BAUSTELLE
Amen

 
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11 febbraio 2008
 

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N.B. Questa recensione è più lunga del solito perché chi l’ha scritta i Baustelle li ama e quando si ama qualcosa le parole/emozioni/sentimenti non si esauriscono in un limite di battute. Prendetela, se volete, come una sorta di monografia (del gruppo) di formazione (di chi scrive). Altrimenti, Amen.

Venerdì primo febbraio è uscito l’ultimo album dei Baustelle. Si intitola “Amen”. Siccome io i Baustelle li amo, quel venerdì sono uscito prima dal lavoro per andare a comprarlo nel più vicino negozio di dischi. L’ho pagato 17 euro invece che 19, m’hanno fatto lo sconto perché prima ero un cliente assiduo. Forse lo sconto me l’hanno fatto per invogliarmi a tornare spesso come una volta, ma io gli ho detto chiaramente che compro quasi solo on-line o quando vado all’estero perché i cd costano la metà.

Il cd è un cartonato di ottima fattura, in copertina c’è l’immagine di un occhio, verde, e dentro c’è un booklet con tutti i testi e un paio di foto di Bianconi, Rachele e Claudio Brasini.
Ho inserito il cd appena entrato in macchina, perché fino a quel momento ero riuscito solo ad ascoltare “Charlie Fa Surf” e siccome io i Baustelle li amo non vedevo l’ora di sentire il resto di “Amen”. L’ ho ascoltato tutto d’un fiato nel traffico di Roma, dove quando esci dal lavoro nell’ora di punta a dirla tutta non si muore d’amore ma casomai di smog e stress.

Alla fine del primo ascolto l’impressione che ho avuto non è stata positiva. Il cerchiobottista ex-democristiano parlerebbe di “cauto ottimismo” in una situazione simile, nel senso che “Charlie Fa Surf” mi sembrava buona per fare il paio con l’altrettanto buona “La Guerra E’ Finita” del disco precedente, ma il resto dell’album non mi aveva convinto. Musicalmente troppo rock, con venature funky e code disco. I testi, poi. Mi era parso che le citazioni letterarie, un tempo poste lì per chi era in grado di coglierle ( che male c’è / maudit Verlaine ; solo certi poeti del male mi sanno cantare ), in “Amen” fossero fin troppo sbattute in faccia all’ascoltatore ( “Baudelaire” ), come se ( sacrilegio! ) di punto in bianco si intendesse far diventare baustelliano chi DNA baustelliano non aveva.

Forse, se io i Baustelle non li amassi li avrei messi da parte dopo queste prime impressioni, ma, si sarà capito, così non è. Me lo sentivo che non mi avrebbero tradito, che il “cauto ottimismo” si sarebbe potuto trasformare in 60 minuti di lacrime e gioia. E allora via con un settimana di ascolti attenti, continui, critici.

Il primo ri-abbraccio è stato con Charlie. Che io, coglione, mica l’avevo capito veramente chi era. Credevo che i Nostri avessero messo troppa carne al fuoco e non fossero riusciti a raccontare con la solita precisione le pulsioni di un 15enne borderline. Troppi elementi troppo distanti: Charlie fa surf, si droga, ma va in chiesa e fa sport, fa skate, vorrebbe morire, ascolta l’r&b e insomma mica è come quello che girava con il coltello nello stivale, si faceva di benzedrina per non dormire e con la carezza dell’eroina regalava la sua violenza. Cazzo quello era baustelliano, era bello come il protagonista de “La Luna” di Bernando Bertolucci – il film più bello che abbia mai visto – era come lui, 14enne in bianco e nero che vaga nei pomeriggi d’agosto alla ricerca dell’eroina nella Testaccio degli anni 70 per poi farsi in vena a casa della ricchissima madre, a Via Giulia. Innocence Sauvage, dolore e incapacità di capire perché si debba soffrire così tanto a quell’età, perché la madre pensi solo a cantare all’Opera e il padre sia sparito.
Per quel che mi riguarda i Baustelle li amo perché sono stati in grado di tradurre in parole e musica quelle immagini e ne ha tirato fuori ritratti color seppia di antiomologata adolescenza torbida, di cui però Charlie mi era parso essere una versione sbiadita e giovanilista.

A risentirlo con attenzione il voler confusamente essere mille cose diverse ( e tutte con sofferenza ) come Charlie, senza capire bene perché, rappresenta il ritratto più calzante dell’adolescente di oggi. Vuole essere tutto perché lo fanno tutti, ma sprofonda nel disagio da solo e con gli altri. E pian piano affiorano le antiche lame da riformatorio: Programmo la mia drum machine / e suono la chitarra elettrica e soprattutto Vi spacco il culo, oppure Prendo pastiglie che contengono paroxetina sono malaffari baustelliani al 100%. Ancora di più lo sono le ispirazioni della canzone: l’installazione dei bambini impiccati di Cattelan e una scena da “Apocalypse Now” di Coppola. E la religione, con le invocazioni a Dio che ritornano con frequenza.

