Marzo 2008


4 Votes | Average: 4.25 out of 54 Votes | Average: 4.25 out of 54 Votes | Average: 4.25 out of 54 Votes | Average: 4.25 out of 54 Votes | Average: 4.25 out of 5 (4 votes, average: 4.25 out of 5)
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Uno poi dice che crescendo vuole affinare i suoi gusti, inizia a sperimentare soluzioni musicali nuove, azzarda le acidità sonore più atroci e finge di appassionarsi ad una ’scena’ che in realtà tutto sommato l’annoia. Però una sera torni a casa stanco dopo l’ennesima giornata a base di tempi dispari e sofisticherie assortite ed hai voglia solo di una semplice, confortevole armonia. Niente di complicato, semplicemente una melodia lineare, come quelle che sciolgono i Page France ad esempio. I Grand Archives vengono da Seattle, sono guidati da Mat Brooke, l’altra metà dei Carissa’s Wierd e dei Band Of Horses dei tempi di “Everything All The Time”, e sono il materasso morbido dove sprofondare in qualsiasi momento della giornata.

Pop-rock elettro-acustico, orchestrale e americano; il che vuol dire sostanzioso e sognante allo stesso tempo, ma soprattutto di qualità stratosferica. In tasca hanno una manciata di Svezia e di tutta quella musica gentile che fa fiorire margherite negli amplificatori, ma conservano un lato rude, un romanticismo che sfocia in ballate perfette come in “Swan Matches”, grazie ad una mai trascurata e sanguigna sezione ritmica. Echi di “Everything All The Time” sono sparsi un po’ ovunque (”Sleepdriving” e la sua coda su tutte) con il loro carico di inquietudine ed urgenza che rese quel disco un mezzo capolavoro. Canzoni come “George Kaminski”, chitarra-armonica e dilatazioni, dovrebbero essere amplificate in filodiffusione ovunque, per prendersi il tempo necessario di fermarsi, stendersi e mettersi a guardare il cielo, solo per il piacere di farlo. I Grand Archives sono la casa dove torni dopo aver girato in lungo ed in largo; sono la carezza a cui non si sfugge, la colonna sonora del prossimo viaggio quest’estate.

Destino vuole che ora stia piovendo e ciò aumenta ancora di più il calore rincuorante di quest’album d’esordio. La differenza con tanti dischi similari è che questo senti che ti appartiene, fin dal primo ascolto.
Cercatelo, ascoltatelo ed innamoratevene. Così. Semplicemente.

Cover Album
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The Grand Archives [ Sub Pop - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Page France, Carissa’s Wierd, Band Of Horses, Herman Dune, Great Lake Swimmers
Rating:

1. Torn Blue Foam Couch
2. Miniature Birds
3. Swan Matches
4. Index Moon
5. George Kaminski
6. A Setting Sun

7. Breezy No Breezy
8. Sleepdriving
9. Louis Riel
10. The Crime WIndow
11. Orange Juice
4 Votes | Average: 3 out of 54 Votes | Average: 3 out of 54 Votes | Average: 3 out of 54 Votes | Average: 3 out of 54 Votes | Average: 3 out of 5 (4 votes, average: 3 out of 5)
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Ascolto molta musica e raramente i miei timpani vibrano in modo del tutto nuovo: il disco dei Fuck Buttons “Street Horrrsing” mi fa pensare che forse qualcosa di grandioso è all’orizzonte, qualcosa che è più simile ad un pestaggio in piena regola piuttosto che un semplice cazzotto ben assestato.
Non so se per qualcuno ha senso ciò che sto per scrivere, ma a me sembra di ascoltare la versione pop dei Wolf Eyes, e mi piace parecchio!

Tutto l’album è un continuum, i brani iniziano nella coda del precedente, un vortice avvolge l’ascoltatore, che rapito probabilmente non vorrebbe mai più mettere piede a terra e in realtà questo effetto sarebbe raggiungibile usando l’accortezza che a suo tempo fu di Lee Ranaldo per “From Here to Infinity”, ovvero lasciare l’ultimo solco del disco chiuso su se stesso, in un loop infinito appunto. Mai possibile che con gli mp3 non si possa ancora inscenare nulla del genere?!

Dietro i synth e le drum machine ci sono Andrew Hung e Benjamin John Power, ad urlare nei microfoni non so se sia l’uno o l’altro, ma conta ben poco, potrei esserci anch’io, il risultato non cambierebbe. Non cambierebbe perché le voci sono usate come “semplice” strumento e non per la loro tonalità, timbrica e tutti gli altri aggettivi che vi vengono in mente per descrivere una voce. Tutto il suono è filtrato dai fottuti bottoni, ma non in maniera banale, non in maniera consueta, quando dico tutto, intendo proprio tutto, non ci sono effetti in questo disco, o suoni strani: è tutto un effetto e sono tutti suoni strani. Spero di aver fatto loro un complimento, era questa la mia intenzione.

