Smashing Pumpkins - Siamese Dream

20 Marzo 2008

Per molti estimatori degli Smashing Pumpkins la pietre miliare è “Mellon Collie And The Infinite Sadness” del 1995. Io invece gli ho sempre preferito e di gran lunga, “Siamese Dream” del 1993. Troppo lungo e dispersivo il primo, molto più immediato e variegato il secondo, scivola via fino alla fine liscio come l’olio, superando anche l’inevitabile cedimento finale degli ultimi brani.
Un disco completo che unisce la psichedelica buona degli anni 70 alle atmosfere shoegazer dei primi anni 90, il punk al funky, cantato con un’improbabile voce nasale e stridula a tal punto dall’essere sublime. E poi la sontuosa batteria di stampo jazz di Jimmy Chamberlin suonata con le bacchette a cucchiaio.
Una macchina sonora potente e perforante, magistralmente tenuta insieme dal re mida delle produzioni discografiche degli inizi anni 90, Butch Vig e mixate da un genio allora poco conosciuto, Alan Moulder.

Eppure il disco non era nato sotto i buoni auspici: Billy Corgan (voce e chitarra) soffriva di gravi crisi depressive che lo avevano spinto sull’orlo del suicidio. Jimmy Chamberlin invece faceva uso massiccio di droghe pesanti. James Iha (chitarra ritmica) e D’Arcy Wretzky (basso) si erano appena lasciati e suonavano senza nemmeno rivolgersi lo sguardo.
Poi la tirannia di Corgan, ossessionato dalla perfezione del suono, lo portava spesso a sovrascrivere le linee di chitarra e basso di Iha e D’Arcy, causando non pochi malumori.
Dopo l’inaspettato successo del primo disco del 1991, “Gish”, anch’esso prodotto da Butch Vig, la Virgin riponeva grandi speranze sul secondo disco ed esercitava parecchia pressione sulla band sull’orlo di una crisi di nervi, non agevolando certo il risultato finale.

Eppure bastano pochi giri nel lettore che subito si intuisce che si sta per ascoltare un capolavoro della musica rock. Una rullata di batteria un po’ stralunata ed un crescendo di chitarra ci proiettano con una specie di marcia in “Cherub Rock”, prima traccia dell’opera. Un autentico muro di chitarre incise della batteria di Chamberlin e dalle crepe vocali di Corgan.
Poi una chicca di rara bellezza: una sorta di macchina sonora, un motore a scoppio di chitarre muove un veicolo sonoro nella canzone il cui titolo sembra essere un paradosso: “Quiet”. E’ tutto tranne che tranquillo il brano in questione.
In realtà la ballata sta per arrivare, introdotta da un leggero ed impercettibile riff, un autentico inno delle zucche: “Today”.
Today is the greatest
Day I’ve ever known
Can’t live for tomorrow,
Tomorrow’s much too long
I’ll burn my eyes out
Before I get out

La canzone che preferisco è però la successiva “Hummer”. Comincia lentamente con atmosfere vagamente lisergiche, ricordando qualcosa dei King Crimson. Nello stesso modo all’improvviso le chitarre non possono che irrompere. Il brano si estende e lascia lo spazio ad un finalino di alcuni minuti che è la quintessenza della psichedelica aggiornata di 20 anni: una batteria appoggiata accompagna gli strumenti verso un volo pindarico inarrivabile.
La sensazione che si ha è che tutto sia al posto giusto e che abbia la giusta durata e ritmo. Eppure non è ancora arrivato il singolone da MTV (”Racket”) e nemmeno la canzone che tutti canteranno, dai mendicanti in metropolitana ai ciellini nelle scampagnate sui prati nelle gite fuoriporta: “Disarm”.
Disarm you with a smile
And cut you like you want me to
Cut that little child
Inside of me and such a part of you
Ooh, the years burn

I used to be a little boy
So old in my shoes
And what i choose is my choice
What’s a boy supposed to do?
The killer in me is the killer in you
My love
I send this smile over to you

Dopo tanta intesità l’album cede nel finale, ma lo fa con enorme dignità nella quale si fa a tempo ad assaporare la ballata delle chitarre impazzite, “Maionese”, un nuovo macchinone scenico dal titolo non romantico “Silverfuck” e la conclusiva “Luna” che dolcemente ci conduce verso la fine dell’album.

Un disco sopraffino ed elegante a tal punto che non sembra nemmeno americano. Nulla infatti ha a che spartire con il frettoloso accostamento al grunge che impazza all’epoca, né con le produzioni rumorose, sconclusionate e banali d’oltre oceano del periodo.
Riascoltandolo a distanza di anni brilla della stessa luce di un tempo e fa virare pesantemente il vostro woofer.

Elegantemente essenziale.

Siamese Dream [ Virgin - 1993 ]
BUY HERE
Similar Artist: Placebo, Jane’s Addiction
Rating:
1. Sparrows
1. Cherub Rock
2. Quiet
3. Today
4. Hummer
5. Rocket
6. Disarm
7. Soma
8. Geek U.S.A.
9. Mayonaise
10. Spaceboy
11. Silverfuck
12. Sweet Sweet
13. Luna

6 commenti »

Ultime recensioni

S/T

GOD HELP THE GIRL
S/T

Forse i segnali non erano così evidenti, così in primo piano. A pensarci bene, però,…

Around The Well

IRON AND WINE
Around The Well

Alla fine del rumore, del caos, degli universi capovolti e dei torcicollo esistenziali c’è quest’uomo.…

The Groove Sessions Vol. 2: 2007-2009

CHINESE MAN
The Groove Sessions Vol. 2: 2007-2009

Ho avuto in mente diversi incipit per questa recensione: il primo che mi è saltato…

Beacons Of Ancestorship

TORTOISE
Beacons Of Ancestorship

Facciamo finta che l’ignobile disco in collaborazione con Bonnie Prince Billy non sia mai esistito…

Hard Islands

NATHAN FAKE
Hard Islands

Nathan Fake è cresciuto.
Non è più un bambino prodigio, ma il prodotto raffinato di…

Battle For The Sun

PLACEBO
Battle For The Sun

Se fossi Brian Molko dei Placebo me ne infischierei dei trend musicali e andrei dritto…

Tales Of A Kleptomaniac

LAURENT GARNIER
Tales Of A Kleptomaniac

Dell’ultimo disco del dj e producer francese Laurent Garnier avrete già letto su giornali ed…

Canopy Glow

ANATHALLO
Canopy Glow

Talvolta il pop non è una strada diritta che porta alle melodia, ogni tanto preferisce…