Ven 16 Mag 2008
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Ho un cappello davvero strano. Cammino e mi godo l’aria fresca del mattino. C’è anche un po’ di sole. Si, mi godo l’aria fresca. Indosso un cappello strano, ho la barba e una maglietta dei Beatles. La maglia non dice che mi sto godendo l’aria fresca comunque. Ascolto il vuoto delle persone che incrocio e cerco di allontanare le mie pippe mentali. La musica mi entra nel sangue e l’aria mi ha svegliato i polmoni. La musica mi entra nel sangue. Gli Holler, Wild Rose! Hanno copiato la copertina ad “Employment” dei Kaiser Chiefs e i lamenti dai Radiohead però riescono comunque ad attirare l’attenzione di una parte del mio cervello. Quella voce “sottile” che quasi non riesci a prenderla e le distorsioni e il post rock aggrovigliato tutto intorno a una struttura della canzone tutt’altro che elementare. Sfugge la musica di “Our Little Hymnal” e sfocia in un drammatico nero e blu di emozioni elettriche che non potrà non piacere a voi, misteriose creature conigliesche. Qualcuno li ha definiti come gli Explosions in The Sky con l’aggiunta di un lead singer. Io sinceramente dentro questo disco sento più che altro i Radiohed di “Ok Computer” e quindi non mi sorprendo più di tanto, ma innegabilmente questa è un’ottima produzione. Il vuoto delle persone continua a passarmi accanto, schivando le intuizioni di una chitarra elettrica mai ferma, mai stanca. |
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Maggio 20th, 2008 at 15:10
ho appena ascoltato color that sky, e condivido le tue parole, depression mood a parte