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#10 - SPIDERMAN 3 di Sam Raimi
Esempio lampante di come possano coesistere due film nello stesso momento: il blockbuster e il film d’autore, lo scavo psicologico e gli effetti speciali.
Uno squilibratissimo prodotto da 200 milioni di dollari, che procede tra lampi di genio cristallino e profondi imbarazzi.
Sam Raimi è sempre Sam Raimi, e dirige uno dei più grandi kolossal della storia del cinema con lo stesso gusto del divertimento con cui dirigerebbe un episodio di Xena.
“Spider-Man 3″ è lo specchio più attendibile di cosa è oggi Hollywood.
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#9 - 300 di Zack Snyder
Incredibile film-fumetto, dove lo stile veloce e feroce da videoclip e da spot pubblicitario di Zack Snyder ha incontrato la retorica di Frank Miller, a sua volta digestione di un immaginario cinematografico acquisito.
Leonida è uno dei grandi personaggi del cinema del 2007: un eroe come non lo si vedeva da tempo.
Un grande lavoro sull’epica, sulla necessità delle storie edificanti, del sacrificio, degli esempi bigger than life nella nostra società.
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#8 - INLAND EMPIRE - L’IMPERO DELLA MENTE di David Lynch
Film esasperatamente lynchiano, oggetto ancora oggi di lunghe e vane discussioni interpretative.
Ipnotico, disturbante viaggio nello spappolamento di una storia possibile in mille rivoli che non combaciano.
Il digitale lo ammanta di film-profetico: è stato girato in gran parte con una handycam.
“INLAND EMPIRE” review on INDIE FOR BUNNIES
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#7 - NELLA VALLE DI ELAH di Paul Haggis
Film che ha diviso: sdegno appassionato o semplice calcolo retorico ?
Paul Haggis si dimostra la grande novità americana del terzo millennio.
Non più una sorpresa (gli sono già piovuti 3 Oscar sulla testa), ma uno il cui talento ancora non è stato ancora messo veramente a fuoco.
Il primo vero film sull’Iraq, pur essendo ambientato nel profondo sud degli Stati Uniti.
“NELLA VALLE DI ELAH” review on INDIE FOR BUNNIES
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#6 - IO NON SONO QUI di Todd Haynes
Ispirato alle vite di Bob Dylan: vagabondo, folk-singer, poeta, egocentrico autore-dio, profeta.
Heath Ledger e Charlotte Gainsbourg che amoreggiano sulle note di “I Want You” sono uno dei più grandi momenti di cinema dell’anno.
Visionario ed eccentrico, scoordinato come i mille volti di Robert Zimmermann.
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#5 - ZODIAC di David Fincher)
Il film del grande ritorno di David Fincher.
Un thriller tutto mentale, un’esplorazione angosciante – senza quasi nessuna goccia di sangue – alla ricerca della radice delle proprie paure, nel disperato tentativo di esorcizzarle, cercando di scoprirne le cause.
Grandi atmosfere anni settanta, uno straordinario Robert Downey Jr.
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#4 - LE VITE DEGLI ALTRI di Florian Henckel von Donnersmarck
Drammatico ma mai patetico, il film tedesco fonde la lezione del cinema d’oltreoceano con lo spirito tutto europeo dell’amore per la psicologia dei personaggi e per una messa in scena che fugga la facile spettacolarità.
Di grande impegno etico, e incredibilmente coinvolgente.
“LE VITE DEGLI ALTRI” review on INDIE FOR BUNNIES
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#3 - LETTERE DA IWO JIMA di Clint Eastwood
Doveva vincere l’Oscar, ma è stato sacrificato in nome della ritardata consacrazione di Martin Scorsese.
Meno spettacolare del precedente “Flags of Our Fathers”, ma decisamente più virile, (anti)eroico e profondo.
Film di volti, paesaggi umani di soldati giapponesi costretti come topi nelle gallerie, che pensano alla loro famiglia lontana.
Eroi o vigliacchi? Tornare a casa od onorare il Giappone.