Lame taglienti (soprattutto le voci), raggi cosmici, ritmi lenti, lentissimi, ma mai mosci, una tensione che percorre tutte e sei le tracce, mi ha fatto lo stesso effetto che mi fece ascoltare per la prima volta “Mirror” dei Battles.

Non fatevi ingannare dal carillon che suona nell’introduzione, non state entrando nella stanza di un neonato, ma in un inferno di suoni che vi riscalderà gli orecchi.

Cover Album
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Street Horrrsing [ Atp - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Wolf Eyes, Richard David James
Rating:

1. Sweet Love for Planet Earth
2. Ribs Out
3. Okay, Let’s Talk About Magic
4. Race You To My Bedroom/Spirit Rise
5. Bright Tomorrow
6. Colours Move

4 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 54 Votes | Average: 3.75 out of 5 (4 votes, average: 3.75 out of 5)
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C’era una volta un cd dei Micevice, appoggiato distrattamente tra i mille cd nella mia mansarda.
C’era una label che spiccava sulla copertina del cd, che qualche tempo fa era un po’ il punto di riferimento della scena indipendente italiana, poi se ne sono aggiunte molte altre: Homesleep.

Questo è il primo ricordo che ho dei Micevice.
Era il 2001, e la Homesleep aveva pubblicato l’album dei Micevice “Stop Here : Love Store”, che non ricordo proprio come sia giunto in casa mia, e che oggi vorrei davvero ritrovare, ma chissà sotto cosa è seppellito.
Ma in realtà, questo è solo un preambolo.
Perché quello di cui parliamo oggi, è invece la ristampa di un disco ancora precedente dei Micevice, “Experiments on the duration of love”, datato 1998 e registrato tra Catania e Melbourne da Norman Fagg (fonico dei Dirthy Three e Nick Cave) con la coproduzione di Hugo Race.
L’oneroso e pregiato compito di ristampare questo disco d’esordio per la Lollypop, è passato nelle mani della “mielosa” label MyHoney di Brescia, che per un attimo ha abbandonato i suoi suoni più indie-pop ( tra le ultime loro pubblicazioni, si contano Tiger! Tiger!, The Caloriferi’s Very Hot!, Mixtapes&Cellmates, Soda Fountain Rag per citarne alcuni) per lasciare spazio alle sonorità più cupe e autunnali del loro conterraneo, Giovanni Ferrario, fondatore dei suddetti Micevice. E non solo: in realtà dietro la figura di Giovanni si nasconde un musicista eclettico e che può vantare di collaborazioni da Cesare Basile a John Parish a P.J. Harvey, che ha terminato da poco il suo primo album solista.
Insomma, uno di quei personaggi che non ha bisogno di presentazioni.

Dei dieci anni bui tra il 1998, quando usciva “Experiments on the duration of love”, e oggi, che viene ristampato, nulla ci è dato sapere, se non che quella prima edizione era praticamente introvabile e che senza il lavoro dei ragazzi della MyHoney, ci saremmo persi uno di quei gioiellini che non escono tutti i giorni.
Che si apre con “True”, bellissima traccia che alterna una profondissima voce alla P.J. Harvey ed una chitarra acustica fino a sfiorare il folk e perdersi nel sussurro della successiva “Degenerate Me”, dalle tonalità scure e cupe.
“Queue For Sedatives” alterna le due voci, uomo e donna, che trasmettono grinta lo-fi mista a post rock, uno di quei pezzi in cui si sentono un po’ di Sonic Youth e che potrebbe benissimo fare da progenitore ai The Kills.
Lievemente più pop appare “Silver Coat”, ma solamente nel ritornello che ci entra subito in testa: per il resto queste undici tracce si fanno portavoce di un folk psichedelico che stupisce dalla prima all’ultima nota, specialmente se pensiamo che sono italianissimi.

Insomma, un plauso alla MyHoney che ha visto oltre la siepe.

