“TOP TEN ALBUM 2007″ by Just
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Odio abbastanza le classifiche. Buffo. |
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#10 – Foo Fighters – Echoes, Silence, Patience & Grace (RCA) La faccenda è semplicemente questa: un giorno un ragazzino qualsiasi inciamperà in un riff di Dave Grohl. Si arrendetevi all’evidenza, era ’solo’ il batterista dei Nirvana ma oggi è un chitarrista ritmico con i controcazzi. Dicevo, un giorno il ragazzino qualsiasi inciamperà in un riff dei Foos e, così senza sapere ne leggere e ne scrivere come si dice dalle mie parti, guarderà quel tizio con la chitarra mentre grida ‘what if i say i’m not like the others. E l’infante dirà qualcosa tipo – mamma, pure io quella cosa con sei corde. Mp3: |
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#9 – Neurosis – Given To The Rising (Neurot) Come pronosticavano i Soundgarden un giorno arriverà sto sole nero. Ma colerà lento dal cielo come rimmel, denso come lava. Farà anche un suono tutto suo e sarà probabilmente quello di “Given To The Raising”. Tatuatevi a sangue tutto quello che ha fatto Tony Yommi con i Black Sabbath quasi 40 anni fà (!!!) e collassate il suono di certi riff su se stessi come una supernova. La morte di un sole nero, appunto. Tutti gli altri che hanno creduto di aver fatto un disco di rock pesante quest’anno, si sono semplicemente sbagliati. Mp3: |
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#8 – Ulver – Shadows Of The Sun (The End) Mi prostro davanti al coraggio, alla creatività e l’ecletticismo dell’unica band che potrebbe far sembrare la produzione dell’ultimo decennio dei Radiohead se non banale quantomeno scontata. Dalla Norvegia nel ‘93 con un canonicissimo black metal inappuntabile quanto di genere, gli Ulver trasfigurano nel ‘99 con “Metamorphosis” appunto, spiraleggiando nel decennio successivo praticamente ovunque ma mai in linea retta: noise sperimentale, post-rock sinfonico, elettronica, jazz, drone fino al trip hop rimanendo sempre inquietantemente gelidamente perfetti. Come un cristallo di ghiaccio. Endemici, gli Ulver non hanno parenti o progenitori se non sè stessi. Come Ouroboros il serpente che si morde la coda la band norvegese è l’inizio e la fine di sè stessa. Da ammirare in ogni caso. Mp3: |
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#7 – Lento – Earthen (Supernatural Cat) C’è questa spettacolare microetichetta, la Supernaturalcat, naufragata non si sa come sulle musicalmente abbastanza vacue rive italiche. Andatevela a cercare ha un catalogo micidiale. Sulle coordinate di qualcosa che si può alla fine solo catalogare come post-metal gli italianissimi Lento plasmano materia sonora come fosse mercurio, un lavoro pesantissimo per densità eppure fluido per arrangiamenti, drone metal metal di taglio sinfonico. Impeccabile anche a livello sonoro soprattutto in cuffia o al doveroso dannoso volume da un impianto decente. A tratti spettrali come un tramonto invernale, psichedelici, dilatati, colonna sonora ideale per l’ultimo viaggio di un nero veliero fantasma. Mp3: |
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#5 – Radiohead – In Rainbows (autoprodotto) Di come l’abbiano venduto o non venduto non ce ne frega niente. L’ho detto ha suo tempo e lo ridico a mesi di distanza: il bicchiere di Yorke e soci non è mezzo vuoto ma mezzo pieno, ciò vuol dire si vabbè che se la seconda metà di “In Rainbows” fosse stata come la prima nella fine di questo 2007 avremmo dimenticato di avere avuto una collezione di cd. Il disco più umano, nel senso emotivo del termine, dei Radiohead non può non sedurre chi ha amato “The Bends” e “Ok Computer”. La voce di Yorke guadagna così il centro dello stage e lascia in più occasioni senza parole. Giuro, con tutto l’amore che ho per “Kid A” e compagnia bella ogni volta che ascolto “Nude”, “All I Need” ma anche “Videotape” mi inginocchio e prego. Chè i Radiohead non facciano un disco di elettronica pura, mai più. “IN RAINBOWS” review on INDIE FOR BUNNIES Mp3: |