Clint Eastwood è davvero uno dei più grandi autori del cinema contemporaneo. |

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#2 - RATATOUILLE di Brad Bird
Ci sono momenti in cui la sincerità richiede il suo spazio: il flashback con cui Anton Ego, il più tetro dei critici culinari di Parigi, si ritrova bambino davanti alla sua prima ratatouille (non a caso, un piatto povero) cucinato dalla madre, basterebbe a definire l’ultima fatica della Disney/Pixar come uno dei migliori film dell’anno.
In questo sbalzo temporale, in questa terra del ricordo toccata dal prodigio dell’animazione digitale con una leggerezza disarmante, sta tutto il senso commovente di un film emblematico del cinema americano che si vorrebbe sempre vedere.
“RATATOUILLE” review on INDIE FOR BUNNIES
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#1 - PARANOID PARK di Gus Van Sant
Viaggio stupendo all’interno della mente di un adolescente di Portland, Oregon. Film a cui si continua a pensare anche dopo giorni e giorni che lo si è visto.
“PARANOID PARK” review on INDIE FOR BUNNIES
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Gennaio 14th, 2008 at 11:16
grandissima classifica che se ne frega altamente di mode e convenzioni per scegliere solo ciò che è piaciuto!
grande Emanuele, orgoglio di Ifb
Gennaio 14th, 2008 at 13:42
in completo disaccordo su Spiderman3, una vera delusione. 300 l’avrei messo più in alto come Io Non Sono Qui (forse film dell’anno). avrei calato qualche posizione a Zodiac e messo a fondo classifica (se non fuori) Paranoid Park. avrei inserito tra le posizioni più alte La Promessa Dell’Assassino e Un’Altra Giovinezza… tra gli italiani avrei segnalato almeno La Masseria Delle Allodole e Notturno Bus. di animazione scuri i Simpson, ma sono troppo di parte. e quei film che avrei voluto vedere, ma ho perso: Beowulf, Elizabeth, I Vicerè, Sleuth, 1408, Le Vite Degli Altri, Persepolis, Jesse James… poi altri film che ho visto non li ricordo. comunque qual’è stata ilmfilm più brutto secondo voi? io Voto Angel di Ozon, terribile.
(penso che questa pagina mi tornerà utile quando vorrò s*******e un film)
Gennaio 14th, 2008 at 14:15
Ma Persepolis, in Italia, è uscito?!?!
Gennaio 14th, 2008 at 14:17
MM, non sono d’accordo esclusivamente su spiderman 3, che ho trovato decisamente brutto , troppo pieno di cose e miseramente fallito nel suo intento di coniugare psicologia ad azione. Lo trovo grottesco, un filmaccio. Per i puristi del fumetto,poi, un vero scempio
Gennaio 14th, 2008 at 17:06
Figata la classifica dei filmS!
Invoco la gloria dell’arrampicamuri!
) del fumetto che dissentiranno sono realisticamente puristi degli anni 90.
Come figlio culturale dell’era editoriale della Corno di Luciano Secchi (cose di cui indubbiamente molti di voi non hanno nessun ricordo) per tutti i Spiderman su cui Raimi ha messo le sue dorate manine, sono rimasto sempre basito dalla quasi sfacciataggine con cui il nostro ha osato far convivere logiche narrative e dinamiche del cinema d’azione moderno con i canoni sacri della golden age del fumetto americano degli anni 60.
Lo ritengo un atto di amore incondizionato verso Stan Lee e John Romita in primis che ha l’effetto collaterale di sbilanciare il risultato finale, sono d’accordo. Ma purtroppo i puristi (razza che ammettiamolo andrebbe estirpata definitivamente da ogni contesto tranne la cucina
Chi ha imparato a leggere e disegnare sui Spiderman di Romita e i Fantastici 4 di Kirby (sto scrivendo in ginocchio ebbene sì) consumando pomeriggi interi dell’infanzia filosofeggiando sul chi è più forte tra Hulk e La Cosa, probabilmente avrà avvertito un devastante ‘ritorno a casa’ in quasi ogni inquadratura o battuta dei Spiderman di Raimi. Per il resto quelle erano ere felici in cui il concetto di purista nei fumetti neppure esisteva. E forse è come questi film andrebbero ‘letti’.
