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“TOP TEN ALBUM 2007″ by Just

8 gennaio 2008

Odio abbastanza le classifiche. Buffo.
I numeri spiegano i fatti almeno quanto i monumenti insegnano la storia.
Quindi ok, dovevo dirlo, ma levatevi dalla testa che questa classifica abbia un senso gerarchico.
E ora facciamo sta cosa.


#10 – Foo FightersEchoes, Silence, Patience & Grace (RCA)

La faccenda è semplicemente questa: un giorno un ragazzino qualsiasi inciamperà in un riff di Dave Grohl. Si arrendetevi all’evidenza, era ’solo’ il batterista dei Nirvana ma oggi è un chitarrista ritmico con i controcazzi. Dicevo, un giorno il ragazzino qualsiasi inciamperà in un riff dei Foos e, così senza sapere ne leggere e ne scrivere come si dice dalle mie parti, guarderà quel tizio con la chitarra mentre grida ‘what if i say i’m not like the others. E l’infante dirà qualcosa tipo – mamma, pure io quella cosa con sei corde.
Punto. E’ così che si farà la storia. Nessuno riceve l’imprinting da un assolo di 25 minuti di Steve Howe nei Yes.

Mp3:
The Pretender

Indie Top Ten, nona posizione

#9 – NeurosisGiven To The Rising (Neurot)

Come pronosticavano i Soundgarden un giorno arriverà sto sole nero. Ma colerà lento dal cielo come rimmel, denso come lava. Farà anche un suono tutto suo e sarà probabilmente quello di “Given To The Raising”. Tatuatevi a sangue tutto quello che ha fatto Tony Yommi con i Black Sabbath quasi 40 anni fà (!!!) e collassate il suono di certi riff su se stessi come una supernova. La morte di un sole nero, appunto. Tutti gli altri che hanno creduto di aver fatto un disco di rock pesante quest’anno, si sono semplicemente sbagliati.

Mp3:
Water Is Not Enough


#8 – UlverShadows Of The Sun (The End)

Mi prostro davanti al coraggio, alla creatività e l’ecletticismo dell’unica band che potrebbe far sembrare la produzione dell’ultimo decennio dei Radiohead se non banale quantomeno scontata. Dalla Norvegia nel ‘93 con un canonicissimo black metal inappuntabile quanto di genere, gli Ulver trasfigurano nel ‘99 con “Metamorphosis” appunto, spiraleggiando nel decennio successivo praticamente ovunque ma mai in linea retta: noise sperimentale, post-rock sinfonico, elettronica, jazz, drone fino al trip hop rimanendo sempre inquietantemente gelidamente perfetti. Come un cristallo di ghiaccio. Endemici, gli Ulver non hanno parenti o progenitori se non sè stessi. Come Ouroboros il serpente che si morde la coda la band norvegese è l’inizio e la fine di sè stessa. Da ammirare in ogni caso.

Mp3:
Vigil

#7 – Lento – Earthen (Supernatural Cat)

C’è questa spettacolare microetichetta, la Supernaturalcat, naufragata non si sa come sulle musicalmente abbastanza vacue rive italiche. Andatevela a cercare ha un catalogo micidiale. Sulle coordinate di qualcosa che si può alla fine solo catalogare come post-metal gli italianissimi Lento plasmano materia sonora come fosse mercurio, un lavoro pesantissimo per densità eppure fluido per arrangiamenti, drone metal metal di taglio sinfonico. Impeccabile anche a livello sonoro soprattutto in cuffia o al doveroso dannoso volume da un impianto decente. A tratti spettrali come un tramonto invernale, psichedelici, dilatati, colonna sonora ideale per l’ultimo viaggio di un nero veliero fantasma.

Mp3:
Hadrons


#5 – RadioheadIn Rainbows (autoprodotto)

Di come l’abbiano venduto o non venduto non ce ne frega niente. L’ho detto ha suo tempo e lo ridico a mesi di distanza: il bicchiere di Yorke e soci non è mezzo vuoto ma mezzo pieno, ciò vuol dire si vabbè che se la seconda metà di “In Rainbows” fosse stata come la prima nella fine di questo 2007 avremmo dimenticato di avere avuto una collezione di cd. Il disco più umano, nel senso emotivo del termine, dei Radiohead non può non sedurre chi ha amato “The Bends” e “Ok Computer”. La voce di Yorke guadagna così il centro dello stage e lascia in più occasioni senza parole. Giuro, con tutto l’amore che ho per “Kid A” e compagnia bella ogni volta che ascolto “Nude”, “All I Need” ma anche “Videotape” mi inginocchio e prego. Chè i Radiohead non facciano un disco di elettronica pura, mai più.

“IN RAINBOWS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Bodysnatchers


#5 – BaronessRed Album (Relapse)

Forse l’unica (mia) vera scoperta del 2007. Vorrei dire che il prog metal mi annoia definitivamente dai tempi di “A Change of Season” dei Dream Theater (loro compresi mi brucino vivo i fans), invece questo calderone prog-stoner-rock dei misteriosissimi americani Baroness mi ha steso. Secco. “Red Album” dà scuola neppure fossimo di nuovo alle elementari, ci sono idee che girano già da un po, ma a quanto pare nessuno da aveva fin qui capito come farle funzionare al 110%. Una specie di Wolfmother iper-dopati e senza limiti compositivi. Monumento per i cambi, di tempo e riff, più geniali, avvincenti e ispirati dell’ultimo decennio. Da qui in poi spaccca di scrive con 3 c.