Cover Album
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Giovanni Ferrario MySpace
Experiments On The Duration Of Love [ MyHoney- 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: P.J. Harvey, The Kills, Nick Cave, Velvet Underground, Sonic Youth, Franklin Delano
Rating:

1. True
2. Degenerate Me
3. Queue For Sedatives
4. Sun
5. The Velvet Palace

6. Denise
7. Silver Coat
8. Ridge
9. Red Fish
10. Sick
1 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 51 Votes | Average: 4 out of 5 (1 votes, average: 4 out of 5)
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Come sarebbe stato bello vivere negli anni ‘60, magari in Gran Bretagna, andare a vedere i Beatles, portare le basette lunghe. Personalmente questo sogno non mi ha mai suscitato grande eccitazione, ma non mi stupirei se l’avesse fatto per gli Home, terzetto veronese che ha dato alle stampe all’inizio del 2007 un LP di esordio dove l’elemento chiave è il revival. Liverpool anni ‘60 appunto, “Please Please Me” mediato dal gusto Southern Rock dei Lynyrd Skynyrd di “Sweet Home Alabama”. Rock&roll fuori dal tempo ma filologicamente perfetto: i coretti zuccherosi, le distorsioni educate, le mossettine sul palco e, appunto, le basette.

Quello che salva gli Home e rende “Home Is Where the Heart Is” un disco tutto sommato godibile, è il fatto che in questo suono e in questa estetica loro ci credono per davvero. Non stiamo parlando di parodiche imitazioni o di una raffazzonata cover band, ma di un trio lucidissimo e tecnicamente impeccabile, capace di dare un barlume di identità personale a un genere già entrato nelle enciclopedie; a ben guardare sono molto meno poser loro di tanti gruppetti indie che inseguono (male) l’inconsistente fenomeno dell’anno precedente. Se l’esiguità delle soluzioni melodiche e degli arrangiamenti li fa avvicinare più volte allo stucchevole, 8 brani per 40 minuti di musica sono la durata giusta per mantenere l’attenzione dell’ascoltatore. Gli episodi migliori sono quelli in cui decidono di allentare la morsa dei riff pentatonici e si rilassano in ritmi più rallentati e accordi minori in odore di Verve (”People Like You”) oppure aggiungono tastiere e chitarre di gusto più recente (”Chances” potrebbe essere una b-side dei primi Supergrass).

I testi si esauriscono il più delle volte in un romanticismo ruvido (”Sunday Morning”) o in uno scontato manuale da motivatore (Follow your heart when it’s gettin hard, cantano in “Chances”), ma suonano perfettamente al loro posto quando in “Dom Perignon 1982″ trovano la leggerezza in poche frasi, senza pretese di intellettualismo. Difficile in definitiva parlare male degli Home: per chi come loro è affezionato a certe atmosfere, può essere addirittura un ottimo disco; per altri, come chi scrive, rimarrà un onesto e sentito tributo a un tempo definitivamente passato. Ma in fondo, è giusto che il cuore di ognuno stia dove si sente più a casa.

Cover Album
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Home Is Where the Heart Is [ Manzanilla - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: The Beatles, The Kinks, Supergrass
Rating:

1. Perfect Born Actress
2. Request
3. Sunday Morning
4. No One

5. I Know That You Know
6. Chances
7. People Like You
8. Dom Perignon 1982
2 Votes | Average: 4.5 out of 52 Votes | Average: 4.5 out of 52 Votes | Average: 4.5 out of 52 Votes | Average: 4.5 out of 52 Votes | Average: 4.5 out of 5 (2 votes, average: 4.5 out of 5)
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……….insomma a quanto pare sta cazzo di pioggia non la ferma nessuno. Non la ferma neanche Mazinga AZ coi raggi ultaviolettispaccaculointergalactic ma se devo essere onesto non e’ che poi mi importi molto in definitiva. Esco e penso ad altro. Esco e penso che mi servirebbe un ombrello. Esco e mi incuriosisce un mare di roba. Gente piu’ pallida del pallore stesso. Piu’ pallidi della mozzarella di bufala, ma apparentemente tranquilli come vacche indiane in mezzo al traffico di Bombay. Tutti eccentrici e troppo politically correct. Allora poi rientroa casa e controllo la cassetta delle lettere e stavolta sono proprio contento.

Un ep molto vicino alla perfezione.

Non ci sono altri cazzi. Se siete in due e fate musica psichedelica, con forti contaminazioni shoegazer e una macchina del tempo vi ha catapultato in avanti dagli anni settanta direttamente nel futuro, in Svezia per la precisione, dovete per forza essere uno dei due componenti dei Dag För Dag. Devi per forza essere Jacob Snavely se sei maschio o Sarah Snavely se sei una donna. Questi due svedesi usciti fuori dal nulla hanno piazzato il loro “Symmetry of Standing” ep all’interno di un contenitore incandescente che adesso sta sputando fuori interesse e clamore dalle parti più basse e nascoste dell’underground indie nordeuropeo. Il 27 Marzo sono (o sono stati, dipende da che giorno state leggendo questo pezzo…) l’opening act per i The Kills in Svezia e il 22 Maggio suoneranno al Dot to Dot Festival a Londra.

