Battle ~ Hollywood Porn Stars ~ Does It Offend You, Yeah?
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Brutta storia, essere lì, nell’empireo delle band fighe, osannati ed invidiati dal resto dei comuni mortali. C’è da difendere con le unghie e con i denti una posizione conquistata a suon di inverosimilmente pallose interviste a base di domande sempre uguali, video costati migliaia di euro e superflui quanto un programma di Silvestrin, decine di ep e singoli e mini-ep e maxi-singoli e box-set e collaborazioni e split e live e poi? E poi ci sono centinaia e centinaia di altre band che scalpitano lì, un gradino più in basso, tutte all’agguato, artigli affilati e bava alla bocca, pronte a usurpare un posto nell’ambitissimo olimpo del rock. Tra tutti, una nota di merito spetta senza dubbio ai londinesi Battle (da non confondere con gli statunitensi math-rockettari Battles!), usciti a settembre con l’ottimo “Break The Banks”, che ha rivitalizzato molti dei miei pomeriggi autunnali. Le coordinate che seguono i quattro sono più o meno note e in voga di questi tempi, a metà strada tra new-wave e beat dance, nel segno di New Order e Joy Division; complice anche la voce e il modo di cantare del frontman Jason Bavanandan, è facilissimo il paragone con certi Bloc Party era Silent Alarm. I Battle fanno il loro esordio nel 2005 con il singolo “Isabelle”; “Demons”, il singolo successivo, vede andare a ruba in un solo giorno tutte le 1500 copie stampate. Dopo il mini album “Back To Earth”, pubblicato in sordina nel 2006, “Break The Banks” potrebbe essere il primo passo verso palcoscenici più ampi (e meritati). Consigliati per la vostra dose quotidiana di adrenalina + ottimismo. Si cambia paese, si cambia mood: gli Hollywood Porn Stars arrivano dal Belgio e non si possono considerare esattamente degli “sbarbatelli”, essendo già al loro secondo album. “Satellites” è un disco carico di energia, registrato in dodici giorni e in presa diretta, nell’intento di catturare tutta l’energia live della band (vabbè, loro ci tengono a farlo sapere, quindi li si accontenta). Il risultato è un album gradevole, senza grosse pretese, che gioca ad essere profondo mescolando atmosfere dark e chitarre anabolizzate, ballatone malinconiche (e spesso melense) e pezzi molto punk ed incazzati; quello che non manca mai è la melodia furbetta ed ammiccante che mette le radici nel cranio. Insomma, evitateli se siete dei fondamentalisti del “nuovo & strano ad ogni costo”, di quelli che si sentono in colpa per una settimana intera se facendo zapping passano per errore sull’odiata MTV; in altro caso gli Hollywood Porn Stars possono concedere una tranquilla mezz’ora di musica. Si chiude il tris con i Does It Offend You, Yeah? . Straight from Reading, UK, il gruppo si inserisce perfettamente nell’ormai battutissimo solco segnato da Daft Punk ed eredi (leggi Digitalism o Justice o Simian Mobile Disco). Vengono allo scoperto con una manciata di (non riuscitissimi) remix di pezzi quali “Map Of The Problematique” dei Muse e “The Prayer” dei Bloc Party. Va meglio con le produzioni proprie: se “We Are Rockstar” è un clone meno riuscito di “Pogo” dei Digitalism (stessi coretti, stesse chitarre, stessi sintetizzatori), “Let’s Make Out” fa ben presagire per il futuro prossimo. Un album è atteso all’inizio del 2008, edito niente di meno che da mamma Virgin: staremo a vedere se si tratterà di copia conforme agli originali o se i quattro sapranno distinguersi per originalità. Sicuramente se ne sentirà parlare, potete scommetterci la vostra maglietta a righe orizzontali preferita. |
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Link: Mp3: |

(SXSW 2006 showcasing artist)
23 Gennaio 2008 @ 12:03
E bravo il signor morbido, una panoramica pop abbastanza interessante direi. Pero’ ammettilo, sei molto poco emo, non puoi competere con il sommo maestro,il sottoscritto.
23 Gennaio 2008 @ 12:52
Dipende, dipende, ma a te mi devo senza ombra di dubbio inchinare. Un bel secondo ciddì dei Subways, però, mi potrebbe rendere abbastanza emo, per esempio.
23 Gennaio 2008 @ 13:55
Ottimismo?? I Battle?!?!
mah mah mah…
23 Gennaio 2008 @ 15:12
Dai, musicalmente non mi si può dire che siano deprimenti (almeno la maggior parte dei pezzi di questo disco). Per me un gruppo deprimente per eccellenza sono i Radiohead di Ok Computer o certi Blonde Redhead, ma i Battle no; i pezzi partono (di solito) cupi, ma poi hanno sempre grandi aperute melodiche, si parla di lottare per sopravvivere (anche il senso del nome “Battle” è quello), un ciddì così a me da la carica per uscire da casa e prendere a pesci in faccia la gente. Poi oh, non pretendo che a tutti suoni uguale.
23 Gennaio 2008 @ 16:38
[...] Here’s another interesting post I read today by Mr.Soft [...]
25 Gennaio 2008 @ 14:22
“…Sometimes I live a lonely life
Such a pointless life
God knows I like to criticise
The only way that I’ll get by
Yes, I need common sense
I really wasn’t born with it
Shoot me in the face
And make these demons disappate…”
gianni!!!!