Come nella poesia italiana in forma pop più commovente e delicata degli ultimi anni, forse la cosa più bella mai scritta dai Baustelle, sicuramente la più toccante. “Alfredo” è la storia che si è sedimentata nei primi ricordi d’infanzia della mia generazione, la storia di un ragazzino che cadde, e morì, dentro un pozzo nei primi anni ‘80. A casa con le nonne, i neonati o poco più come era il sottoscritto, per alcune settimane sentirono parlare i familiari, le tivù, tutti della drammatica morte di Alfredino. Ma il racconto che ne fanno i Baustelle è qualcosa di veramente tragico e insieme tenero e innocente, come se fosse tutto un armonioso disegno di Dio al quale Alfredo, con la sua purezza, sceglie di piegarsi serenamente. Che bimbo stupido / piena di grazia / mamma / Padre Nostro / con la terra in bocca / non respiro / la tua volontà sia fatta non sono parole di una canzone, ma versi di una poesia scritta con la disarmante sincerità di un bambino che sta per sprofondare, per sempre. E io per questo Bianconi lo amo, i Baustelle li amo, perché raccontano quello che io non so raccontare, né scrivere, e sono come me, raccontano di me, di voi, dei vostri amici, della nostra vita. Perché una volta era l’urgenza violenta di Martina ( tutto ciò significa / anche tu mi ucciderai / un rasoio inciderà la mia pelle ) e oggi è la struggente trascendenza pop di “Alfredo”.

Per quel che mi riguarda basterebbero questi due canzoni per continuare ad amarli, per cui mi soffermo solo brevemente sugli altri episodi del disco, che sono, nella maggior parte dei casi, altri pezzi stupendi.
C’è l’inizialmente incompresa “Baudelaire”, un vortice frenetico che frulla insieme rime come Pasolini è morto per te / morto a bastonate per te con la geniale Nei fiori dei campi / vive Piero Ciampi e si estende per 6 e rotti minuti con una coda di possenti archi e fremiti No-Disco; la lucida analisi dei rivoluzionari da salotto radical chic de “Il Liberismo Ha I Giorni Contati”; le tradizionali riflessioni sentimentali di “L’Aeroplano” e “L” ( che fa rima con “En” ), quest’ultima, tanto per non continuare a citar citazioni, che infila la rima Un film di Rohmer / con Anouk Aimée; il pop-rock magniloquente di “Antropophagus”; il tributo-cover a Mister Lee Hazlewood “Panico!” ed un altro paio di brani tra i più pregiati dell’intero patrimonio baustelliano: “L’uomo Del Secolo” e “Dark Room”. La prima è una mémoire di un comunista ( pare sia il nonno del Bianconi ) che, disertore nel ‘43, tira le somme di una vita difficile, mentre “Dark Room” è una drammatica e spigolosa bossanova, interpretata da Rachele, che attraverso versi asciutti e brevissimi trasmette l’angosciato disagio di chi si dedica, per solitudine più per piacere, ad illusori rapporti sessuali “usa e getta” ( Ciao / che fai? / mi vuoi? / Ok / ti va / di qua / ci sei? / Ne fai miracoli? ).
Un altro album strepitoso. E con questo siamo a quattro su quattro.
Vi amo.

P.S. Piccola nota a margine su di una polemica che certamente si ripresenterà. Se i Baustelle torneranno al Festivalbar, non solo non storcerò il naso, ma gli augurerò anche di vincerlo, il Festivalbar. E Sanremo, magari. Perchè il successo non è sinonimo di pochezza o di mancata indipendenza, ma in casi come questo anche e soprattutto possibilità di parlare a platee sempre più vaste, qui da noi per anni mestamente rincitrullite da musiche/non musiche ebeti e vuote. I Baustelle sono pop, ovvero popolari, orecchiabili, non richiedono particolari conoscenze né impegno nell’essere ascoltati. Hanno tutti i mezzi per avvicinare gente che forse all’inizio non capirà chi cazzo sia Anouk Aimée e Lee Hazelwood, ma nel frattempo facciamoglieli ascoltare…non si sa mai.