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#5 – Baroness – Red Album (Relapse) Forse l’unica (mia) vera scoperta del 2007. Vorrei dire che il prog metal mi annoia definitivamente dai tempi di “A Change of Season” dei Dream Theater (loro compresi mi brucino vivo i fans), invece questo calderone prog-stoner-rock dei misteriosissimi americani Baroness mi ha steso. Secco. “Red Album” dà scuola neppure fossimo di nuovo alle elementari, ci sono idee che girano già da un po, ma a quanto pare nessuno da aveva fin qui capito come farle funzionare al 110%. Una specie di Wolfmother iper-dopati e senza limiti compositivi. Monumento per i cambi, di tempo e riff, più geniali, avvincenti e ispirati dell’ultimo decennio. Da qui in poi spaccca di scrive con 3 c. Mp3: |
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#4 – Okkervil River – The Stage Names (Jagjaguwar) E’ difficile parlare degli Okkervil River. Non fanno assolutamente niente di unico da convincervi inopinabilmente a comprare seduta stante tutta la loro discografia. Sorvolerò pure sul fatto tutt’altro che marginale che Will Sheff, voce e parole dei nostri, riesce a scrivere con taglio letterario eppure svelto di cose e situazioni che mai riuscireste a infilare nella metrica di un canzone folk-rock. Non vi posso neppure costringere ad andare ad un concerto di un gruppo che dal vivo forse riesce a ricreare meglio di chiunque altro la magia atemporale del rock’n roll. Vi potrebbe forse incuriosire il fatto che “The Stage Names”abbraccia le atmosfere più ariose e calde del Rythm’n Blues a dispetto delle fredde penombre dell’illustre predecessore “Black Sheep Boy”. Fatto stà che se alla fine tutto quello che conta è solo la buona musica, “The Stage Names” è uno dei dischi che avreste dovuto assolutamente comprare quest’anno. Tutto qui. |
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#3 – Nine Inch Nails – Year Zero (Nothing) Ho quasi sforato il ventennio con il culto dei Nine Inch Nails. Voglio dire ascoltavo hard rock e mi piacevano i Nine Inch Nails, ascolto indie folk e il progetto di Trent Reznor continua a segnare punti. Se musicalmente sono andato da qualche parte negli ultimi 20 anni direi che siamo ad un compasso, e i Nine Inch Nails decisamente non sono dalla parte della matita. In tutti i sensi. |
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#2 – Verdena – Requiem (Universal) Mi arrendo. C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel rock moderno tutto . Altrimenti sarebbe bastato un disco monumentalmente psichedelico e rock come “Requiem” per ridefinire il prossimo decennio musicale della penisola di Albano Carrisi e Laura Pausini. Fatto stà che, meglio così come i neppure troppo dissimili norvegesi Motorpsycho , i Verdena resteranno tra i best kept secret del rock alternativo europeo. Va strabene anche così, perchè tra la distrazione e la sufficienza dei più troverete sempre quella gente disposta a sputare sangue per ogni nota dei fratelli Ferrari e Miss Sammarelli. Sono loro che faranno la differenza. E i Verdena sono giovani e si stanno portando dietro ragazzi e ragazze che dio volesse un giorno ficcheranno una chitarra in un amplificatore, e un giorno qualcuno da questo stivalone suonerà del fottuto rock sapendo davvero cosa stà facendo. E quello sarà il “Requiem” per un ventennio di mondezza tricolore, e il vecchio Just fosse pure con quale basetta imbiancata, cazzo se sarà in prima fila. |