Il loro disco è disponibile per soli 7 euro dal loro sito e vi sposso assicurare che per una band che apre per i The Kills ma che suona meglio dei The Kills, non ancora sotto contratto con nessuna etichetta e che potrebbe veramente essere una delle migliori sorprese dell’anno sono soldi più che ben spesi. “Came In Like A Knife” è la ninna nanna che ogni band oscura e distorta sogna di scrivere almeno una volta nella propria carriera, mentre “Ring Me, Elise” è quello che uscirebbe da un meeting a suon di colpi di eco riverberi e acidità sonora tra Yeah Yeah Yeahs e The Vandelles. “Two by Two” prende i ritmi lenti e sospesi degli Ursula Points e li sommerge di armonie elettriche e dolci parole che ti cullano fino a che non hai voglia ancora di distorsioni. Rabbia e miele. Perfetto non solo per farti passare il raffreddore.

Cover Album
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Symmetry Of Standing (EP) [ autoprodotto - 2007 ] - BUY HERE
Similar Artist: The Velvet Underground, A Place To Bury Strangers, The Raveonettes
Rating:

1. Racing The Racine
2. Ring Me, Elise
3. Came In Like A Knife
4. Two By Two

Discography:POOR INNOCENT BOYS [EP] (Fighting Records - 2007)

Just one of the most forward thinking British guitar bands today
Hamish MacBain (NME)

I Cazals suonano taglienti, veloci, ruvidi e abbastanza innovativi. Sul loro sito MySpace c’è scritto che il loro genere è Tropical, Metal e Italian Pop, ma inutile dire che la verità sta da tutt’altra parte. Sono una band composta da ragazzi intelligenti, simpatici che non se la tirano ma prima di tutto grandi appassionati di musica. Il gruppo è sotto contratto con una etichetta di musica elettronica francese chiamata Kitsune e i componenti sembra siano anche loro innamorati di beat elettronici pur essendo essenzialmente una rock band. Probabilmente il viso di Phil, il cantante della band lo avete visto per qualche secondo in uno spot pubblicitario di un noto telefono cellulare, o forse la loro “Life Is Boring” vi sarà venuta in mente più volte, essenzialmente perché siete appassionati anche voi di buona musica indipendente e siete sempre alla ricerca di una band per la quale valga la pena di rimanere in ascolto con maggiore attenzione. Beh…eccoci qua….seduti a uno dei tavoli del Cavern al centro di Exeter a fare due chiacchiere con tre quinti della band (Luca, ovviamente da buon italiano è da qualche altra parte…).

Allora ragazzi cominciamo con una domanda classica, noiosa ma di rito…come si è formato il vostro gruppo?
Phil (voce): Dunque, abbiamo cominciato a scrivere canzoni insieme, ovviamente ci conoscevamo già. Il primo bassista che suonava con noi ha lasciato la band e al suo posto è subentrato Martin. Poi abbiamo cercato un batterista e abbiamo trovato Warren e poi infine Ben alle tastiere.

Qual’è l’ispirazione che vi ha portato a scrivere il testo di “Life Is Boring”?
Phil : L’ispirazione è venuta per convincere un nostro amico a lasciare Suburbia, per dire che le cose devono cambiare, bisogna muoversi e non restare a guardare la televisione tutto il giorno.

A che punto siete con l’album? Sono ufficialmente concluse le registrazioni?
Phil : Si…a dire il vero l’abbiamo finito un anno fa, ma poi le cose sono andate per le lunghe. A registrare un disco non ci si mette molto, ma il processo che porta alla pubblicazione finale dell’opera e alla sua distribuzione a volte può essere lungo se non hai molte persone intorno che ti aiutano in maniera costante. Comunque l’abbiamo registrato in due mesi in Francia. Non volevamo andare più via da Parigi, una città eccezionale. Assolutamente fantastica. Siamo stati benissimo.

C’è qualche artista con cui vi piacerebbe collaborare?
Daniel (chitarra): Io direi i Phoenix. Li trovo fantastici, hanno un sound veramente eccellente, fanno cose interessanti e producono dischi che sono veramente curati in ogni dettaglio.

Phil: Io direi che mi piacerebbe collaborare con qualche band che abbia un sound completamente differente dal nostro, una band che potrebbe creare con noi qualcosa di originale.
Martin: Io vorrei collaborare con la cantante dei Moloko e Dizzee Racal. Contemporaneamente!

Quali sono le vostre influenze musicali? Quelle che hanno segnato i vostri ascolti nel corso degli anni? [ok qui la mia ragazza mi sputtanava in modo clamoroso dicendo alla band che da piccolo ascoltavo i Duran Duran e restavo affascinatissimo da “Wild Boys”, videoclip incluso, ma sorpresa delle sorprese anche loro amano i Duran Duran e parte del pop anni ottanta…]
Martin (basso): Io ho anche una felpa dei Duran Duran!