A parte 300 che rientra in un genere in cui faccio fatica a collocarmi (non subisco il fascino della narrazione televisiva specialmente sul grande schermo, e a mio avviso lo stile videoclipposo di questo tipo di film mi fà troppo TV anni 90) per il resto sono abbastanza d’accordo su tutta la linea.
5 bollini a Zodiac che mi ha esaltato parecchio anche a livello di sceneggiatura (ma siamo di nuovo nei 70ies come stile narrativo e quindi si riallaccia a quanto detto di 300).
Eastwood è Eastwood e inoltre amo le storie di guerra. Sarei di parte in ogni caso.
Sulla Pixar ho già professato l’amore incondizionato.
Paranoid Park mi è sfuggito per ora. Mi rifarò.
Excelsior!
Gennaio 14th, 2008 at 18:00
se parli del secondo Spiderman mi vedi d’accordo (io i fumetti li ho scoperti addirittura nei 2000, come la mettiamo?). ma in questo caso è proprio il film ad essere scarso, incerto, raffazzonato, confuso… e poi certe cose son veramente da pazzi per chiunque abbia un briciolo di cultura ragnesca: Flint Marko l’assassiono di zio Ben? ma stiamo fuori! e poi Gwen Stacy ridotta a macchietta, esasperata nella sua natura di Brbie dà fastidio persino a me che ho sempre amato poco il personaggio. ed Eddie Brock?! cazzo, un personaggio piattissimo: dov’è il pazzo violento e culturista? perchè HobGoblin che combatte insieme a Spidey, ma io dico… e quante volte, tra l’altro, Spidey ha combattuto più di un nemico alla valta uscendo infine vincente?! e parlo proprio dei seventies, nessuno ricorda i Sinistri Sei?
Gennaio 14th, 2008 at 18:49
Figuratevi io con i fumetti non ho mai avuto una gran dimestichezza,quindi purista è una cosa a me molto lontana. Per quanto riguarda il film, si a me pareva raffazzonato ed eccessivoe confuso come dici tu.Insomma brutto proprio come film, non come film di spiderman.
Gennaio 14th, 2008 at 21:14
Ma che ve devo dì. L’uomo ragno è una cifra rock. Pure al cinema.
Il discorso tra la specularità tra differenti media mi vende completamente contrario. Credo che l’eccezione sia un fumetto o libro dal taglio cinematografico che può non necessitare di vere modifiche all’impianto narrativo. Troppo spesso incappo nell’assioma simile all’originale = migliore.
Secondo me cercare la somiglianza formale (sono poi i contenuti a fare al sostanza) è comunemente una mancanza di compresione delle meccaniche e delle dinamiche proprie di ogni media, per cui si cerca in una quella che si conosceva nell’altro. Un po riduttivo come processo creativo per chi si è mai trovato nei panni o si è reso conto di cosa vuol dire adattare una storia da un media all’altro.
Come dire che l’arrangiamento sinfonico di un brano per chitarra più segue lo spartito e la sillabazione musicale originale del primo e più è qualitativamente valido.
Il fatto che il fumetto sia strutturalmente forse l’anello di congiunzione tra la celluloide e la letteratura propriamente scritta ha un senso nelle dinamiche visuali ma ovviamente i principi della serialità tipici del fumetto attecchiscono solo marginalmente in un formato che deve raccontare in 120 minuti quello che su carta accade con logiche distribuite in un arco narrativo di anni.
Condivido delle critiche alla sceneggiatura o forse più esattamente delle scelte di come. Ma sinceramente non vedo l’importanza per esempio di chi formalmente sia l’assassinio di un determinato personaggio. Vedo invece chiaramente il concept nella scelta di Brock come assassinio dello zio Ben una espediente narrativo per giustificare e rafforzare il trapasso al lato ‘oscuro’ di un personaggio che è il protagonista positivo della vicenda. Non dimentichiamo che stiamo raccontando una storia anche a bambini in determinate fasce di età in cui la rappresentazione del bene e del male ha ancora bisogno di riferimenti e definizioni precise.
