suo passato, le sue esperienze: la sua identità. Naomi Watts deve decifrare un diario per sapere qualcosa della madre-bambina che ha partorito un neonato, morendo nel suo ospedale, mentre ai capi della mafia russa basterebbe leggere un corpo per sapere tutto dell’uomo che hanno davanti. Anche così però, un corpo - quello di Viggo Mortensen - può mentire ed essere inutile. Può fingere, come nei primi piani dell’attore che mostra tutti i cliché del cattivo, con la sua faccia imperturbabile e gelida nascosta spesso dietro gli occhiali da sole, o quando sfoggia la sua malvagità spegnendosi una sigaretta sulla lingua.

E’ sempre un corpo intercambiabile, lacerabile, come nella ormai giustamente celebre scena della sauna, in cui il protagonista completamente nudo riesce a sopravvivere nonostante le innumerevoli ferite e aperture inferte (le armi usate nel film, emblematicamente, sono tutte armi da taglio) dagli energumeni mandati ad ucciderlo.
Cronenberg dirige in modo volutamente clinico, limitando i movimenti di macchina a delle lunghe carrellate sui pacchiani banchetti dei mafiosi di Londra riuniti al gran completo, avvalendosi di una fotografia (del fidato Peter Suschitzky) volutamente grigia e livida. Tutti gli attori restano sotto le righe – cercando di non tradire la loro vera personalità (a parte un istrionico Vincent Cassel). La sorprendente Naomi Watts si abbandona alla fine, cercando un disperato e vano appiglio.

Locandina
Sceneggiatura di: Steven Knight
Interpreti: Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl, Sinead Cusack, Jerzy Skolimowski
Prodotto da: Serendipity Point Films
Distribuito da: Eagle Pictures
Durata: 100’
Canada/USA/UK, 2007

TRAILER:

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