Phil: Ci piace un sacco il pop anni 80!…abbiamo fatto anche una cover degli Spandau Ballet [qui ammetto che non ho potuto fare a meno di ridere come un idiota e dire che vabbé allora stavano messi peggio loro di me, cazzo…]

Che tipo di musica proprio non potete sopportare attualmente in Gran Bretagna?
Daniel: Kid indie music, cioè tutte quelle canzoni troppo pop che fanno band tipo i Fratellis…ecco si, i Fratellis. Io non sopporto i Fratellis.

Martin: …e i Pigeon Detectives. Si si…i Pigeon Detectives…veramente assurdi.

Phil: si…c’è un certo tipo di musica che è pura plastica. Ok, magari noi forse a volte suoniamo un pò troppo cupi ma dai, ci sono dei gruppi che sono veramente troppo felici. In modo innaturale. Accendi la televisione il sabato mattina presto e loro sono lì contentissimi che cantano e ballano. Boh… .

Parliamo del fatto che si è visto il viso di Phil recentemente in televisione?
Phil: Ah si..ahahah lo spot per la compagnia telefonica. L’abbiamo girato in Uruguay. Siamo stati dieci giorni. A quanto pare l’Uruguay e la Romania sono oggi i paesi al mondo in cui si paga di meno per girare filmare video, spot eccetera. Quindi vanno tutti lì perchè non si pagano alcune tasse credo. E’ stato bellissimo, eravamo sul bordo di una piscina, faceva caldo…una bella esperienza.

Ok, adesso per chiudere vorrei spaere i vostri progetti per la rimanente parte del 2008.
Daniel: Semplice: nuovo singolo che esce il 15 maggio, album pubblicato il 26 maggio, poi tour ah…verremo anche in Italia forse a Milano e a Bologna verso la fine di aprile. E questo è tutto… .

L’intervista si conclude con le foto di rito, le strette di mano, altre chiacchiere informali e loro che preparano la strumentazione per il sound check. Curando la parte MySpace di Indieforbunnies devo ammettere che mi trovo sempre più spesso di fronte a gruppi composti da persone giovani, motivate, per niente presuntuose e veramente con i numeri per produrre ottima musica. Cosa che non succedeva fino a qualche tempo fa con artisti ben più celebrati, famosi, che non ridono mai e che sembrano aver perso per strada qualche pezzo importante di sana (anche “auto” direi) ironia. Sono contento. Bello trovare ottimi musicisti quando allo stesso tempo sono persone umili e divertenti.

Mp3:
Tcalls (Xtopher Fiction Mix)
Life Is Boring (Crookers Zuppa del Cazal Remix)
Somebody, Somewhere (NT89 Woarr Mix)
To Cut A Long Story Short (Rafale Ultra Remix)

Links:
Cazals MySpace

14 Votes | Average: 4.14 out of 514 Votes | Average: 4.14 out of 514 Votes | Average: 4.14 out of 514 Votes | Average: 4.14 out of 514 Votes | Average: 4.14 out of 5 (14 votes, average: 4.14 out of 5)
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Per molti estimatori degli Smashing Pumpkins la pietre miliare è “Mellon Collie And The Infinite Sadness” del 1995. Io invece gli ho sempre preferito e di gran lunga, “Siamese Dream” del 1993. Troppo lungo e dispersivo il primo, molto più immediato e variegato il secondo, scivola via fino alla fine liscio come l’olio, superando anche l’inevitabile cedimento finale degli ultimi brani.
Un disco completo che unisce la psichedelica buona degli anni 70 alle atmosfere shoegazer dei primi anni 90, il punk al funky, cantato con un’improbabile voce nasale e stridula a tal punto dall’essere sublime. E poi la sontuosa batteria di stampo jazz di Jimmy Chamberlin suonata con le bacchette a cucchiaio.
Una macchina sonora potente e perforante, magistralmente tenuta insieme dal re mida delle produzioni discografiche degli inizi anni 90, Butch Vig e mixate da un genio allora poco conosciuto, Alan Moulder.

Eppure il disco non era nato sotto i buoni auspici: Billy Corgan (voce e chitarra) soffriva di gravi crisi depressive che lo avevano spinto sull’orlo del suicidio. Jimmy Chamberlin invece faceva uso massiccio di droghe pesanti. James Iha (chitarra ritmica) e D’Arcy Wretzky (basso) si erano appena lasciati e suonavano senza nemmeno rivolgersi lo sguardo.
Poi la tirannia di Corgan, ossessionato dalla perfezione del suono, lo portava spesso a sovrascrivere le linee di chitarra e basso di Iha e D’Arcy, causando non pochi malumori.
Dopo l’inaspettato successo del primo disco del 1991, “Gish”, anch’esso prodotto da Butch Vig, la Virgin riponeva grandi speranze sul secondo disco ed esercitava parecchia pressione sulla band sull’orlo di una crisi di nervi, non agevolando certo il risultato finale.