Nella logica filmica esplicare la saga del costume alieno e i mutamenti di un personaggio che accompagna i mutamenti culturali di un paese attraverso decenni mi sarebbe sembrato in ogni caso un tantinello impossibile nonchè pretenzioso. In questo senso facevo riferimento a ‘chi a conosciuto i fumetti negli anni 70′, non era per farne una questione di anzianità (ci manca solo), ma per indicare come lo Spiderman di Raimi si rifaccia senza molte mediazioni a quella che ho indicato come la golden age del comics americano. in quello ho letto l’amore verso un preciso periodo storico e culturale che indubbiamente può far sembrare fuoriposto molte scelte narrative.
Quello che forse sfugge ai lettori ‘moderni’ è il piano di lettura originale che ovviamente ha raggiunto invece direttamente chi ha letto certe cose 20 e passa anni fà. Per dire seppure con l’ingenuità dell’epoca le storie di Lee e Romita che parlavano di Pantere Nere e LSD sono quanto di più sovversivo in un media popolare erano e sono contestualmente quanto di più sovversivo e coraggioso un media ‘pop’ si sia mai potuto permettere.
Stiamo parlando di ere in cui perfino portare i capelli lunghi era considerato un crimine in 3/4 del pianeta terra. E stiamo parlando di esporre tra le righe un punto di vista alternativo al pensiero comune. Una cosa che neppure oggi nessun media di lasrgo consumo puà permettersi tantomeno nei fumetti di largo consumo.
Se vogliamo dare un nobiltà al media fumetto e ossevare le cose in prospettiva il costume nero non è che sia stata la scelta fashion di un annoiato editore americano, ma lo specchio culturale di come nell’immaginario collettivo l’idea di eroe o di riferimento culturale positivo, si sia evoluta o comunuque trasformata in america ma piu in generale nella cultura occidentale.
Concludendo sottoscrivo appieno la frase di Emanuele ‘Sam Raimi, e dirige uno dei più grandi kolossal della storia del cinema con lo stesso gusto del divertimento con cui dirigerebbe un episodio di Xena.
“Spider-Man 3″ è lo specchio più attendibile di cosa è oggi Hollywood’.
Il fumetto come il rock non è roba da starcisi a pettinare 3 ore davanti allo specchio, è un media che vuole essere eccessivo, fracassone, smisuratamente spettacolare come una chitarra vuole essere distorta e gracchiante. In fondo chi ha perso questo piacere fanciullesco di ritagliare i grandi temi nelle logiche del divertimento, ha forse in realtà perso la dimensione fanciullesca in cui certe vicende sono nate e devono rimanere.
Se poi vogliamo credere che Elvis scuotendo il bacino o i Ramones con 4 accordi in croce e ripetendo 50 volte in 3 minuti scarsi ‘i’m against it’ non abbiano influenzato più di una generazione…beh, allora qualcuno sta peccando di ingenuità quando considera il valore della bistrattata cultura popolare.
Excelsior!
Gennaio 14th, 2008 at 21:44
Yep, ma detto in parole poverissime i primi duespiderman mi hanno molto divertito, e il terzo no. Poi per il resto io sono un fautore dellacultura pop, o per così dire leggera, come puo’ essere un fumetto(ma non tutti i fumetti sono necessariamente leggeri). Oltre ai classici, e per classici intendo quelli di tutti i cammpi(letteratura, cinema,musica ecc ecc), io credo che ognuno dovrebbe dedicarsi anche a ciò che è contemporaneo, più pop, moderno se vogliamo. Cioè, che cazzo campate a fare se non avete letto Dave eggers? Ovviamente è un’esagerazione simpatica. Beh, alla fine ben vengano anche i filmoni di azione hollywoodiana e le trasposizinidei supereroi della nostra infanzia. Se mi facessero un film decente sui Masters of the universe potrei anche morire.