Mp3:
The Birthing

Indie Top Ten, seconda posizione

#4 – Okkervil RiverThe Stage Names (Jagjaguwar)

E’ difficile parlare degli Okkervil River. Non fanno assolutamente niente di unico da convincervi inopinabilmente a comprare seduta stante tutta la loro discografia. Sorvolerò pure sul fatto tutt’altro che marginale che Will Sheff, voce e parole dei nostri, riesce a scrivere con taglio letterario eppure svelto di cose e situazioni che mai riuscireste a infilare nella metrica di un canzone folk-rock. Non vi posso neppure costringere ad andare ad un concerto di un gruppo che dal vivo forse riesce a ricreare meglio di chiunque altro la magia atemporale del rock’n roll. Vi potrebbe forse incuriosire il fatto che “The Stage Names”abbraccia le atmosfere più ariose e calde del Rythm’n Blues a dispetto delle fredde penombre dell’illustre predecessore “Black Sheep Boy”. Fatto stà che se alla fine tutto quello che conta è solo la buona musica, “The Stage Names” è uno dei dischi che avreste dovuto assolutamente comprare quest’anno. Tutto qui.

“THE STAGE NAMES” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Our Life is Not A Movie or Maybe

Indie Top Ten, terza posizione

#3 – Nine Inch NailsYear Zero (Nothing)

Ho quasi sforato il ventennio con il culto dei Nine Inch Nails. Voglio dire ascoltavo hard rock e mi piacevano i Nine Inch Nails, ascolto indie folk e il progetto di Trent Reznor continua a segnare punti. Se musicalmente sono andato da qualche parte negli ultimi 20 anni direi che siamo ad un compasso, e i Nine Inch Nails decisamente non sono dalla parte della matita. In tutti i sensi.
“Year Zero” mantiene le premesse e resetta con tutto, anche con l’altalenante predecessore, e anzi trova Reznor con una grinta lucidamente sovversiva che forse neppure era mai riuscito ad esprimere in maniera così incisiva. Tanto che perfino la recente costola remixata “Y34RZ3R0R3M1X3D” brilla come fosse un disco tutto nuovo. Nel mezzo Reznor tra l’altro produce e riplasma il nuovo lavoro di Saul Williams, se non è stato di grazia questo…sempre rimanendo l’isola che non c’è tra rock, industrial e atmosfere dark i NIN sono l’unica isituzione che in un ventennio fondamentalmente non ha mai fallito. Ironico per un disco dichiaratamente anarchico e sovversivo no?

Indie Top Ten, terza posizione

#2 – VerdenaRequiem (Universal)

Mi arrendo. C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel rock moderno tutto . Altrimenti sarebbe bastato un disco monumentalmente psichedelico e rock come “Requiem” per ridefinire il prossimo decennio musicale della penisola di Albano Carrisi e Laura Pausini. Fatto stà che, meglio così come i neppure troppo dissimili norvegesi Motorpsycho , i Verdena resteranno tra i best kept secret del rock alternativo europeo. Va strabene anche così, perchè tra la distrazione e la sufficienza dei più troverete sempre quella gente disposta a sputare sangue per ogni nota dei fratelli Ferrari e Miss Sammarelli. Sono loro che faranno la differenza. E i Verdena sono giovani e si stanno portando dietro ragazzi e ragazze che dio volesse un giorno ficcheranno una chitarra in un amplificatore, e un giorno qualcuno da questo stivalone suonerà del fottuto rock sapendo davvero cosa stà facendo. E quello sarà il “Requiem” per un ventennio di mondezza tricolore, e il vecchio Just fosse pure con quale basetta imbiancata, cazzo se sarà in prima fila.

“REQUIEM” review on INDIE FOR BUNNIES

#1 – Giardini Di Mirò – Dividing Opinions (Homesleep)

Sono quasi triste a piazzare qui in top ten questo disco dei Giardini di Mirò. Mi sento come all’ultimo giorno dell’estate, è sempre difficile credere ad una spiaggia deserta quando hai tutte quelle impronte sulla sabbia. E nel respiro verde e regolare della risacca sembra sentire una voce surrurare lontanissima, la perderai tra un attimo. In meno di un attimo. E nello stupore del momento c’è già il senso della perdita.
In pratica voglio dire che ho una paura fottuta che non vi riuscirà più un secondo “Dividing Opinions” ragazzi, c’è finita una qualche magia tra le note di questo album. Nella chimica di questi suoni, parole e arrangiamenti è stato come prendere una stella cadente al volo. E rigirarsela luminosa e calda nel palmo della mano semplicemente ogni volta che spingi play. E’ o non è magia?
“Broken By” singolo dell’anno dai, inutile girarci intorno.

“DIVIDING OPINIONS” review on INDIE FOR BUNNIES

“GIARDINI DI MIRO’ VIDEO INTERVIEW” on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Broken By

Indie Top Ten, settima posizione

#00 – MonoGone: A Collection of EP’s 2000-2007 (Temporary Residence)

Vi ho fregato. Si era detto Top Ten e questo non è l’undicesimo disco. E’ il numero 00. Tanto tecnicamente non è neppure un disco del 2007, si ok pubblicato quest’anno ma il trio nipponico si mette una mano sulla coscienza e libera la nostra dal portafoglio, dato che ripescare questi singoli e b-sides in vinili limitatissimi e edizioni importate ci sarebbe costato una secchiata indefinita di euri.
Introduzione ideale al post-rock sinfonico e spaziale dei Mono, arrangiamenti che si sollevano come onde improvvise per poi rispegnersi su sè stessi. Uccidete se solo vi capita l’occasione di vederli dal vivo, inarrivabili, vi ghiacceranno il cuore, lo frantumeranno senza dire neppure una parola. E’ solo allora che tra i pezzi, guardando dentro, finalmente troverete qualcosa. Forse la musica più perfettamente triste del nuovo millennio. Perchè in fondo oggi, la solitudine è l’unico sentimento davvero puro.

Mp3:
Memorie Dal Futuro

 

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