Eppure bastano pochi giri nel lettore che subito si intuisce che si sta per ascoltare un capolavoro della musica rock. Una rullata di batteria un po’ stralunata ed un crescendo di chitarra ci proiettano con una specie di marcia in “Cherub Rock”, prima traccia dell’opera. Un autentico muro di chitarre incise della batteria di Chamberlin e dalle crepe vocali di Corgan.
Poi una chicca di rara bellezza: una sorta di macchina sonora, un motore a scoppio di chitarre muove un veicolo sonoro nella canzone il cui titolo sembra essere un paradosso: “Quiet”. E’ tutto tranne che tranquillo il brano in questione.
In realtà la ballata sta per arrivare, introdotta da un leggero ed impercettibile riff, un autentico inno delle zucche: “Today”.
Today is the greatest
Day I’ve ever known
Can’t live for tomorrow,
Tomorrow’s much too long
I’ll burn my eyes out
Before I get out

La canzone che preferisco è però la successiva “Hummer”. Comincia lentamente con atmosfere vagamente lisergiche, ricordando qualcosa dei King Crimson. Nello stesso modo all’improvviso le chitarre non possono che irrompere. Il brano si estende e lascia lo spazio ad un finalino di alcuni minuti che è la quintessenza della psichedelica aggiornata di 20 anni: una batteria appoggiata accompagna gli strumenti verso un volo pindarico inarrivabile.
La sensazione che si ha è che tutto sia al posto giusto e che abbia la giusta durata e ritmo. Eppure non è ancora arrivato il singolone da MTV (”Racket”) e nemmeno la canzone che tutti canteranno, dai mendicanti in metropolitana ai ciellini nelle scampagnate sui prati nelle gite fuoriporta: “Disarm”.
Disarm you with a smile
And cut you like you want me to
Cut that little child
Inside of me and such a part of you
Ooh, the years burn

I used to be a little boy
So old in my shoes
And what i choose is my choice
What’s a boy supposed to do?
The killer in me is the killer in you
My love
I send this smile over to you

Dopo tanta intesità l’album cede nel finale, ma lo fa con enorme dignità nella quale si fa a tempo ad assaporare la ballata delle chitarre impazzite, “Maionese”, un nuovo macchinone scenico dal titolo non romantico “Silverfuck” e la conclusiva “Luna” che dolcemente ci conduce verso la fine dell’album.

Un disco sopraffino ed elegante a tal punto che non sembra nemmeno americano. Nulla infatti ha a che spartire con il frettoloso accostamento al grunge che impazza all’epoca, né con le produzioni rumorose, sconclusionate e banali d’oltre oceano del periodo.
Riascoltandolo a distanza di anni brilla della stessa luce di un tempo e fa virare pesantemente il vostro woofer.

Elegantemente essenziale.

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Siamese Dream [ Virgin - 1993 ] - BUY HERE
Similar Artist: Placebo, Jane’s Addiction
Rating:
1. Sparrows
1. Cherub Rock
2. Quiet
3. Today
4. Hummer
5. Rocket
6. Disarm
7. Soma
8. Geek U.S.A.
9. Mayonaise
10. Spaceboy
11. Silverfuck
12. Sweet Sweet
13. Luna

SMASHING PUMPKINS su IndieForBunnies:

Recensione “ZEITGEIST”

Recensione BACK CATALOGUE su IndieForBunnies

OASIS - DEFINITELY MAYBE
TELEVISION - MARQUEE MOON
THE AFGHAN WHIGS - GENTLEMEN
BUILT TO SPILL - THERE’S NOTHING WRONG WITH LOVE

1 Votes | Average: 3 out of 51 Votes | Average: 3 out of 51 Votes | Average: 3 out of 51 Votes | Average: 3 out of 51 Votes | Average: 3 out of 5 (1 votes, average: 3 out of 5)
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Se siete convinti di veder farfalle illuminarsi nella notte come lucciole, se avete l’ardire di cristallizzare la tiepida luce lunare riflessa sull’acqua, allora questo disco fa per voi. Se riuscite a costruire le vostre visioni notturne e farle diventare una favola alla rovescia, dove l’inizio si confonde con la fine, allora dovreste ascotare “Shining Violence”. Che sia per tutte le volte che i vostri stivali si sono incollati al fango delle strade polverose durante la pioggia, che sia per tutte quelle volte in cui quella stessa polvere vi ha impastato gli occhi sotto il sole cocente poco importa, avrete ora la vostra redenzione.