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#1 – Giardini Di Mirò – Dividing Opinions (Homesleep) Sono quasi triste a piazzare qui in top ten questo disco dei Giardini di Mirò. Mi sento come all’ultimo giorno dell’estate, è sempre difficile credere ad una spiaggia deserta quando hai tutte quelle impronte sulla sabbia. E nel respiro verde e regolare della risacca sembra sentire una voce surrurare lontanissima, la perderai tra un attimo. In meno di un attimo. E nello stupore del momento c’è già il senso della perdita. “DIVIDING OPINIONS” review on INDIE FOR BUNNIES “GIARDINI DI MIRO’ VIDEO INTERVIEW” on INDIE FOR BUNNIES Mp3: |
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#00 – Mono – Gone: A Collection of EP’s 2000-2007 (Temporary Residence) Vi ho fregato. Si era detto Top Ten e questo non è l’undicesimo disco. E’ il numero 00. Tanto tecnicamente non è neppure un disco del 2007, si ok pubblicato quest’anno ma il trio nipponico si mette una mano sulla coscienza e libera la nostra dal portafoglio, dato che ripescare questi singoli e b-sides in vinili limitatissimi e edizioni importate ci sarebbe costato una secchiata indefinita di euri. Mp3: |
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8 gennaio 2008 @ 13:34
l’ultimo dei rocchenroller…
8 gennaio 2008 @ 14:41
Classifica che rispecchia molto l’essenza di just.Sonorità in cui ogni tanto mi fiondo anche io con soddisfazione. Ottimi i Baroness. poi potrei dilungarmi a dismisura, prendendo spunto da questa classifica così poco indie, su quello che secodno meè diventato (indie)moda, ma mi rompo le palle. In questo 2007 ho maturato certe convinzioni che apparentemente potrebbero essere in contrasto con la musica che proponiamo qui dentro. Invece non è affatto così. Se fossimo una rivista ci farei un articolo, ma non lo siamo, per cui ciao.
8 gennaio 2008 @ 15:18
Finalmente i Verdena in una top ten coniglia..ora sì che si ragiona
8 gennaio 2008 @ 15:43
un plauso alla simpatia del just…:)
8 gennaio 2008 @ 15:51
…ma possiamo ufficialmente votare la cover di ‘Echoes, Patience, Silence and Grace’ come la più Rock della Storia? non solo dell’anno…dai la bomba con il valvolone dell’amplificatore! Non c’è storia per nessuno…
Ho trovato il mio prossimo tatuaggio. Amen.
8 gennaio 2008 @ 16:07
forse la top-ten più bella da leggere di questa fine 2007.
8 gennaio 2008 @ 18:17
Sei sempre il più Rock,non c’è un cazzo da fa.
8 gennaio 2008 @ 19:08
Sta bono helmuth mio che pochi mesi fà ho perso il concerto del Secolo al Wembley Arena…Joan Jett, Motorhead, headliner Alice Cooper. Una di quelle robe da farti venire i crampi a indice e mignolo a furia di tenere le corna per 3 ore di fila…
Per espiare il mio sommo incalcolabile peccato per 24 ore ho pensato seriamente di buttare al cesso 34 anni di rock e darmi esclusivamente all’ hip-hop di emtivvì e varie.
… invece, ovviamente, 48 ore dopo ero su una balaustra sul punto di buttarmi dal millennium bridge nel definitivo gelido abbraccio del tamigi.
Poi mi è apparso Elvis su una nube di fuoco, luccicosi pantaloni a zampe e tutto quanto, si è alzato i ray ban mi ha guardato dritto nelle palle degli occhi mi ha fissato un po e alla fine mi fà – Il ragazzo, si farà… -
Ora non so cosa intendesse esattamente il criptico Re, ma cazzo se sono sceso dl volo dalla balaustra!
Ed eccomi qui…
8 gennaio 2008 @ 19:38
No no e no, a me l’ultimo dei Verdena non va giù. Piace, per carità, ma sono “di quelli che Solo Un Gande Sasso era migliore”. Però i Verdena avranno sempre il pregio di aver fatto prendere in mano gli strumenti ad un bel po’ di ragazzi, checchè (?) ne dicano in giro.
