BLACK MOUNTAIN
In The Future
Genere: psychedelic rock
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Chiudi gli occhi con forza e lasciati andare al colore rosso. Caldo che scotta, che brucia e forma cenere scura, confusa nel buio della notte. L’aria ha un odore acre, quasi acido, e il vento con il suo fruscio plasma immagini sfocate come ombre. Nero sul nero, ti trascini via ma ne resti affascinato, inebetito. Gli occhi immobili persi nella profondità oscura del vuoto livido che arde davanti a te. Come i Warlocks con accento bucolico, e più profondamente radicati ai primi ’70 o meglio agli ultimi anni ’60. Hard rock,prog, psichedelica, folk fanno di queste canzoni un unico gorgo tanto affascinante quanto classico. Seconda corsa per i Black Mountain dopo l’esordio omonimo di qualche anno fa. Ed è subito amore, inchiodato da queste chitarre acide che di tanto in tanto si intrecciano in escursioni progressive, per poi deflagrare in un’implosione silenziosa che svanisce in arpeggi acustici. Sinuosa voce di donna che riporta ai Velvet Underground della famosa banana, soluzioni comuni ai Pink Floyd di Barrett ed a quelli immediatamente a lui successivi (la suite “Bright Lights”, invero un poco pesante, sembra appartenere ad una registrazione perduta di “Meddle” oppure “Atom Heart Mother”). Il resto sono lame taglienti, chitarre urticanti, synth che fanno tanto vintage e splendide pennellate acustiche a tinte fosche che disegnano ballate capolavoro. E’ quando i volumi si abbassano e il folk timidamente freak prende il sopravvento su tutto il resto che l’album vive i suoi momenti migliori: “Stay Free” e soprattutto l’eterea e drogata “Night Walls” che chiude il disco sono due piccoli capolavori in cui affondare morbidamente tutti i sensi. Clamorosamente fuori dalle mode e dalle tendenze, questo disco dal titolo che pare un ossimoro può essere il vostro LSD naturale, innocuo e rigenerante. Quando vi sveglierete starete molto meglio di prima, ve lo assicuro. |
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22 gennaio 2008 @ 11:25
sachiel sei troppo emo…rassegnati.
22 gennaio 2008 @ 11:50
bene….molto bene….credo che qualcuno che conosco, dopo il tuo commento di oggi, mi sfotterà alla morte
22 gennaio 2008 @ 13:26
davvero sorprendente questa senconda prova… i puristi della psichedelia un po’ storceranno il naso per certi passaggi molto pop (vedi la splendida ‘Angels’), ma in effetti è un signor disco, molto fluido e vabè, il resto l’hai detto tu egregiamente, sach!
peccato solo che dal vivo siano un po’ monocordi…
mi astengo da ogni stupida battutina sull’essere emo….muahahahahahah!
22 gennaio 2008 @ 15:32
Hihihi, emo…
Questi non li conosco, devo ascoltare subito
22 gennaio 2008 @ 15:41
So bravi..ma io non sono emo nel senso gay del termine!
23 gennaio 2008 @ 01:39
Ho consumato a suo tempo il lavoro precedente delle Montagne Nere…molto rocche! abbbravo sachielsss!
25 gennaio 2008 @ 08:59
non mi convincono. il suono è bello e le canzoni ci sono anche, ma l’insieme non mi fa mai venir voglia di riascoltare il disco.
21 aprile 2008 @ 15:20
[...] Chiudersi due settimane in una fattoria e pensare che suonare uno dei migliori album di questo 2008 è uno scherzo da ragazzi, cose che solo in casa Jagjaguwar possono permettersi con tanta scioltezza. Ce li vedi i Modest Mouse che suonano con i Black Mountain mentre i Minus Story giocano a nascondino nel deserto con i Wolf Parade? Ma questo non significa niente. Godere per 39 minuti, traboccare di elettricità rock e sperare che non esca più nessun altro disco perché per ora si sta bene così. Bene come nella lunga scia ai limiti della psichedelia feroce di “Ghost Blues”: una danza sbilenca con molto malto nel cuore tra i fuochi del Grand Canyon. Bene come quando un plotone di chitarre bagnate nel Blues ed asciugate nel Rock’n’Roll tira dritto per la sua strada e a te rimane solo una folata di vento a smuovere i capelli. [...]