Prendete il Neil Young di “Harvest”, infilatelo in un calderone slowcore e bagnatelo di psichedelia, ecco materializzarsi i Low Lows e un disco che vi stringe le budella già al primo ascolto. Dimenticatevi le romanticherie spicciole, qui vive una coralità che profuma di Mercury Rev meno barocchi, più ruvidi e ancorati ad un folk che non perde mai di vista la strada maestra.

Ed ecco i ricordi fluttuare a mezz’aria, sopra le vostre teste, ecco occhi di ragazze che spariscono all’orizzonte, ecco trasformarsi i nostri demoni personali in qualcosa che abbia a che fare con una foresta: alberi, foglie, prati sconfinati, nebbia del mattino. Le atmosfere si dilatano senza divenire liquide, si procede lentamente ma senza elogi alla lentezza, si sprofonda nella notte ma non ci si perde nel buio. Un’orchestra suona ancora fuori la nostra porta, ci racconta semplicemente quello che vorremmo sentirci dire, quello che vorremmo essere. Con calma e tutto d’un fiato. Credetemi, c’è ancora tempo per una favola incendiaria. Alzate gli occhi e restate ad ascoltarla.

“THE LOW LOWS - FIRE ON THE BRIGHT SKY” review on INDIE FOR BUNNIES

Cover Album
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Shining Violence [ Monotreme - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Low, Neil Young, Picastro, Vetiver, Mercury Rev
Rating:
1. Sparrows
2. Raining In Eva
3. Modern Romance
4. Elizabeth Pier
5. Tigers
6. Disappearer
7. Five Wasy I Didn’t Die
8. It May Be Low
9. Honey
7 Votes | Average: 3.43 out of 57 Votes | Average: 3.43 out of 57 Votes | Average: 3.43 out of 57 Votes | Average: 3.43 out of 57 Votes | Average: 3.43 out of 5 (7 votes, average: 3.43 out of 5)
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Io amo profondamente gli Xiu Xiu.
Li amo perché sono emozionanti a tal punto da portarti alla commozione.
Li amo perché non assomigliano a niente che abbia mai visto e sentito.
Li amo perché non riesco mai a parlarne e a descriverli come vorrei, perché c’è sempre una qualche loro sfaccettatura, di cui non ti accorgi, che è pronta lì dietro l’angolo a sorprenderti.
A volte penso che il loro intento sia la distruzione della musica, intesa in senso lato.
A volte penso che siano il risultato di tutto quello che ci hanno lasciato le Avanguardie del Novecento. Di certo i Dada o i Fluxus li porterebbero su un piatto d’argento.

I loro ultimi dischi, “La Foret” e “The Air Force” hanno lasciato maggiore spazio ad una vena più pop, che era solamente accennata nei dischi degli esordi. “Women As Lovers”, il nuovo disco su KillRockStar, ci riporta invece a sonorità più dark e cupe. Per fortuna. “A Promise” fu un disco bellissimo, da far venire la pelle d’oca, che io amai alla follia: oggi gli Xiu Xiu ritornano con un suono sicuramente vicino a quello del loro secondo lavoro (che non potrà non piacere agli estimatori), con qualche arrangiamento e qualche suono più curato.

La mosca bianca del disco, ma forse anche strategia commerciale, è “Under Pressure”, cover che Jamie Stewart ruba ai Queen (famoso il duetto tra Freddy Mercury e David Bowie) per riproporla insieme a Michael Gira, uno dei suoi idoli di sempre. Ed è così che a metà di questo disco dalle note stridenti e distorte, spicca questa chicca pop, apparentemente fuori luogo, ma poi ti accorgi subito che rispetto all’originale è strascicata, gettata per terra e fatta resuscitare, caricata di tensione emotiva come solo Jamie Stewart sa fare.

Uno xilofono appena accennato che trasuda un’allegrezza di fondo, un sax, e la voce sussurrata di Jamie e Caralee McElroy aprono questo album con “I DoWhat I Want, When I Want”, anche se già qui non mancano i sintetizzatori e i suoi metallici. Suoni che si faranno molto più manifesti in “In Lust You Can Hear The Axe Fall”, seconda traccia dall’immagine tagliente e ossessiva che sembra un po’ il punto in cui i Joy Division incotrano gli Einsturzende Neubauten. E poi arriva la bellissima “F.T.W.”, un po’ sulla scia di quella che era “I Luv The Valley OH” nel lontano 2004, con il suo folk scandito dal tono inconfondibile della voce di Jamie, che rallenta ed accelera all’improvviso cercando di seguire una musica, a volte, “non-sense”.

