EFTERKLANG
Parades
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Le terre del nord e gli spazi illimitati. “Polygyne” è la traccia che ci introduce in questo viaggio mistico attraverso gli Efterklang: la sua melodia malinconica e tenue va piano piano crescendo fino a elevarsi tra archi, violini e ottoni. E poi i tintinnii (che fanno un po’ Amiina) si mescolano all’elettronica di “Mirador”, fino alla musica trionfale ed epica di “Horseback Tenors”, mantenendo sempre una spiccata preferenza per le parti strumentali. “Frida Found A Friend” ci suona come pecora nera: le cupe trombe e gli organi che accompagnano gli ottoni rendono l’atmosfera buia e inquietante, una voce lontana dal tono elegiaco(eco dei Knife) cerca di affiorare, prolungando l’inquietudine anche in “Maison De Réflexion” e “Blowing Lungs Like Bubbles”. Il folk misto a post-rock di questi brani si attenua nei cori femminili della successiva “Caravan” , fino a trasformarsi in suoni più rarefatti in “Illuminant”, nella quale si sentono i Sigur Ros. L’album si chiude tra il pop-folk di “Cutting Ice To Snow”, lasciandoci fluttuare tra le note di pianoforte e le voci del coro che ci accompagnano alla fine del viaggio. Nel suo complesso, “Parades”, non ha delle pecche, anzi ci suona come un lavoro curatissimo ed elaborato, però, eccessivamente barocco. Ridondante in molte parti, non riesce a catturare totalmente l’attenzione dell’orecchio per le sue melodie eteree e senza fine, che risultano perfette come colonna sonora di un film nordico ma troppo rarefatte per concentrarsi solo su di esse. |
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30 Gennaio 2008 @ 14:20
questo disco è come una fetta di cassata siciliana dopo la cena della vigilia…
giustissime le 2 stelline