Ed un inchino per i Mono!
x Sachiel: io sono interessato a sapere di più
8 gennaio 2008 @ 21:15
Non disquisirò di Rock con un tizio che si fà chiamare Signor Morbido c’è poco da fare…
Sachiel è un uomo claustrofobico in cerca di una dimensione. Lo capisco, lo capisco…
8 gennaio 2008 @ 21:24
No, in estrema sintesi, come ho già detto da qualche parte nei commenti di non so quale classifica, il 2007 ha consacrato definitivamente l’indierock a moda. Un processo iniziato già da qualche anno. Il proliferare di blog,webzines e il download selvaggio hanno creato un movimento pseudo underground(underground se riferito alla non-cultura mainstream)in cui ora vigono le stesse leggi più o meno in ogni campo modaiolo. Molte band sono piene di hype già prima del disco di esordio, e molto spesso si sopravvalutano i dischi. Insomma c’è un sacco di roba carina sulle pagine virtuali e sulle copertine delle riviste, ma la sostanza è molto poca in confronto al parlare che se ne fa. Gli esempi sono molteplici.
8 gennaio 2008 @ 21:26
Esempi, faccio dei nomi di band sicuramente sopravvalutate, seppur valide: battles, interpol, editors(bel disco pop), i’m from barcelona e tutto quel movimento indiepop da cameretta tanto dvertente quanto evanescente. A me anche tutto questo pop svedese inizia a stancare, ed io ne ero un estimatore.
8 gennaio 2008 @ 22:33
Capito, beh, il 2007 è l’apice (temporaneo?) di un trend iniziato già da un po’ di anni, quando presero a spuntare i primi Franz Ferdinand e Bloc Party e Interpol, in tempi ancora non sospetti. Ma alla fine è sempre stato così, corsi e ricorsi storici e menate simili, vedi le varie epoche del punk e del grunge e del britpop; la discriminante è nel fatto che ora internet ed affini aumentano esponenzialmente la quantità, fanno diminuire di pari passo la qualità (o meglio, soffocano in un mare di melma mediocre quello che c’è di buono, così che discernere ciò che è valido diventa seriamente arduo); e soprattutto, i media di oggi bruciano tutto più in fretta, così che le mode nascono e muoiono nel giro di un anno (o due), e non in un decennio. Tutto e subito, no? Personalissima visione.
X Just: quali sono le regole della singolar tenzone delle basette, infimo fellone?
9 gennaio 2008 @ 01:01
Ah Mr Soft! la gara di basette prevede una foto di profilo in cui si evinca tutta la potenza degli unici capelli immortali, che se ne fottono pure della calvizie.
Niente photoshop. Che già ti ho visto come giocherelli con i livelli su last.fm
9 gennaio 2008 @ 01:48
ochei, domani mi faccio ’sta foto e la metto da qualche parte, poi la potrai fare analizzare ai superesperti dell’FBI (For Bunnies Indie, ndr) per avere la certezza della mia buonafede.
9 gennaio 2008 @ 12:19
classe.
classifica non mi piace molto sinceramente (gli okkervill lo sapevo che li avrei trovati nelle parti alte della tua chart come pure i verdena).
just ti voglio bene, se non altro perchè mi fai sorridere ogni volta!
9 gennaio 2008 @ 13:23
Giov quanto sei emo!
9 gennaio 2008 @ 14:06
Emo is gay!
9 gennaio 2008 @ 15:07
Qua le appropriazioni indebite si sprecano…
9 gennaio 2008 @ 16:02
Se avessi classe sarebbe una terza elementare. Ovvero quella in cui ormai gli amichetti te li sei fatti e lo spettro del Primo Esame è ancora lontano. E quindi ti puoi divertire e basta.
Siete tutti moltomolto Emo. Anche io. Forse il futuro è emo. Basta fare gli indiesnob e dedicatevi ai Chemical Romance & Co.
‘…fà pure rima, forse ho creato uno slogan per gli emokids…
9 gennaio 2008 @ 17:16
io gli esami all’elementari li ho fatti ogni anno!!!!! non mi sono mai divertito, ho sempre sofferto, ho vissuto con la tensione addosso dall’etè di 5 anni (perchè certo, ho fatto la maledetta primina) ed ero snob xchè era una scuola privata…..
ah.
me so sfogato.
sono pronto per maria de filippi.
11 gennaio 2008 @ 23:33
Ma i ChemicalRomance sono indie, stanno sempre in copertina su NME!