E’ questa inquietudine di fondo, le distorsioni, i lati oscuri spezzati da lampi di luce che rendono gli Xiu Xiu unici e imparagonabili. Infatti anche quando si lasciano andare a tracce più “leggere” come “No Friend Oh!”, in realtà nascondono sempre una faccia più cupa e profonda, espressa attraverso le molteplici percussioni di cui si avvalgono. Qualche traccia più lenta e quasi acustica (vedi “Black Keyboard” e “Master of the Bump (Kurt Stumbaugh, I Can Feel the Soil Falling Over My Head)”, per poi passare a “You Are Pregnant, You Are Dead” dove finalmente si lascia un pò di spazio anche alla voce di Caralee che trova spazio tra un rullo di tamburi, campanelli e distorsioni elettroniche. Il finale è lasciato alle note eteree di “Gayle Lynn”, nelle quali sfumano tutte le inquietudini proposte precedentemente.

E tutte le volte che arrivo alla fine di un disco degli Xiu Xiu, mi sorprendo riscontrandovi una melodicità innata, nonostante ci sia una evidente volontà di destrutturate il significato di “musica” e far emergere piuttosto il significato di “suono”, come se le semplici sette note sul pentagramma non fossero sufficienti per trasmettere al pubblico tutte le loro emozioni.

Cover Album
Band Site
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Woman As Lovers [ Kill Rock Stars- 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Joy Division, Pere Ubu, Larsen, Einsturzende Neubauten
Rating:

1. I Do What I Want,
When I Want

2. In Lust You Can Hear
The Axe Fall
3. F.T.W.
4. No Friend Oh!
5. Guantanamo Canto
6. Under Pressure
7. Black Keyboard

8. Master Of The Bump
( Kurt Stumbaugh, I Can Feel The Soil
Falling Over My Head )
9. You Are Pregnant You,
You Are Dead
10. The Leash
11. Child At Arms
12. Puff And Bunny
13. White Nerd
14. Gayle Lynn

XIU XIU su IndieForBunnies:

XIU XIU LIVE @ Cortile del Castello Estense (Ferrara, 25/07/07)

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Non è facile parlare di Thomas Brinkmann: il poliedrico artista tedesco ha iniziato come atipico remixer per musicisti del calibro di Depeche Mode e Ritchie Hawtin (recuperate il doppio “Concept 1 96:CD/VR” per scoprire di cosa parlo: le “VeRsions”del secondo disco sono tutte ad opera di Brinkmann), passato per territori out-dance giunge ora, in questo 2008, ad un disco di electro-rock tanto classico quanto affascinante.

Parlo di classico perché in nessun’altra maniera si posso definire le architetture di “When Horses Die…”: una voce profonda e baritonale canta sommessa e recita disincantata su scale di discendenza electro-wave… Nick Cave accompagnato sul palco soltanto dalla drum-machine. David Sylvian sussurra tenebroso sui tappeti fantascientifico-ambientali di Dopplereffekt. Ma parlarne così è alquanto riduttivo e meri paragoni non possono rendere l’espressività di quest’album.

Se l’inizio è sommesso e pare di stare nella Berlino degli ani ’80, tra cantautori improvvisati e musiche che non si prendono troppo sul serio restando impercettibili tappeti di note analogico-digitali da claustrofobia e whisky e sigarette della buonanotte (eccezionale la prima traccia, “Words”, in cui par di sentire il Re Inchiostro recitar cantando sopra un rarefatto ambient-dark oppure “Birth & Death”, oscuro e pesante magma di pulsazioni elettroniche con la voce che appare dal nulla e rimane sfumata esattamente come il fumo di una paglia); ben presto il ritmo prende il sopravvento. “Meadow” rielabora torbide pulsioni post-punk con un battito incerto e casalingo venato di inserti glitch; stupisce l’incedere minaccioso e quasi in levare di quel gioiellino di “Souls” che, insieme alla distorte e danzerecce “2suns” e “It’s Just”, evoca sonorità alla Einsturzende Neubauten meno intransigenti. La title-track coniuga dub metropolitano ad inquietudini industrial in un affresco che, soprattutto nel finale, ricorda i Nine Inch Nails più ispirati e sommessi. Il disco si conclude con la strumentale ed elegiaca 40 e poche volte conclusione è stata più appropriata.

Questo “When Horses Die…” non sarà un album straoriginale, ma rimane un ascolto profondo e coinvolgente, adatto a giornate piovose e leggermente apatiche: un disco sincero ed a cuore aperto come era un po’ che non se ne sentivano.

Cover Album
When Horses Die… [ Max Ernst – 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist: Inch Nails, Einsturzende Neubauten, David Sylvian, Nick Cave
Rating:
1. Words
2. Spiral
3. Birth&Death
4. Meadow
5. Souls
6. 2Suns
7. Uselessness
8. It’s Just
9. When Horses Die…
10. 40

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