Mar 15 Lug 2008
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Il giorno che dalle grige nuvole del cielo verrà giù succo di mela a bagnarvi le teste sarà il momento in cui la musica di Will Oldham sarà irrimediabilemnte cambiata. E Bonnie “Prince” Billy sarà diventato qualcun altro, magari un rocker maledetto o più probabilmente vostra nonna. Ma, come recitava una pubblicità degli anni ottanta: “noi siamo scienza, non fantascienza”. La realtà dei fatti è che in “Lie Down In The Light” la musica è quella di sempre, lasciando cambiare le sfumature, ma non la sostanza. La certezza che non nasce certo oggi è che siamo difronte ad uno dei migliori folkinger moderni, se non il numero uno. Lasciato da parte, almeno parzialmente, il pessimismo cosmico di “I See Darkness”, negli ultimi lavori sembrerebbe che ci sia spazio per uno spiraglio di luce che, se non proprio quella di mezzogiorno, somiglia tanto a quella delle prime luce dell’alba, quando la natura si prende la briga di destarsi e l’aria attorno non si è ancora del tutto dimenticata della notte. Eppure gli arrangiamenti non sono scarni, spesso impreziositi dall’incantevole voce femminile di Ashley Webber, si aggirano in territori roots e talvolta sfuggono in direzione più Byrdsiana, proprio a voler sottolineare un leggero cambiamento di rotta. Non mancano comunque le canzoni sospese sul vuoto, di un’intimità che non somiglia ad una cieca disperazione, ma è semplicemente malinconia che riempie il silenzio. “What’s Missing Is” è un elegante salice piangente fatto di pochi accordi e due voci all’unisono che dipingono un paesaggio brumoso, pigramente rassegnato. La title-track arricchisce l’atmosfera solitamente dimessa, di colori comunque sfocati, paesaggi agresti ancora a metà strada tra la primavera e l’inverno, ma comunque in ripresa. E’ tutto il disco ad essere in bilico tra tristezza e quiete, ma proprio questo suo galleggiare a mezz’aria lo rende leggermente diverso, seppur classico nella forma. Ancora irrimediabilmente lontani dalla felicità, però più consapevoli che esiste un modo per vivere questa mancanza con più serenità. Un passo avanti verso la consapevolezza, a meno di ripensamenti futuri. |
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BONNIE ‘PRINCE’ BILLY su IndieForBunnies: |


(4 votes, average: 4 out of 5)




Luglio 15th, 2008 at 14:49
mi sembra un giudizio un po’ severo tradotto in stellette, soprattutto a confronto dei voti alti per band agli esordi o di tutti ventenni… siamo giustamente davanti ad uno dei migliori folksinger moderni, se non il numero uno e poi cose come “you remind me of something/ a song that I am and you/ sing me back into my self…” non è da tutti
Luglio 15th, 2008 at 18:53
ciao sachiel! devo dire che non sono un grande fan di will oldham, però questo disco mi è piaciuto molto, così come pure il precedente wilding in the west. è verissimo poi quello che dici dell’album…che è in bilico tra tristezza e quiete”
Luglio 15th, 2008 at 19:47
Allora significa che ti iace questo nuovo oldham, che proprio in questi due dischi pare aver abbandonato il pessimismo cosmico per un approccio leggermente più rilassato e meno cupo
Luglio 15th, 2008 at 20:46
sì, sì…decisamente! tanto per fare un esempio, quello che molti indicano come il capolavoro di oldham, i see a darkness, non riesce a “prendermi”, forse proprio per la sua cupezza…eppure, il disco è stato omaggiato nientemeno che da johnny cash (in uno dei dischi di american recordings, se non sbaglio)…
Luglio 15th, 2008 at 21:48
Per Laura: insomma severo, tre stelle e mezzo equivale ad un bel 7 e 1/2 in pagella. Poi per le stellette a band di ventenni ecc ecc. non guardare me che tutti questi esordienti per me non valgono nulla. Solo che personalmente trovo migliore il precedente. Comunque restavo indeciso sulle 4 stellette fino all’ultimo.
Per Pam: i see a darkness è qualcosa di diverso, un capolavoro nel suo genere, che piaccia o meno. Poi de gutibus, tanto la qualità è sempre molto alta