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“TOP TEN ALBUM 2007″ by Avatar DJ Flux

10 gennaio 2008

Prima precisazione: è la classifica di quello che ho comprato personalmente e ascoltato con cura: non è pochissimo, ma nemmeno tantissimo (il budget, e soprattutto il tempo sono quello che sono…)

Seconda precisazione: ho tenuto tre big fuori concorso… come si faceva una volta a Sanremo! Non m’è parso giusto, per rispetto a carriere rimarchevoli–in un caso, stratosferica–e arte prodotta ieri, oggi e spero anche domani, mettere questi personaggi in una competizione. Personaggi simili, per me, si amano a prescindere…

Sono comunque questi dei big tre dischi belli, bellissimi e importanti.

Insomma, ecco qua…

I tre Big fuori concorso


RadioheadIn Rainbows (autoprodotto)

L’enormità della scelta di mandare a quel paese i discografici e offrire direttamente agli ascoltatori “In Rainbows” via internet e a sottoscrizione libera ha forse messo in secondo piano la valutazione della musica.
I Radiohead ci fanno vedere che sono ancora i Radiohead. Un disco vario, godibilissimo, con tutte le sfumature che giustamente ci si aspettava, e un Thom Yorke che ha messo al servizio del gruppo l’esperienza solista di “The Eraser”, togliendone quel poco di leccato che forse lì c’era…

“IN RAINBOWS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Bodysnatchers

Indie Top Ten, settima posizione

BjorkVolta ( Polydor )

Dopo la sperimentazione vocale e magnificamente glaciale di “Medúlla”, Björk torna ad una produzione paradossalmente più “easy”, anche se facile non lo è per niente: se “In Rainbow” è vario, “Volta” è decisamente eclettico, nel senso che mischia sperimentazione, suoni rock e sirene di navi, musicisti africani (Konono n. 1) e percussionisiti orgiastici (Brian Chippendale), rappers di grido (Timbaland) e crooners algidi e manierati (Antony Hegarty, che qui riesce quasi a piacermi…).
Un disco emozionale, poderoso e intimo al tempo stesso, con salti di umori e atmosfere che lasciano senza fiato. Praticamente la summa di tutto quello che Björk è capace di fare.

“VOLTA” review on INDIE FOR BUNNIES


Rober WyattComicopera (Domino)

Le tre parti di “Comicopera” sono una meditazione sulla Gran Bretagna di oggi: la prima parte ha risvolti molto personali, si parla di rapporti personali, perdite,sconfitte e riscatti–”Just As You Are”, dove due persone celebrano il proprio amore nonostante tutto, ha in sottotraccia l’uscita di Wyatt dall’alcoolismo…
La seconda parte è centrata sul significato dell’essere inglesi oggi, quando gli inglesi si ritrovano in una guerra che la maggior parte della gente comune non ha voluto. Canzoni con testi durissimi (il pilota inglese che scarica le bombe e poi va a rivedersi l’effetto in TV: It’s a beautiful day/For a daring raid/I can see my prey from afar/So I open the hatch/And drop the first batch/It’s a shame I’ll miss the blaze/But I’ll see the film within Days/And I’ll get to see the replay/Of my beautiful day, ed ecco nella canzone successiva l’effetto del bombardamento su chi lo ha subito: For reasons beyond all understanding/You’ve blown my house apart/You’ve set me free/To let youknow/you’ve planted/everlasting hatred in my heart/You’ve planted your everlasting hatred in my heart.) e musiche stranianti… ?La terza parte vede Wyatt talmente disgustato da rifiutarsi di cantare in inglese…
Insomma, un disco complesso. Forse non aprirà strade nuove nella produzione artistica di Wyatt ma non me ne può fregare di meno… Wyatt ancora una volta mette in gioco tutto se stesso, in estrema vulnerabilità. La musica (per me) è stupenda, e perfettamente sintonizzata con il racconto, dal quale non si può certo prescindere: da sempre le storie che Robert Wyatt canta sono altrettanto importanti e completamente interlacciate con le scelte musicali.
Di fronte ad un tale contributo mi tolgo il cappello e onoro Robert Wyatt in tutta la sua mai-un-compromesso grandezza. Lo amo troppo, per quel che è stato, per quel che è. Forse avrei dovuto metterlo in classifica… al primo posto?

