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La copertina di “Politics”, disco del 2004, proponeva un ritratto di un sorridente Sebastien Tellier.
Ogni volta che guardo questa cover mi viene in mente Richie, il tennista depresso e maniaco suicida interpretato da Luke Wilson nei “Royal Tenembaum”.
In un ipotetico sequel di quella fortunata pellicola immagino allora il nostro Sebastien indossare i panni di quel personaggio, liberamente ispirato alla figura di Bjorn Borg, riproponendolo come “tirato a lucido” da pesanti sedute psicanalitiche ( o inebetito da dosi massicce di sostanze stupefacenti, fate voi….).
Lavorare di fantasia quando ci si trova al cospetto di Sebastien Tellier è quanto di più naturale possa accadere.
Il polistrumentista, tanto apprezzato dal gotha musicale francese, da sempre arricchisce le sue produzioni di innumerevoli caricature, animando, la fervida immaginazione di coloro i quali si avvicinano, anche per questo motivo, alla sua musica. Il solo “Politics” contava al suo interno, politici impegnati in improponibili campagne elettorali, indiani d’America in lotta contro l’estinzione, tenniste del regime comunista rovinate dalla caduta del muro di Berlino.
Anche musicalmente Tellier non ha mai fatto mistero di voler proporre più volti possibili del suo eccentrico talento, il tutto sempre condito da una scarsa volontà a prendersi sul serio.
Gli esordi votati al rumore, storici in terra d’oltralpe i suoi concerti caratterizzati da bassi assordanti, urla e assurde trovate teatrali, gli scimmiottamenti di famosi chansonnier francesi nel “L’Incroyable Vérité”, la più recente veste acustico-cantautorale di “Sessions”, confermano, una voglia, quasi una irrefrenabile smania, di giocare ogni volta con stili musicali diversi.
Il nuovo “Sexuality”, conferma ulteriormente questa analisi, presentando il parigino in rinnovate vesti estetico-musicali.
Le lunghe frequentazioni dei “salotti bene” dell’ elettronica francese (Mr.Oizo, Air, Daft Punk) trovano il naturale sfogo in un disco dal fascino sintetico, in perfetta linea con quanto i cugini transalpini avevano prodotto già sul finire dei ’90 sfoderando micidiale disco-funk e synth-pop.
Accantonata quell’aria intellettuale e un pò snob tanto cara agli Air, evitati accuratamente gli scenari sci-fi di “daft-punkiana” memoria, in questo nuovo capitolo il nostro barbuto gioca al tombeur de femmes, sfoggiando un alter-ego cresciuto nel mito tanto di Gainsbourg quanto di Marvin Gaye, del tutto sprovvisto dell’ eleganza e della classe dei suoi inarrivabili maestri ma comunque in grado di realizzare il suo personale “Non-Stop Erotic Cabaret” ( dal suddetto album recuperate “Seedy Film” e vi accorgerete quanto questo “Sexuality” sia in un certo senso anche figlio dei Soft Cell ).
“Sexuality” è un tributo al sesso realizzato con finissimo elettro-pop, è un plasticoso pastiche sonoro di synth e drum machine, è ancora una volta il riuscito incontro tra sapori vintage e quel tocco di retro-futurismo tanto caro ai nostri musicanti cugini d’oltralpe.
Queste undici tracce sprigionano un’ipnotica carica erotica mai volgare, e devono la loro spiccata componente di sensualità ad insospettabili influenze r’n’b e soul.
Godibili le parentesi in cui Tellier, spesso immerso in un tripudio di urletti orgasmici tipicamente porno-soft anni settanta, canta in francese, inglese e italiano, di maggiore spessore musicale invece quelle strumentali dove il tocco di Guy Manuel de Homen Christo, metà esatta dei Daft Punk e produttore del disco, è inevitabilmente più marcata.
Riduttivo a questo punto sarebbe affermare che un disco del genere torna utile solo in quelle occasioni in cui la preda delle vostre scorribande notturne da latin lover è finalmente adagiata in posizione orizzontale, decisamente più sensato e’ considerare questo “Sexuality” come l’ennesimo, ottimo, disco marchiato a fuoco dall’infallibile “tocco francese”.
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22 aprile 2008 @ 10:00
avevo archiviato la pratica Tellier dopo aver letto molto male di questo disco sul Mucchio Selvaggio (dite quello che volete, ma io di Damir Ivic mi fido). magari però un’ascoltatina gliela concedo… anche se onestamente preferirei farlo con una bella preda in posizione orizzontale (o qualsiasi altra).
22 aprile 2008 @ 12:33
Bel ritorno dell’ octopus della magliana. Per il resto, visto che si cita il Mucchio, credo che le recensioni della rivista in questione siano una spanna sopra quelle delle riviste concorrenti, per forma, contenuti e competenza. Puntano su meno dischi e più qualità dei pezzi. E visto che esistono le blogzines per informarsi quotidianamente sulle innumerevoli uscite mensili secondo me è una scelta che paga.
22 aprile 2008 @ 15:35
mi trovi molto più che d’accordo, se soltanto dessere un poco più di spazio ad elettonica ed hip-hop…
22 aprile 2008 @ 15:38
per elettronica e hip-hop c’è sempre Blow Up…
22 aprile 2008 @ 16:32
Blow up non mi piace, troppo serioso e pesante per i miei gusti. Concordo su quanto detto da helmut per i suoni elettronici e l’hip hop
22 aprile 2008 @ 17:38
ma non è che uno può comprare (tacciamo del fatto che i miei possiedono un’edicola) mille giornali. comunque Blow Up non mi fa impazzire, spesso è eccessivamente ed inutilmente complicato. e poi non è che so dedichi soltanto a elettronica ed hip-hop. piuttosto che comprare due giornali con lo stesso target, io prendo Il Mucchio e Superfly per approfondire le cose che più mi interessano.
22 aprile 2008 @ 19:02
Fateve due risate leggendo quant’è il profitto annuale di Pitchforkmedia….
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Business Week on ‘Indie Music’s Hipster Heaven’: Pitchfork advertising ‘pulls in at least $5 million a year’…
Business Week | Read Full Story >
Business Week: Indie Music’s Hipster Heaven:
Pitchfork.tv, like the Web site, is intended to make money. These days, advertisers aplenty drool over Pitchfork’s 18-to-34-year-old demographic. Although many Pitchfork users have a hipster’s disdain for the mainstream and for big corporations, the company has no qualms about selling space to the likes of Toyota Motor™ and American Apparel (APP). Its only rule is that ads cannot distract readers with pop-ups, sound, or interactivity. Net ad consultants estimate the site pulls in at least $5 million a year. Kaskie says only that revenue has grown by an explosive 70% each of the past four years.
On Pitchfork’s 1-to-10 scale, that performance would merit a 9.5.
23 aprile 2008 @ 16:02
gran bella recensione…
Lui é un matto totale, ma incredibilmente affascinante… Dal vivo é un piacere avere a che fare con lui…
Rappresenterà la Francia all’Eurovisione!!! Quando l’ho sentito non volevo crederci…