SAUL WILLIAMS
The Inevitable Rise And Liberation Of Niggy Tardust!
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Saul Williams non è un cantante, almeno non solo. Almeno fino ad ora. Questo è il suo terzo disco ufficiale. Negli altri lavori si faceva aiutare dal vate Rick Rubin e da altri schizzati e fantasiosi artisti come Dj Krush, Dj Spooky, Zack De La Rocha e Serj Tankian; mentre in quest’ultima fatica il prode Saul, oltre ad omaggiare David Bowie nel titolo, si vanta anche di essere prodotto da mister Nine Inch Nails Trent Reznor e di esser mixato da Alan Moulder un pilastro della scena alternative anni ‘90, con produzioni che spaziano dagli Smashing Pumpkins ai Curve, dagli stessi NIN a Moby e gli U2. Inoltre “The Inevitable Rise And Liberation Of Niggy Tardust!” sfrutta lo stesso mezzo di distribuzione degli ultimi Radiohead: internet e nient’altro che internet. Anzi anche meglio di Yorke e soci: perché il nostro Williams non chiede nulla per farci avere il suo disco, basta scaricare dal suo sito l’album e poi decidere se versare un contributo alla causa del nostro (cosa che spero facciate, dato che nessuno più di lui se lo merita). Purtroppo sia Saul sia Trent non sembrano in gran spolvero:entrambi, piuttosto intenzionati a piacere ad una larga fascia di pubblico, confezionano un lavoro leggermente banalotto per quanto eccezionalmente studiato e rifinito. Sicuramente pezzi come “Black History Month” con il suo minimalismo electro magnificamente aggressivo, il crossover dub-nu metal “Convinct Colony” sono un’ottima partenza; ma il tutto viene rovinato dalla raffazzonata cover di “Sunday Bloody” Sunday. “Tr(n)igger” sfoggia un bel sample dei Public Enemy ed è un bell’esempio postmoderno e citazionista di hip-hop impegnato, purtroppo fa più bella figura sulla carta che all’ascolto. Stesso discorso per “Break” e “Scared Money” (ottima base, ma interpretazione spesso poco ispirata): pezzi intelligenti e dal potenziale enorme, ma realizzati con poca creatività. Altrove Saul e soci si impegnano al massimo e sfornano piccoli capolavori come il soul cyber-punk di “Niggy Tardust”. Oppure giocano ad emulare le nuove leve elettroniche più promettenti, come nel dubstep alla Kode9 di “DNA” appena sporcato di funk. “WTF!” è esattamente quello che ci si poteva aspettare dalla collaborazione tra Williams e Reznor, un industrial-rap decadente e sommesso anche durante il battito più trascinante. Il risultato non è pienamente apprezzabile, se “The Inevitable Rise And Liberation Of Niggy Tardust!” fosse durato la metà ed avesse avuto meno inutile hype e presunzione sarebbe stato un capolavoro. Dispiace, ma così fa fatica ad entrare tra i migliori dischi di quest’anno. Comunque un ascolto dovuto ed altamente consigliato, soprattutto per chi non conosce l’autore e/o non è un appassionato seguace di musiche altre come hip-hop ed elettronica. |
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16 gennaio 2008 @ 10:47
Tutto giusto, anche se mi permetto una piccola critica: insomma, immaginare un Sanguineti ancora più politico di quello che è ora e di quello che è stato negli anni passati è impresa ardua e assaj scoraggiante.
16 gennaio 2008 @ 12:52
hai perfettamente ragione. Saul Williams è più demagogico, se esistesse una concezione positiva di questo termine: dice cose che sono nella testa di una generazione di gente e le dice bene… come idee è un incrocio tra Bright Eyese Zack De La Rocha, soltanto che è iù bravo e più profondo nell’esprimerle. ma metterla così lunga ad inizio recensione non andava proprio. diciamo “politico” nel senso che più piace ai gggiovani, che tanto neppure sanno chi è Sanguineti e magari pensano ai Green Day ed allora si ascoltano pure Saul ed è meglio.
16 gennaio 2008 @ 14:26
Se dite Sanguinetti io penso a una bistecca. Facciamo pure che sono le 12.25 dalle mie parti, ma soprattutto facciamo che non sono più gggiovane.
Nel suo genere, che non è il mio per inciso, Niggy fà la sua porca figura. O meglio forse la sua porca figura la fà proprio perchè non ce l’ha troppo un genere.
Ma non è una considerazione troppo oggettiva in quanto c’è per me c’è troppo Nine Inch Nails dentro per starci a filosofeggiare sopra
Comunque assodato che non andremo mai al cinema insieme e probabilmente neppure ad un concerto…almeno te piace la pizza ghemison?
16 gennaio 2008 @ 14:41
la pizza che fanno a roma è scandalosa!
16 gennaio 2008 @ 14:53
Ghemison me l’immagino perennemente imbronciato dal poco che ho letto. Mi piaci come scrive comunque. La pizza di Roma non è brutta, solo è un’altra cosa. la pizza del circolo degli artisti, quella si che è un cesso.
16 gennaio 2008 @ 15:42
sono un sociopatico, sì è vero. però sono anche un cazzone. la pizza mi piace, ma sono noioso anche riguardo a quella… però mi piace la birra…
16 gennaio 2008 @ 16:32
La pizza che fanno a roma è la pizza che fanno a roma.
La pizza che fanno a napoli è quella che fanno a napoli.
Amen.
Io ho mangiato una delle pizze migliori in alto adige. Che non ha senso. Non lo so che roba era. Comunque era a forma di pizza ed era buona di molto.
Comunque se volete mangiare una vera pizza di merda (che non è la pizza de fango quella pure avrebbe un suo retaggio) basta che venite a trovarmi…
Vabbè infine ci riuniremo tutti nel culto del Sacro Luppolo (tranne Sachiel che per via di questa sua gravissima malattia non assimila alcolici). Comunqe per dire, se uno pigliasse un Ryan Air oggi per giugno/luglio secondo me con una 40ina di euri si và e si torna da Londra. Io sono sempre pro per un weekend indi fòr bànnis a Londra. Tutti vanno a Londra almeno una volta l’anno. Almeno venitece tutti insieme. Alla birra ci penso io.
16 gennaio 2008 @ 17:33
Capitolo pizza
Premessa: la pizza che fanno qui a napoli è la mia preferita.
Però mi trovo in disaccordo con chi asserisce che altrove la pizza faccia schifo. Decisamente in disaccordo. Altrove la pizza è diversa, e a volte si fa veramante schifo, altre invece è ottima, ma cazzo, diversa. Volessero farla uguale alla nostra si, sarebbe un tentativo fallito, non quanto nel gusto, ma proprio nell’imitazione. E poi anche a me non ricordo dove , ma non in italia da piccolo ho mangiato una pizza ottima alla napoletana. Mi piace pure quella di Roma. A Londra invece il cibo fa quasi tutto schifo per cui non so Just..meglio un “sanissimo” kebab.
16 gennaio 2008 @ 19:42
io ho mangiato una sola pizza a Napoli e non era niente di che.
16 gennaio 2008 @ 20:24
Che bello parlare di pizza!
16 gennaio 2008 @ 21:12
La pizza che fanno a Roma è scandalosamente buona!
17 gennaio 2008 @ 14:06
Ma che vuol dire che la pizza che fanno a Roma è scandalosa!??!!!!!?!?!?!
tsk tsk tsk…
ne approfitto per proporre Just alla Just-izia al posto di Mastella
eh? eh? eh? eeeehh???!!