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BENGA
Diary Of An Afro Warrior

19 maggio 2008

Genere:

[ratings]

Con un titolo del genere questo disco non poteva non finire nel nostro lettore.
E poi è l’esordio di una promessa del dubstep, etichetta di un sound affascinante e certamente non avaro di belle proposte che sembra però non voler più scendere dal compatto piedistallo di hype sopra il quale è stato posto ed il timore di noi appassionati è che ben presto si trasformi in sterile cliché (d’altronde è già successo più volte).

Il ragazzo, Benga, appena ventunenne, è da un pezzo che è nella scena: amico e collaboratore tra gli altri di Skream, incide per la Tempa una delle etichette madrine di tutto il sound, sicuramente ha talento e si applica con metodo (basta sentirsi tutti gli intrecci dei ritmi e la cura dei suoni) eppure sembra avere pochissima passione. Le composizioni sfortunatamente non conquistano mai per sentimento, suonano sempre come compitini ben eseguiti e nulla più.

Non c’è nulla di brutto, anzi… Quando parte il disco con “Zero M2” pare forse un po’ stucchevole, molto chill-out, ma la cassa dritta che irrompe a metà del pezzo è semplicemente perfetta. Night è massiccia e levigata, perfetta per i dancefloor più bui e sudati. L’ibrido electro-jungle e jazz d’atmosfera di “B4 The Dual” ricorda da vicino quando Luke Vibert produceva drum n’bass per il Sommo Pontefice (e se mai incontrerò il geniale e prolifico cornish kid gli chiederò perché mai proprio della drum n’bass per quel gran pezzo di merda), mentre “Pleasure” presenta campionamenti sexy e bassi belli grassi che di nuovo tirano in ballo Luke, però stavolta quello che ama nascondersi sotto i moniker Amen Andrews o Spac Hand Luke. “Someone 20” fonde dubstep più rigoroso e patina r’n’b per ottenere infine ottimo downtempo. “Light Bulb” si fa più pressante nel beat e leggermente più acida nei timbri, mentre “Crunked Up” e “Go Tell Them” sguazzano nel grime più distorto e carico.

Come si diceva sopra le sfuriate ritmiche, i momenti più rilassati, l’incedere geometrico della cassa, i repentini cambi di tempo, l’utilizzo abbondante ed efficace di echi e riverberi sono sempre perfettamente amalgamati: basta infatti ascoltare “Emotions” e “26 Basslines”, le due perle del disco; la prima che ricorda il Carl Craig più jazzy e la seconda che è pura genialità sotto qualsiasi aspetto la si valuti.

Insomma tutto molto bello, eppure tutto poco sentito: levigato fino ad aver perso ogni briciola di emozione. Davvero un peccato, chiaro che non è un disco da buttare nel cesso, è certamente un esordio da invidiare, ma aspetteremo il prossimo turno nella speranza che dietro a queste intricate impalcature sonore appaia una qualche traccia di calore.

Cover Album
MySpace
Diary Of An Afro Warrior [ Tempa - 2008 ] – BUY HERE
Similar Artist: Boxcutter, Distance, Burial, Amen Andrews vs Spac Hand Luke
Rating:
1. Zero M2
2. Night
3. B4 The Dual
4. E Trips
5. Someone 20
6. Light Bulb
7. Crunked Up
8. Go Tell Them
9. Cut
10. Emotions
11. 3 Minutes
12. Pleasure
13. 26 Basslines
14. Loose Synths

 

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