CLINIC
Do It
Genere: garage-pop, post-punk
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Bisogna ascoltarli e cercare di capirli i Clinic. Perchè è questo che fanno i Clinic con il nuovo disco “Do It”: ti entrano dentro piano piano, prima con oscura diffidenza, poi con sempre più velata e confusa disinvolutra, fino a lasciarti lì a coccolare e conservare con cinica gelosia quella sensazione di disorientamento che solo un viaggio legato al tettuccio di un’auto in corsa in un film di Tarantino può lasciarti. O appunto, solo “Do it” dei Clinic, quelli che la next big thing di turno ci hanno provato ad esserlo, ci si sono avvicinati da distante, sempre fregati da qualcun altro che magari non ti saprà far tremare le caviglie, ma, in un mondo cattivo come il nostro, sa sicuramente far trionfare l’astuzia a discapito della passione. Forse agli Stooges presi con la forza e centrifugati fino a farti accapponare la pelle in “Shopping Bag”, o forse agli onnipresenti Flaming Lips, chiamati a sfregiare inconsciamente quella beata polaroid anni ‘60 che è “Free Not Free”. Bisogna ascoltarli e cercare di capirli i Clinic. |
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5 giugno 2008 @ 13:26
Bello, bello, bello st’album.
Ci so un paio di ballatone tra 50’s e impennate fuzz strepitose…lo voglio comprare originale..
5 giugno 2008 @ 21:40
Io ho “Funf”, il loro album del 2007, bello ma assai scuro e tosto. Se questo va oltre corro a cercarlo…
6 giugno 2008 @ 01:40
ah bene..mi era passato di mente questo disco, anche perché i clinic mi ha sempre inquietato (sono un essere spaventevole
) ma la rece invoglia, si si…
19 febbraio 2009 @ 18:28
Non riesco ad ascoltare altro. Il primo album del 2008 che mi stende al tappeto. Io ci sento molto più la voce dei Kula Shaker, sinceramente, con un mood che va dai Rippers ai 13th Floor elevators, passando per i Doors.
Disco veramente ipnotico.
P.s. la mia ragazza mi ha chiesto se su “memories” il cantante ha uno straccio in bocca.