AUTECHRE
Quaristice
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Non è stato facile scrivere questo commento. Ora, dico io, sono quindici anni (“Incunabula” è del 1993) che Autechre più di ogni altro nella musica elettronica di massa (se così si può chiamare…) continua ad aprire strade nuove e a spingere più lontano le frontiere, cambiando e innovando con intenso rigore da album ad album, tanto da essere anche stati tacciati in passato di volatilità da un lato, e di essere inutilmente complicati e inaccessibili dall’altro. Una seconda considerazione secondo me importante riguarda la particolare fruizione di questo tipo di musica. Diciamolo chiaro, non è la musica che trovereste in un supermercato, tanto per usare eufemismi. Ma cosa spinge we happy few ad amare beats, glitches, bips, rumori bianchi e rosa, battimenti, interferenze, frequenze e armonici, qualche nota riconoscibile qua e là? A trovare senso estetico e piacere in quello che la maggior parte là fuori percepirebbe solo come rumore fastidioso? E allora infilo il cd nell’apposita fessura del mio Mac, indosso le cuffie e inizio il viaggio, sforzandomi di dimenticare chi sono e cosa hanno fatto fino ad oggi gli Autechre e chi c’era prima di loro, e se quel suono sia già stato usato da qualcun altro (improbabile) o da loro stessi (probabile)… Funziona perché “Quaristice” è stato costruito con voluta semplicità, molto spesso con toni e tessiture quasi intimiste–nei limiti di quanto ciò possa accadere in una produzione Booth/Brown. Una parte non indifferente delle 20 (!) tracce sono senza beats, in chiave minore di rarefatta malinconia, vedi ad esempio la prima e le ultime due, che sia per certi toni fuzzy da antico synth analogico sia per certe variazioni microtonali mi hanno addirittura ricordato i migliori Tangerine Dream, quelli di Zeit. A me pare che le tracce siano ben equilibrate per varietà di atmosfere e sensazioni, e l’aver evitato la strafottenza sonica ad ogni costo apre spazi di fruizione meno analitici e “razionali” (nel senso di voler comprendere ed etichettare la presenza di questo o quel blip) e più istintivi, più sognanti. Insomma, si viaggia bene! |
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