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SHED SEVEN
Change Giver

26 giugno 2008

Genere:

C’era una volta un mitico programma su MTV, ancora quando la si vedeva solo in lingua inglese e sul satellite. Si chiamava “120 minutes”. Per gli appassionati di musica indie ed alternative era l’unico momento per potersi fare una cultura.
Il presentatore era un mito della musica british fine anni 80 inizio anni 90, Miles Hunt ex leader dei Wonder Stuff. Uomo dal sopraffino sense of humor oltre che dal cinismo abrasivo come l’acido muriatico, durante una puntata presenta una band in maniera bizzarra, come la best new band ever.Cosa voleva dire con la “migliore nuova band di sempre”? L’acquisto a scatola chiusa diventava così la naturale conseguenza.
Stiamo parlando degli Shed Seven, una guitar pop band che ad un ascolto superficiale sembrano degli Smiths svecchiati. Una band inspiegabilmente messa in un angolo e dimenticata, quasi non fosse mai esistita.
Capitanati da un vocalist carismatico e ben dotato dal punto di vista canoro, Rick Witter, si presentano bene fina dall’incipit del disco. Un po’ di noise , due power cords e comincia la magia. Parte “Dirty Soul”, una power pop ballad tirata dai vocalizzi di Witter e dalla chitarra ritmata di Paul Banks.
Poi la perfetta pop song, “Speakeasy”

I know what you think
I think the same things as you
And do the things that you do
Don’t break the habit of a lifetime
You broke the habit of a lifetime
I see through everything you do

Questo il ritornello che ronza in testa fino alla successiva struggente ballata “Long Time Death”, canzone d’amore estremo.

If I can’t have you
Nobody can have you

Was it off the top of your head
Did you mean what you said
Do you like me enough
Do you like me because I can’t have you

Il disco scivola via di traccia in traccia fino alla canzone che mancava alla nostra alternative dancefloor selection, “Dolphin”.
Una rock song abbastanza dance da essere ballata, un po’ come “Fools Gold” degli Stone Roses oppure “The Only One I Know” dei Charlatans. Nel singolo uscirà anche una versione remix di 10 minuti.
Degna di nota è anche “Mark”, sempre all’insegna del pop schitarrato, precede il gran finale che parte con “Ocean Pie” una ballata che ti culla come le onde del mare, di quell’oceano del quale Witter dice di averci consegnato le chiavi,

Everything here is above board
Everything here is a closed door
There’s something I’d like you for
You’ve got the key to the ocean
You’ve got the key to the ocean

La ballata confluisce in una sorta di reprime uptempo “On An Island With You”, che con 8:10 minuti chiude il disco, lasciandoci un buon sapore in bocca.

“Change Giver” doveva essere il primo disco di una band da innumerevoli concerti in grandi stadi. Invece è una rara perla nel panorama pop, dimenticata nel cassetto socchiuso del british pop.
La stessa band è caduta nel vortice del primo disco capolavoro, non riuscendo poi a ripetere i fasti del primo, sensazionale, esordio e andando verso un rapido, inesorabile quanto inspiegabile declino.
Anche la stampa specializzata, di solito il miglior viatico verso il successo, li ha abbandonati quasi subito, stroncandoli già dal secondo album.

Per i cultori del guitar pop, per tutti quelli che ancora oggi canticchiano “The Queen Is Dead” degli Smiths, questo disco fa per voi. Correte a comprarlo e tenetelo tra i vostri ricordi più cari.

Incellophanabile.

Change Giver [ Polydor - 1994 ]
BUY HERE
Similar Artist: The Smiths, Paul Weller, Small Faces
Rating:
1. Dirty Soul
2. Speakeasy
3. Long Time Dead
4. Head And Hands
5. Casino Girl
6. Missing Out
7. Dolphin
8. Stars In Your Eyes
9. Mark
10. Ocean Pie
11. On An Island With You

 

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