“BAUSTELLE LIVE @ Effetto Venezia (Livorno, 05-08-2006)” review on INDIE FOR BUNNIES

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Amen [ Warner Bros / Atlantic – 2008 ] – BUY HERE
Similar Artist: Non Voglio Che Clara, Divine Comedy, Piero Ciampi, Lucio Battisti, Burt Bacharach, Serge Gainsbourg & Jane Birkin, Artemoltobuffa
Rating:
1. E Così Sia
2. Colombo
3. Charlie Fa Surf
4. Il Liberismo Ha I Giorni Contati
5. L’Aeroplano
6. Baudelaire
7. L
8. Antropophagus

9. Panico! (A Lee)
10. Alfredo
11. Dark Room
12. L’Uomo Del Secolo
13. La Vita Va
14. Ethiopia
15. Andarsene Così
Tracklist
 
  • il galla

    a questo punto, più giustificato che mai il casino e la leale “competizione” per accaparrarsi i baustelle nelle mail redazionali!
    Recensione bellissima e perfetta con cui concordo totalmente…al primo ascolto mi sembrava quasi pacchiano il disco, poi a starci un pelo attenta rivela le incredibili e pure perle baustelliane che hai sottolineato!
    grande helmut!

  • A me non piacciono, ma che importa, mi soffermerei piuttosto sulla tua ultima precisazione. Chiunque smetta di ascoltare un artista semplicemtne perchè è diventato famoso dovrebbe ricoverarsi in un ospedale psichiatrico. E poi glielo auguropure io di vicerelo il festivalbar eventuale, sarebbe una bella novità

  • giov

    bello il nuovo singolo davvero.

    helmut non te sei regolato 😀

  • The Dustman

    D’accordissimo sul discorso a proposito del festivalbar e di sanremo…

  • Violet

    bella recensione e bel disco, davvero…

  • Olmert

    Rasenta il capolavoro.

    Forse il migliore nella loro discografia….

  • vi darò le seguenti informazioni:
    1) questo disco ancora lo devo accattare, ma lo farò appena metto qualche din-euro da parte.

    2) dal vivo mi hanno sempre deluso, il che non me li ha mai fatti amare completamente. vedremo in questo tour come andrà…Fermo restando che li apprezzo moltissimo

    3) helmut: gran bel pezzo sudato. meni complimenz 🙂

  • Bel disco e bella recensione, concordo con la chiusa, ma anche con joses, anch’io dal vivo non li ho mai trovati davvero convincenti.

  • axelmoloko

    Rasenta il capolavoro.

    Forse la migliore recensione di Helmut…

  • Helmut

    Tutto quello che avevo da dire è scritto nella rece..aggiungo che ci sono più livelli testuali, nel senso che ad ogni ascolto si svelano nuovi significati..ad esempio, la Anna de ” il liberismo ha i giorni contati ” mi sa che è una terrorista di cui mi sfugge il nome…disco strepitoso, non a caso è balzato subito al quarto posto in classifica..

  • Just

    A me i Baustelle nun me piacciono. In compenso mi piacciono le recensioni di Helmuth. D’altra parte non si può avere tutto dalla vita.

    Quindi me state a dì che se vado al festivalbar poi vi sto sul cazzo?
    io ci scriverei subito una canzone con sto titolo. muahaha!

  • Helmut

    Io apprezzerei un botto un Festivalbar..subito mille e mille teenager coi Tokio Hotel…

    E sempre Ave a Just…

  • salvatore

    si…bella recenzione…ma, permettimi, charlie non vuole essere un ritratto dei ggiovani d’oggi, ma, bensi’, come dire, una …presa per il culoooo!!!

  • Helmut

    Non direi proprio, Dear Salvatore..non una presa per il culo ma piuttosto l’amaro ritratto di una triste gioventù..

  • spud

    tanto per cominciare anche io come charlie ti spacchero’ il culo dear helmut! cio’ detto passiamo al disco:capolavoro.Fruibile da tutti ,capibile da pochi.mi soffermerei a riflettere su un paio di versi ancora:(perchè di versi trattasi hai ragione!) “le avanguardie erano ok almeno fino al’66”,”Anna lo sa.Un tempo aveva un sogno stupido:un nucleo armato terroristico”(anna laura braghetti?l’ipotesi non è peregrina).In ultimo come non aprezzare chi fa rimare dc e platini in un pezzo emozionante come alfredo? Anche questo è baustelle.

  • Helmut

    Spud spadoni dixit.

  • spud

    veni, vidi vinci.

  • pandio23

    A quanto pare non sono il solo a non averli trovati validi dal vivo..
    Però io sono come te, Helmut,mi sa che li amo davvero!!!
    La malavita ere più immediato,ti entrava subito in testa,su questo bisogna concentrarsi un pò di più…ma ne vale veramente la pena!!!

  • ghemison

    me l’ha regalato la Vale per San Valentino in ritardo, cioè ieri. sono ancora alla fase del “cauto ottimismo”… mi pare un po’ monotono e gggiovane, meno approfondito… tu mi hai indirizato qualche chiave di lettura ed hai fatto bene, tra l’altro splendida recensione. credo che comunque sia un disco che cresce con gli ascolti (e poi, io son come te, li amo sempre e comunque).

