Ven 25 Gen 2008
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Quando il cielo è così pesante le volontà e le aspettative si schiacciano al suolo. Odio l’inverno. Gli occhi non si alzano più dal terreno e anche se hai un colore azzurro puffo in mezzo al tuo cazzo di bianco, improvvisamente diventa tutto grigio muffa. Quando è così mi viene da pensare ancora di più che è tutta colpa di Bush. Per tutto. Anche per il fatto che spesso mi capita di uscire dalla doccia e indossare l’accappatoio che è già un bel po’ umidiccio se non proprio addirittura quasi bagnato dall’ultima doccia. Rassegnazione. Quando è così devi mettere un disco di un gruppo che abbia possibilmente un cantante che sembra si stia lamentando un bel po’ e stia soffrendo perchè qualcuno gli sta pestando proprio il piede dove ha un’unghia incarnita. Rock abrasivo da Seattle. Lamentoso e isterico. I Siberian amano la melodia ma sono piuttosto diagonali e rock nel vero senso del termine. Tutto incartato in una confezione pop quasi incline al fischiettamento mattutino ma mai eccessivamente catchy. 5 ragazzi che con questo interessante debut (se si esclude l’EP “Hey Celestial!”) si piazzano a metà strada tra i primi due dischi dei Radiohead e la voce di Matt Bellamy, volendo azzardare qualche rimando musicale più preciso. Riff semplicissimi e l’originalità che va a farsi un giro più in là, ma anche il coraggio di non pretendere troppo e l’onestà di una progressione semplice, una ritmica elementare e una rabbia spesso distorta eppure allo stesso tempo delicata. Il cielo credo comunque che rimarrà pesante. |
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