MGMT
Oracular Spectacular

[ Columbia - 2008
8
 
Genere: psych-pop
Tags:
 
11 Giugno 2008
 

La vita può essere un bicchiere di liquore lasciato a marcire per molti anni. Poi arriva qualcuno disperatamente assetato, che senza far domande se lo beve tutto d’un fiato. Barcolla, forse piange, singhiozza, volteggia furioso, risorge. Con quell’aria da sopravvissuti che ne scolpisce movenze e visi delicati, Andrew VonWyngarden e Ben Goldwasser si sono abbeverati avidi, attaccandosi a quel bicchiere che per troppa pudicizia abbiamo osservato senza far niente.

Vite da rockstar spinte oltre il limite di qualsiasi tossicità, carne precaria, modelle amate e dimenticate un istante dopo, polmoni bruciati come anime che s’agitano inquiete, ma che sventolano solo la voglia di uno gesto di comprensione. Il rock’n’roll come viaggio in prima classe per l’autodistruzione ma senza ammirazione, solo uno sguardo malinconico verso una giovinezza forsennata: questo, forse, il senso straordinario di “Time To Pretend”, canzone simbolo che ha lanciato i Management, duo americano di Brooklyn. La definizione più bella per loro musica se la sono data loro stessi: ‘future seventies’. Una strabiliante mescolanza di elettro-pop psichedelico con incisioni di folk alterato à la Flaming Lips brucia letteralmete i solchi di questo disco.

Canzoni devastanti cui vanno aggiunti testi di una forza visionaria fuori del comune; versi a tratti profetici, potenti come una poesia di Ginsberg, rivestiti di una luce sacrale, cantati con voce salmodiate, sono la ciliegina sulla torta. “Oracular Spectacular” è un contenitore di stili e generi, laddove si passa da un’attitudine da club in stile Klaxons, a ballate travolgenti intrise di nostalgia, per approdare a veri e propri inni sorretti da un synth geniale. Arcade Fire, David Bowie, Jim Morrisson, Of Montreal, Bee Gees, atteggiamenti glamour, melodie pop, scorrono tra le vene di un album che svetta solitario se paragonato banalmente a dischi che spopolano tra gli indie-dancers.

Ma alla fine ciò che conta sono le canzoni: e quando scrivi pezzi come “Pieces Of What”, “Time To Pretend”, “The Youth” e “Kids” vuol dire che hai gran talento e ottimo gusto. E non a caso il loro produttore è un certo Dave Fridmann, inventore di suoni e atmosfere per Mercury Rev (dei quali è stato anche il bassista, ndr.) e Flaming Lips, il quale ha donato all’album un senso di magniloquente spettacolarità, tra impeti barocchi, ariosi cambi di campo e luccicanti distorsioni ritmiche.
Al prossimo giro di bevute gli MGMT hanno un cicchetto già pagato.

Tracklist
1. Time To Pretend
2. Weekend Wars
3. The Youth
4. Electric Feel
5. Kids
6. 4th Dimensional Transition
7. Pieces of What
8. Of Moons, Birds & Monsters
9. The Handshake
10. Future Reflections
 
 

Darman – Necessità interiore

Arriva il nuovo disco di Darman intitolato “Necessità interiore”, un mix di cantautorato rock ed innovazione che passa pure da qualcosa ...

Francesco Vannini – Non siamo ...

Francesco Vannini è un cantautore indie, ma non troppo, ma nemmeno troppo mainstream, troppo pop, di certo non rientra benissimo in una ...

Thao & The Get Down Stay Down ...

Erano oltre quattro anni che non avevamo notizie dei Thao & The Get Down Stay Down, quando la band di San Francisco aveva pubblicato il ...

Jess Williamson – Sorceress

A due anni esatti di distanza dal suo terzo LP, “Cosmic Wink”, questo weekend Jess Williamson ha pubblicato il suo successore, ...

Hayley Williams – Petals for ...

Semestre ricco di esordi, nonostante Covid-19 e rinvii vari che si sono succeduti. Uno dei più interessanti si sta dimostrando quello che ...