SON OF DAVE
03
Domenica mattina.
Tempo di pulizie in giro per le stanze dell’appartamento.
Come? Pulite una volta l’anno? A Pasqua?! Ok.
Domenica mattina: Pasqua.
Tra poco meno di un’ora tutti i parenti della Calabria (si, compresa la zia Caterina) invaderanno tutti gli spazi abitabili-e-non della vostra casa. Bambini che urlano come inquetanti figure Wescraveniane e la nonna che deve a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e farti assaggiare la ‘nduja e poi il compare che neanche è arrivato al secondo piano ed è già in canottiera con tuo nonno, anzi sono già tutti e due sul balcone con un bicchiere di Montepulciano d’Abruzzo in mano a smadonnare perchè non hai SKY e non possono vedere la partita della Reggina (e non fa niente che è domenica di Pasqua: c’è S-E-M-P-R-E una partita della Reggina da qualche parte, in ogni momento) e quindi non ti meriti niente.
Insomma devi pulire almeno il pavimento e levare i cadaveri da sotto il letto prima dell’invasione e ti serve un disco di quelli che non capisci un cazzo di quello che il cantante dice ma il ritmo è quello giusto. Recuperi bel un disco dell’anno scorso che quei perdenti di Indieforbunnies hanno dimenticato di recensire in tempo perché troppo impegnati a cazzeggiare e a vantarsi con le donne (soprattutto un certo “Polipo della Magliana” che si vocifera sia accusato un po’ da tutti all’interno della redazione). Ecco qua: Son Of Dave. La sensazione Blues della domenica di Pasqua e anche il tuo aiuto dal cielo contro la polvere e contro la Reggina.
Un disco dove la chitarra acustica, il canto dei grilli, e le trombe messicane si intrecciano e ti mettono di buon umore. Un Tom Waits tranquillo senza troppo stress addosso che se la spassa tra le melodie dei Blues Brothers. Una produzione talmente spensierata e allegra e leggera che tutto fila liscio e cominci a muovere la testa come un gallo impazzito. Mentre passi la scopa per terra ti ritrovi a urlare cose senza troppo senso tipo auansaghen a iù rok orr beby frangheill or nooooooo!!!!! che Celentano diventerebbe viola d’invidia e per di più fai anche gli effetti sonori con la bocca bum cha bum cha o-o-o tshhh bum cha (tanto lo sappiamo tutti che li fai). Non ci puoi fare niente, ti vengono in mente Jack e Elwood e improvvisamente ti ritrovi in mutande a ballare come un pazzo davanti alla finestra aperta tutto sudato come bisteccone Galeazzi durante le telecronache delle gare di canottaggio alle Olimpiadi, fino a quando ti rendi conto che la vicina bionda del palazzo di fronte ti guarda impietrita con la sigaretta che le pende dalle labbra (con la cenere che continua a cadergli dentro il bicchiere di frappè alla fragola che ha in mano) senza osare battere ciglio per paura di essere squartata dal tuo nuovo sacro spirito gospel-blues del Kansas City (ahò).
La vergogna sale a livelli epocali ma il disco è una figata.
Qualcuno suona al campanello. Tuo nonno è già per le scale che bestemmia inveendo amaramente contro l’arbitro della (ipotetica) partita di oggi.
2. Old Times Were Good Times
3. Nike Town
4. Lover Not a Fighter
5. Low Rider
6. Hellhound
7. I’m Not Your Friend No More
8. Your Mercedes
9. I Just Wanna Get High with You
10. Squat That Rabbit
11. Roller Boogie
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5 settembre 2008 @ 10:35
Lauraà cunt suu i guant,
l’è cumeè leccà la fioca cunt suu i mudand
Ovvero…
lavorare con i guanti
è come leccare la f..a con sopra le mutande
Saluti da Varese
5 settembre 2008 @ 14:45
Ma, ma… ma tua nonna nella ‘nduja ci mette anche l’LSD?
5 settembre 2008 @ 15:37
Dai, partecipo pure io in versione Avezzanese (fuori concorso, ovviamente):
“Idù ji tì i tè tu? E S’i nn j’tì tu i tè, chi ji té i tè Idù?”
ovvero…
“Iduccia ce l’hai tu il thè? E se non ce l’hai tu il thè chi ce l’ha il thè Iduccia?”
5 settembre 2008 @ 17:00
ah aha ah ah!!!!
anche io voglio la ‘nduja di tua nonna se è come dice Soft…
6 settembre 2008 @ 11:33
Questa è abruzzese e sta ad indicare quando l’insistenza diventa noiosa ed inutile…
“Daj e daj,la cipoll divent aje”
(Dai e dai la cipolla diventa aglio).
Saluti by Stefano da Chieti !
6 settembre 2008 @ 15:19
Proverbio lancianese, alias abruzzese:
“le chiacchier se le port lu vent, è le maccarun ca abbott la panz”
“le chiacchiere se le porta via il vento, sono i maccheroni che riempiono la pancia”
Usato per dire a qualcuno che filosofeggia, che le parole stanno a zero, e sono i fatti che contano.
8 settembre 2008 @ 16:35
Direttamente dal veneto:
Amar e no vegnir amà, xe come forbirse ‘l cul senza aver cagà
Amare senza essere amati è come pulirsi il culo senza aver cacato
Per saver la verità, bisogna sentir do busiari
Per sapere la verità, bisogna sentire due bugiardi
Vardete da quei che te loda: o chi i t’ha imbroià o che i sta per imbroiarte
Guardati da quelli che ti lodano: o ti hanno imbrogliato o stanno per farlo
11 settembre 2008 @ 16:58
“Piutost che nient, mej piutost…”
piuttosto che niente, meglio piuttosto…