SAM AMIDON
All Is Well
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Adesso la luce crepuscolare scolora. Adesso l’orizzonte gli appare chiaro nell’onnipotenza violacea. Poggia la sua testa calva e tonda alla finestra. Ora c’è calma. Gli occhi acquosi da vecchio stanco fissano la radura dorata dall’ultimo sole. Sente come un afflosciarsi di trombe dilatate. Rimastica un mozzicone di sigaro sbrindellato e se ne sta lì immobile come se non stesse aspettando altro da una vita. Il mondo è un cencio sporco che non lo riguarda più. L’universo trattiene il respiro in quel tramonto biblico, selvaggio e senza esseri umani di mezzo. Un fischio nelle orecchie unisce il filo di cotone dei suoi crepuscoli solitari. Un fischio, una folata di vento che galoppa da dietro la collina e si ferma tra le corde della chitarra dell’ennesimo stupore americano. Sam Amidon: talentuoso ventiseienne del Vermont. Occhi spauriti, cappello di paglia, voce malinconica e semplice, sincera, senza ammiccamenti e formalismi di sorta. Musica apparentemente scarna, una chitarra acustica, qualche banjo, timidi giri di pianoforte, il canto di un violino in sordina, una tromba dilatata che apre la mente. Invece sotto c’è una grande cura, incastri che sciolgono il cuore, soffici sguardi profondi al rallentatore, visioni congelate nella memoria che ferma l’attimo. Dal freddo del piccolo Stato americano a quello dell’Islanda per registrare sotto l’ala protettiva di Valger Sigurdsson (già con Bjork, Mum, Ben Frost ecc..) un disco meraviglioso che odora di laghi ghiacciati e sciroppo d’acero. Nell’aria c’è una dolcezza pungente, tracima d’odore d’uva e terra smossa; la vendemmia è appena terminata ed ai piedi di una possente quercia un ragazzo e la sua chitarra mettono in imbarazzo il cosmo e la sua complessità. Da dietro l’uscio il vecchio osserva placido e commosso, si siede sull’ampia poltrona della veranda, socchiude gli occhi e si lascia riscaldare dall’ultimo gesto affettuoso della giornata. La bellezza salverà il mondo: così sacramentava un tizio da San Pietroburgo. Proviamoci partendo da quest’album, aggiungo io. |
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15 marzo 2008 @ 11:08
solo una piccolissima precisazione: il disco è uscito a nome ‘Sam Amidon’…invece ’samamidon’ era il moniker di alcuni lavori precedenti, che è stato poi abbandonato…
15 marzo 2008 @ 14:08
Cazzo non sono stato ancora capace di ascoltarlo….
15 marzo 2008 @ 14:30
ascoltati ’saro’….gioiellino totale
comunque è un disco che ti piacerà sicuramente..
15 marzo 2008 @ 16:59
errore corretto…
…anche se in realtà non si capisce bene a che nome è registrato questo album.
La Border Community parla di “SAM AMIDON” ma sulla copertina del disco e su altri siti (tra cui il suo myspace) si tira in ballo un certo “Samamidon”….
…mi puzza di gente che vuole fare la strana a tutti i costi, confondendoci le idee…
15 marzo 2008 @ 17:40
ehehehe…si, il tipo è strano, ma prima di far fesso un coniglio ce ne vuole..
16 marzo 2008 @ 16:38
Sam è un personaggio davvero singolare e in gamba. Il progetto è samamidon.
Intervista + recensione su ML
http://www.myspcae.com/musicletter
un abbraccio
16 marzo 2008 @ 16:39
pardon (ho sbagliato a scrivere il link)
http://www.myspace.com/musicletter
13 luglio 2008 @ 23:56
grande il nostro sam. ci porta lontano con il pensiero e la voglia di cose belle
ribio