Mar 25 Mar 2008
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Napoli è stata forse per tutti gli anni novanta una delle realtà musicali più belle d’Italia: se i 99 Posse davano una loro divertente e politicizzata versione del big-beat, gli Almamegretta erano il top della qualità non solo per chi cercava sonorità nuove (trip-hop, downtempo) e tradizione (dub, ritmi mediorientali, canzone napoletana) in un amalgama originale e senza tempo. Sbagliato però sarebbe dimenticarsi dei 24 Grana, che dopo una partenza su territori simili al collettivo di Raiss si sono lanciati su territori più rock, proponendo un’intelligente miscela di sonorità alla Radiohead, attitudine indie, cantautorato e reminescenze degli esordi. Forti di una decisa coerenza e trascinati dalla meravigliosa voce di Francesco Di Bella, i 24 Grana arrivano ora al traguardo del quinto disco in studio: “Ghostwriters” si presenta come un album asciutto e consapevole, molto coinvolgente e non può non risentire della situazione attuale del capoluogo campano. Si respira quindi un’aria spesso tesa e livida, di rabbia sopita e profonda. ”Luntano” apre l’opera con intima maestosità: un sound decisamente rock, consapevole e pieno, la voce come sempre è una mano amichevole che conforta e stringe e guida in giornate che non sanno come passare. Ancora meglio, primo gioiellino di questo scrigno, è “L’Alba”: poche volte avevamo sentito questi ragazzi così essenziali e magnifici, reminescenze desertiche avvolgono un piccolo capolavoro disperato di melodia ed emozione. “Invece Avere Una Vita Davanti”, primo accattivante singolo con la partecipazione alla voce di Riccardo Sinigallia (mentre il fratello Daniele produce l’intero disco), è leggera leggera, intrisa di placida allegria e colori dolcemente pulp: poi quanto riesce ad essere espressivo Francesco lo sappiamo soltanto noi che lo adoriamo e qui dà forse il meglio di sé, così stralunato e strascicato. ”Carcere” ricorda la toccante “Kanzone Su Un Detenuto Politico” (su K-Album) per tematica ed atmosfera: poche distorsioni e tanto risentimento, un suono avvolgente ed un’interpretazione perfetta per una canzone che brucia la pelle e tormenta il cuore. “Smania ‘E Cagnà” è la sintesi perfetta di tutto l’universo della band: indie-rock cantautorale, semplice ed immediato, con l’anima che viaggia per tutta l’Italia, ricorda i suoi passati (Napoli su tutto, ma anche lontanissimi echi di Bristol) ed immagina le distese aride dell’America più roots così come platee altre da stupire con l’intenso respiro degli archi. ”Le Verità” è il pezzo più pop, classicamente pop: un duetto incantevole ed irresistibile con Filippo Gatti. Mentre la conclusiva “Sbagli ’E Parole” è un ritorno a casa inquieto e romantico, un atto d’amore spassionato e non stupido per il proprio background culturale. |
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Marzo 25th, 2008 at 10:48
il più bel disco italiano dell’anno fino ad adesso per me…
bella ghemi!
Marzo 25th, 2008 at 13:07
Disco bellissimo, perfettamente d’accordo, anzi io gli darei mezza stella in più. Da top 10 di fine anno, siamo a marzo ma so già che sarà così. bravo Ghemison.
Marzo 25th, 2008 at 14:16
..è un disco maturo, prodotto con cura e raffinatezza..
..ma c’è qualcosa d’insoluto che non mi convince appieno, forse perchè preferivo i suoni delle origini,e meno questo percorso cantautorale italiano..
..ad ogni modo rimane un delizioso album italiano..
Marzo 25th, 2008 at 14:30
A me invece questo percorso cantautorale piace..e pure molto. Francesco Di Bella è sempre più bravo, album dopo album, e questo disco è stupendo, impreziosito dagli interventi dei fratelli Sinigallia (io AMO Riccardo Sinigallia!!) e del mitico Filippo Gatti. Non si può fare a meno di riascoltarlo appena finito, è vero! Ottimo Ghemison, brav’ brav’!!