  • Helmut

    Pare da Gggiovani, ma non lo e’..e’ Baustelliano al 100%…

  • davide77

    Helmut
    forse “L” l’hai un po’ sottovalutata, per me è la migliore del disco, anche se non ho molto capito il significato di queste benedette Tracce di Laura!!!
    Davide77

  • athos

    bella recensione. la condivido interamente e nelle singole parti, e la condivisione è una cosa commovente di fronte a dischi (opere) del genere.

  • The Dustman

    Tracce di Laura? Ma che era quella che non c’era più perché era andata via??!? :§

    cmq per Charlie fa surf (storpiatura del titolo di un’installazione di Cattelan, ossia “Charlie Don’t Surf”) secondo me ci sono varie letture, non può essere solo il ritratto di una gioventù sbandata. Dice che Charlie ascolta metal e pure l’r’n’b, suona l’elettrica, programma la drum machine…è un ritratto un po’ confuso…allo stesso tempo contiene: una presa in giro dei giovani, solidarietà verso di essi, una descrizione confusionaria e qualunquista da parte dei “grandi”

  • Helmut

    E’ una lucida presa di coscienza dell’approssimazione con cui i ragazzini cercano di costruirsi un’identità…

  • Nico

    Questo disco lo trovo magnifico. Sotto tutti i punti di vista. Ogni volta che lo ascolto lo consumo e non sono mai sazio, perchè trovo sempre qualcosa di fresco in esso. Secondo me il migliore a livello musicale e di arrangiamenti, ma questa è un’opinione del tutto personale.
    Devo fare i complimenti a Helmut, pensa, avrei voluto che la recensione durasse di più, perchè avrei voluto che canzoni come L., come Andarsene così avessero ricevuto il giusto commento. Soprattutto quest’ultima secondo me è un capolavoro in miniatura.
    Forse sono troppo preso io, ma è puro spettacolo.

  • A

    Il festival di Sanremo o un altro festival… ha già un vincitore anzi dei vincitori: i Baustelle, anche se non sono in gara, sono presenti con la loro musica, i sentimenti che suscitano e soprattutto le parole, poesia moderna regalata in passato da un certo De Andrè; mi auguro di poter ascoltare ancora suoni simili in futuro. Naturalmente queste sono solo opinioni personali, nulla più

  • nancy

    io dp aver letto il commento d bianconi a charlie fa surf sn rimasta allibita..come può un’artista alternativo cm lui sprofondare nel più basso dei pregiudizi?io ascolto rock e anke emo e nn m drogo,anzi terrei a precisare ke sono i truzzi doc a drogarsi..se a volte ho pensato d finirla ho avuto motivi ke reputo validi e credo invece che cn questa canzone il gruppo tanto alternativo ke io credevo fossero i baustelle siano diventati ultra conservatori xkè io ho ammirato questa canzone xkè qualuncuno parlava del lato b,d quelli ke la società rifiuta,e invece scopro ke è l’ennesima presa x il culo ke la società fa a me e a quelli come me ke vengono condannat perchè il sabato sera non vanno in discoteca..scusatemi allora se sono ank’io un charlie ke xò nn si droga,nn fuma e nn si veste nemmeno da drogato ma cerca solo d evadere da questa vita d merda ke gli ha solo riservato dolore per la sua ingenuità..baustelle v aspetto x farm crocifiggere!!

  • Volomagico

    Vedo e sento Baustelle domenica per caso “dalla Ventura” e rimango colpito da Charlie e dal loro modo di essere .Leggo un po’ sul web e oggi compro Amen .Notevole impatto per uno come me che ama i 60′ del beat e la canzone d’autore .Grandi e se vincerete il Festivalbar saro’ solo contento .BRAVI !!!!

  • Helmut

    ” Scelgo le persone sulla base di / Cravatte e tagli di capelli semplici…”

    Così, mi è rivenuta in mente questo pezzo di ‘BOUQUET’…

    L. è un gran pezzo, ma non tra i migliori secondo me…rispetto a quelle che nn ho inserito, mi sta piacendo molto “Andarsene Cosi'” e “La Vita Va” ( ”vivo così, tra il sociale ed il vuoto”)…

  • Liv

    Beh, io semplicemente amo i Baustelle

    non credo ci sia altro da dire…quando senti che ogni parola parla di te…hai davvero ragione…

  • Carlo

    Gran bel disco. Li ho visti live un mese fa e mi sono piaciuti molto, il disco non è il migliore della loro discografia ma è cmq un ottimo lavoro.

  • Pingback: Indie For BUNNIES » BAUSTELLE - Live @ Sherwood Festival (Padova, 19-06-2008)()

 

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