ELBOW
The Seldom Seen Kid
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Ci sono due tipi di persone: quelli che si agitano facendosi portare via dalla corrente del tempo e quelli che stanno un passo fuori dal clamore e dalle mode. Gli Elbow appartengono a questa seconda categoria di soggetti, imperturbabili nel loro compassato distacco ad osservare fenomeni, luci della ribalta, suoni di plastica che sfrecciano veloci verso il nulla. Guy Garver e soci ci regalano il loro più bel disco di sempre, con essenziali arrangiamenti cinematografici sui quali si stendono irresistibili trame pop, ariose geometrie orchestrali, simili a ben poche cose fin ora ascoltate, in netto smarcamento dalle più banali declinazioni di qualsiasi genere musicale. Smussate certe asperità che bloccavano i lavori passati, i cinque inglesi portano ad un livello superiore la loro capacità di raccogliere scarti musicali altrui e di creare collàge sonori perturbanti. L’album è un carillon prezioso, tutto da aprire e sentire per essere proiettati in un mondo onirico a parte. Atmosfere al chiaroscuro bagnano riletture di stralunati ‘tango’; ipnotiche ballate figlie di valzer dilatati e rallentati accompagnano lo svenimento serale con classe strepitosa; non esiste un momento di stanca, ogni attimo è godimento puro e compiacimento nell’ascolto. La stella polare del gruppo ossia la ricerca sfrenata nella scomposizione dei luoghi comuni del pop, li ha portati a costruire frammenti di suggestione, fluttuanti in un universo liquido sospeso. E poi c’è la voce di Guy Garver, splendido crooner che fa sua l’attitudine ’soul’ anni ‘50 mischiandola con umori cantautoriali di fine secolo. Gli Elbow sono l’altra faccia di Manchester, quella riflessiva, uggiosa, colta nei riferimenti, lontana anni luce dalla vanagloria dei riflettori televisivi e della carta patinata. L’atto di fede che ti chiedono è di raggiungerli sull’isola deserta dove suonano lontano da tutto e da tutti, lasciando ogni timore alle spalle. Se l’unica prova per sentenziare che un album sia riuscito consiste nella voglia di riascoltarlo immediatamente non appena sia finito, allora “The Seldom Seen Kid” la supera a pieni voti. |
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5 Giugno 2008 @ 10:41
la band piu’ sottovalutata della storia del rock moderno. Gia’ con leaders of the free world si capiva che stavano andando verso una ottima direzione. Grounds for divorce e’ fenomenale, e il video ancora di piu’ se possibile.
p.s.
intervista ai veils a camden fatta! presto on line…. .
Finn andrews e’ stato molto cool.
just e’ sempre lo stesso anzi peggio perche’ si e’ fatto crescere anche i capelli adesso!
5 Giugno 2008 @ 16:08
Just l’ho visto a dicembre, immagino adesso i capelli.
in compenso tu intervisti sempre i veils, sei la loro groupie ormai
5 Giugno 2008 @ 21:17
sachiel, a parte che potrai anche non crederci ma mi fa abbastanza cagare fare interviste, non mi piace fare domande a persone che praticamente non conosco bene e domandargli cose piuttosto banali. Conosco i miei limiti: mi piace scrivere e a volte riesco a farlo bene ma forse non sono un bravo giornalista (e neanche ci tengo molto ad esserlo…a dir la verita’). Poi, veniamo al punto, se guardi nella sezione interview del sito potrai vedere che non e’ esattamente cosi’ come dici tu (ma poi, anche se fosse che veramente intervisto sempre loro, che c’e'?) per una stranissima coincidenza adesso io e just viviamo in inghilterra e suonavano ancora i veils dalle nostre parti, era piu’ di un anno che non ci vedevamo io e il jiustino(l’ultima volta c’eravamo visti proprio al concerto dei veils) e ci e’ sembrato figo contattare ancora finn andrews e soci.
Insomma…boh…un po’ un commento del cazzo il tuo di sopra. Fa niente comunque… . ciao
6 Giugno 2008 @ 01:38
Azz-o…giov, ma io credo che il sachiello scherzeggiasse
comunque sono curioso dell’intervista.. (ci sarà anche un live report?)
la cosa bella è che nel film ‘il divo’ c’è proprio una loro canzone: fatto assaj straniante ma azzeccatissimo!
6 Giugno 2008 @ 09:19
joses il sachiello e’ un bravo guaglione io lo so…e’ solo che fare interviste e’ piuttosto stressante a volte(poi specialmente per me che sono una frana gia’ nel fare una domanda figuriamoci comporre tutta un intervista…mi ci vuole un giorno intero a volte) e in questo caso m’e’ costato anche un bel po’ a livello proprio di soldi (trasporti, biglietto concerto e mangiare fuori il tutto per due giorni a londra e meno male che c’era just a ospitarci per la notte), quindi mi era solo sembrato un po’ approssimativo il modo con cui sachiel ha liquidato tutto con mezzo rigo. tutto qua. Niente di personale veramente, anzi… sachiel te vogggghie bene assaje!!!!!!!!
3 Novembre 2008 @ 15:19
Più ascolto questo disco e più mi piace…è qualcosa di incredibile…