Mp3:

“COMICOPERA” review on INDIE FOR BUNNIES

Just As You Are

La classifica:


#10 – Maximo ParkOur Earthly Pleasures (Warp)

Per il loro secondo disco (a parte i vari EP e singoli) i ragazzi di Newcastle hanno scelto la produzione di Gil Norton (che ha lavorato per i Foo Fighters) ed il suono risulta molto più potente, anche se in certi brani tutta la potenza va un po’ ad appiattire l’effetto finale. Un bel rock, distorto il giusto e scorrevole, assai piacevole e godibile.

“OUR EARTHLY PLEASURES” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, nona posizione

#9 – The White StripesIcky Thump (Warner Bros)

Un gran ritorno alla suono duro, secco, valvolare e acido della Chitarra con la C maiuscola per Meg e Jack. Un disco essenziale, che va dritto alla bocca dello stomaco, anche per i brani in cui la Chitarra di cui sopra è al servizio di un folle flamenco alla messicana, o per i pezzi sul folk stralunato con cornamuse e mandolini (!), che transmogrifa in pura psichedelia nel pezzo immediatamente successivo. Dovrei tirarli su di classifica?!?

“ICKY THUMP” review on INDIE FOR BUNNIES

Indie Top Ten, nona posizione

#8 – CocoRosieThe Adventures Of Ghosthorse And Stillborn (Touch & Go)

Ma che delizia le sorelline Casady! Dolci ma mai smielate, straniate ma mai fuori di testa, elettroniche ma quando meno te l’aspetti con tocchi da opera melodrammatica (courtesy of Sierra), fiabesche e hip-hop, emotive, fragili, erotiche e feroci. Questo è il loro terzo disco, forse il migliore, e sono pochi oggi quelli che possono vantarsi di essere ancora in crescita dopo tre dischi.

“THE ADVENTURES OF GHOSTHORSE AND STILLBORN” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Rainbowarriors


#7 – The PyramidsS/T (Domino)

Un suono duro, scabro, abrasivo, quintessenziale, che più lo-fi non si può per Arp (aka Mark Cleveland) e The Bishop (aka Sam Windett) degli Archie Bronson Outfit. Uno schiacciasassi che si abbevera alla sorgente primigenia del rock. Andatevi a leggere la mia recensione di qualche tempo fa…

“THE PYRAMIDS” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Hunch Your Body Love Somebody

Indie Top Ten, terza posizione

#6 – Biffy ClyroPuzzle (14th Floor)

Dopo quasi dieci anni di attività, innumerevoli gigs e al quarto disco, il power trio dei gemelli Ben e James Johnston (batteria e basso) e di Simon Neil (chitarra e voce) da Kilmarnock (Glasgow) esce alla grande dai confini scozzesi (dove sono i beniamini della scena alternativa, ma non solo) e per l’occasione si affranca dai suoni un po’ troppo epigoni del grunge dei primi lavori per raggiungere una mirabile equilibrio tra energia pura e architettura complessa dei brani. Si meritano il successo anche commerciale che hanno raggiunto e che non ha intaccato di un ette la loro forza.

Mp3:
Living’s A Problem Because Everything Dies

Indie Top Ten, seconda posizione

#5 – BurialUntrue (Hyperdub)

Lo scorso anno, il primo disco di questo anonimo produttore londinese di dubstep fu nominato disco dell’anno nientepopodimeno che da The Wire. Questa sua seconda prova è stata portata in palmo di mano praticamente da tutti. In effetti i complimenti se li merita appieno. Oscurità notturna, atmosfere elettroniche da metropoli cyberpunk e postnucleare, rumori, fruscii, voci destrutturate e fantasmatiche che virano all’angelico… Una meraviglia da ascoltare ballando sinuosi al buio, cercando di evitare quelle ombre paurose che scivolano in minacciosi androni suburbani…
Ma siccome sono sempre uno snob, mi sforzo di trovare un picciol difetto: proprio certi ritmi dubstep da dancefloor, d’altronde inevitabili per definizione, che soffrono di appena accennata banalità…

“UNTRUE” review on INDIE FOR BUNNIES

Mp3:
Archangel

Indie Top Ten, settima posizione

#4 – Vibracathedral Orchestra – Wisdom Thunderbolt (Vhf)