Gennaio 14th, 2008 at 22:33
spider-man 3 è l’unico film in cui potete vedere la nascita dell’uomo sabbia che insieme la nascita del nuovo cinema (granelli che sembrano pixel che si accumulano uno sull’altro, e la macchina gira su di loro, fino a formare un corpo che si guarda lui stesso stupito nella sua NUOVA forma) e peter parker che cammina come tony manero, in una delle sequenze peggio riuscite degli ultimi dieci anni.
sicuramente inferiore al secondo, ma pur sempre ricco di colpi di genio che, seppure dispersi in una melma indecisa e sovraccarica, fanno decisamente storia.
sulla fedeltà al fumetto o meno (io ho veramente imparato a leggere con l’uomo ragno, e ucciderei quello story-teller contemporaneo che ha fatto rivivere gwen stacy come moglie di norman osborn… ma questo peter e gwen che si guardano negli occhi al cofee bean se l’è dimenticati?) sono dalla parte di just.
Gennaio 14th, 2008 at 23:32
A me ” Angel ” di Ozon non è dispiaciuto, seppur è certamente inferiore ad altre cose che ha fatto in passato.
Concordo con ” Paranoid Park ” e avrei messo più in alto Lynch.
Cmq, onore e gloria ad Emanuele!
Gennaio 15th, 2008 at 01:54
Ti rivelerò Emanuele che credo onestamente che quando lessi da bambino della morte di Gwen Stacy sia stata la prima (e forse pure l’ultima?…lol) che ho pianto per una ragazza…
Non mi farò mai una ragione della versione in celluloide di Gwen Stacy, ma d’altra parte non sarei sopravvissuto ad un’altro volo di Miss Stacy dal Queensboro Bridge..per di più su uno schermo gigante.
No grazie, meglio così reinterpretata a personaggio di contorno.
Ci sono traumi di infanzia che non si possono superare
Gennaio 15th, 2008 at 01:57
Era il George Washington Bridge. Bravo, stamo a invecchià. Mi ha fatto pure un certo effetto passeggiarci sotto quando stavo a new york. Sono quasi pià nerd di peter parker…
Gennaio 15th, 2008 at 14:37
rimanendo ad un livello più basso c’è da dire che condensare trame e sottotrame che in pubblicazione seriale occupano mesi (se non anni) in due ore e mezza rovina la storia. scusa ma non è surreale che il simbionte alieno cada proprio a due passi dall’unico (o quasi) superumano? il discorso sul bene e sul male, sulla didattica è molto complesso. non credete che sia molto più istruttivo ed anche suggestivo un personaggio che cerca giustizia e non soltanto vendetta? è lo stesso discorso che riguarda il primo Batman di Burton: se un eroe è spinto a combattere i criminali da un trauma, allore colpire ed annientare il responsabile riduce tutto ad una mera questione di vendetta (e per più di metà questo film ragiona così, per poi salvarsi in corner con un perdono che sa troppo di marchetta cattolica)… inoltre Spiderman3 è un film terribilmente vacuo e superfluo: non c’è niente di peggio di una pseudo-serializzazione che monopolizzi i nostri schermi. il secondo capitolo era ottimo anche come conclusione: finalmente Spidey vince su tutti i fronti… sconfigge il cattivo, convince in niuiorchesi di essere buono e si mette con MJ… meglio di così? questo terzo capitolo invece è sin dall’inizio ridondante. riguardo il rispetto del fumetto: se Gwen Stacy come personaggio non doveva essere inserito perchè troppo complicato, allora perchè ridurla a macchietta?! non potevano dare alla barbie di turno un altro nome? mi sta bene che il dottor Connors non si trasformi in Lizard e sia buono senza macchia perchè comunque non è irrispettoso verso il lavoro di Lee e ci sta anche non appesantire il tutto con un altro cattivo… ma Gwen è davvero troppo importante per essere ridotta a futile comparsa citazionista.
vabbè, scusate se mi sono dilungato. ma dovevo cavarmi alcuni macigni dalle scarpe.
Gennaio 16th, 2008 at 14:20
Mah, in ultima analisi le tue considerazioni sono anche anche corrette Ghemison se si considerasse la creazione di un film un lavoro puramente meccanico anzichè creativo.
Alla fine ogni film è la visione di un individuo riguardo una data storia. Entrando nella spirale delle tue, seppure lecite considerazioni, si entra nella logica in cui ognuno avrebbe girato il suo spiderman, il suo batman, il suo arancia meccanica o il suo la donna che visse due volte.
Thwip!
Febbraio 3rd, 2008 at 17:59
passavo di qua.
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