Sapete, ho sempre amato la musica ossessiva… Il muro di suono, il magma ribollente, il coacervo indistinguibile in cui perdersi, che ti prende, ti travolge, ti porta lontano.
Una volta poteva essere la Third Ear Band (cfr. “Fire”, da “Elements”), i primi Soft Machine, molti dei tedeschi degli anni settanta, via via fino ad oggi, a certo noise, a certa psichedelia, a certo freak-folk. Per non parlare dei minimalisti alla Charlemagne Palestine.
Vibracathedral Orchestra, un gruppo che iniziò nelle colline dello Yorkshire improvvisando nella cucina di uno dei fondatori, Michael Flower, si inserisce perfettamente in questa corrente (andate a vedere il loro MySpace e vedrete a chi si accompagnano…). “Wisdom Thunderbolt”, mi ricorda molto la Third Ear Band, ma il suono è ovviamente più elettrico, più denso, più stratificato: più attentamente ascoltate più direzioni troverete, fino a perdervi in un cosmo rutilante ed esplosivo.
Vari ospiti d’eccezione: Chris Corsano in primis, poi Matthew Bower e John Godbert dei Sunroof!, Pete Nolan dei Magik Markers… Da ascoltare ad alto volume, al buio e a occhi chiusi.

Mp3:
Wisdom Thunderbolt

Indie Top Ten, settima posizione

#3 – Susanna Wallumrød – Sonata Mix Dwarf Cosmos (Runegrammofon)

La più bella voce femminile del 2007. Svedese, eterea (ricorda molto vagamente Joni Mitchell), note lunghe quasi prive di vibrato, sembra fredda ma è piena di calore ed emozione–un velluto blu.
Dodici brani minimalisti, che si dipanano con calma tra larghi spazi e silenzi vibranti… Una base appena accennata di piano e contrabbasso, un tocco di chitarra, sfumature jazz, una candela alla finestra nel crepuscolo innevato, un fuoco nascosto nella cenere. Da innamorarsi.

Indie Top Ten, settima posizione

#2 – Six Organs Of AdmittanceShelter From The Ash (Drag City)

Ben Chasny (Comets On Fire, Badgerlore, Current 93) è un gran chitarrista, acustico ed elettrico, che si inserisce nella tradizione iniziata da John Fahey e Robbie Basho, un modalismo che pesca allo stesso tempo nelle radici folk americane e nel raga indiano. Ma con questo disco il ragazzo si scopre anche autore di “canzoni”, se proprio vogliamo chiamarle così… Sono racconti in musica e voce (che a volte non hanno bisogno di parole), viaggi messi e mantenuti in moto da una tensione che li pervade dall’inizio alla fine, che anzi cresce e si dilata.
Arpeggi acustici e muri di suoni distorti, una poesia solitaria e malinconica, ma pervasa da una consapevolezza del proprio essere che riempie di forza,che ti fa stare sulle tue gambe a godere dell’esistenza…

Mp3:
Jade Like Wine

#1 – Von SüdenfedTromatic Reflexxions (Domino)

Non ci posso fare niente… a dispetto di tutta la poesia e la profondità precedenti, questo è il disco che più mi ha esilarato nel 2007! L’ho suonato e risuonato, e ogni volta mi sono trovato con un ghigno stampato in faccia…
Mai come in questo caso il totale è più della somma delle parti: Mark E. Smith innerva con la sua sardonicità abrasiva e spigolosa i Mouse On Mars (che nella loro decennale esplorazione di tantissime forme a volte hanno peccato di “pop-ità” un po’ kitsch) e li conduce a cercare suoni mai sentiti prima; i Mouse On Mars portano il post-punk del frontman dei Fall nel XXI secolo su un tappeto volante di suoni disfunzionali, sui quali il nostro nuota (e “canta”, come sa fare solo lui…) come pesce nell’acqua.
L’accoppiata, da improbabile che sembrava, diventa sinergica: sembrano fatti l’uno per gli altri, carta vetrata foderata di seta.
Il fatto che a dispetto del gap generazionale i tre si intendano a meraviglia esce fuori dalle tracce in modo esemplare: anche nelle parti più taglienti e dure si percepisce un gran divertimento a fare musica insieme.
Una meraviglia!

Mp3:
Flooded

Chi rimane fuori…
Interpol, Editors

E chi non sono riuscito a sentire ma che sarebbe (assai probabilmente) finito in classifica
OM soprattutto, poi Pram, MIA, Panda Bear

P.S.
Sarà un caso che tre dischi su tredici sono della Domino??!

 

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