TEN KENS
S/T

 
 
24 Settembre 2008
 

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Alzi lo sguardo e il cielo ha una consistenza decisamente troppo solida. E’ tinto di rosso e sembra quasi volersi sciogliere al calore di tre soli immobili sulla tua testa. Si, si sta letteralmente sciogliendo e grosse gocce dense cadono al suolo mentre qualcosa di simile ad un sottomarino giallo solca l’orizzonte lontanissimo. Sudi freddo. Pezzi di cielo simili a secchiate di vernice precipitano sempre più copiosi, abbattendosi su quello sterminato deserto che ti circonda.

Vorresti correre ma sei immobilizzato. Al posto di quelli che dovrebbero essere cactus delle statue di marmo bianchissimo ondeggiano battute da una leggera brezza. Cerchi di concentrarti mentre gocce di sudore ti solcano la fronte. Deve essere un incubo: in Canada non ci può essere il deserto, e soprattutto non ci dovrebbero essere quei tre soli roventi. Se è per questo, in Canada non ci dovrebbero essere nemmeno gruppi come i Ten Kens. Qualcosa non quadra: quei quattro starebbero bene da qualche parte come la Death Valley, in un posto con un nome tipo Arizona o Texas, nelle lande sterminate della Sierra Madre, ma non nel freddo e sobrio Canada.

L’esordio dei Ten Kens ha tutto il fascino di una corsa acida sotto peyote nel crepuscolo messicano o nei più remoti recessi degli States, tra carcasse putrescenti e bottiglie di Corona ghiacciata servite su banconi lerci di saloon dimenticati da Dio e da gran parte della razza umana. Rock malato e storto strafatto di mescalina, stoner e folk stuprato, frutto di giorni e mesi trascorsi a suonare ininterrottamente chiusi in una casa, vedendo raramente la luce del pallido sole boreale. L’atmosfera oscura che pervade l’intera registrazione si scontra e si amalgama perfettamente con gli echi della West Coast, e quel che ne esce fuori è una miscela lisergica, un rock sbilenco e denso come fango.

I Ten Kens ergono poderosi muri di suono (“Bearfight”), si lanciano in cavalcate psycho-folk (“Downcome Home”, “The Alternate Biker”), si cimentano in pezzi alla Weezer (“Prodigal Sum”, “Worthless and Oversimplified Ideas”) e in ballate oniriche (“Y’All Come Back Now”) senza allentare mai la tensione o mostrare segni di cedimento.
Il risultato è un album solido e sporco, un magma ribollente di riverberi e distorsioni saturate oltre il limite, una tempesta di sabbia in pieno Canada lunga la durata di undici pezzi.
Per fortuna basta il tempo di riavviare il disco ed ecco un trip tutto nuovo.

PS: si ringraziano Mr. De Chirico, Mr. Magritte e la peperonata per aver ispirato la prima parte di questa recensione sbilenca.

Cover Album
Band Site
MySpace
Ten Kens[ Fat Cat – 2008 ] – BUY HERE
Similar Artist: Wooden Stars, Arcade Fire, Black Rebel Motorcycle Club, Queens Of The Stone Age
Rating:
1. Bearfight
2. Downcome Home
3. Refined
4. Y’all Come Back Now
5. Spanish Fly
6. The Alternate Biker
7. The Prodigal Sum
8. Worthless & Oversimplified
Ideas
9. The Whore of Revelation
10. Your Kids Will Know
11. I Really Hope You Get
To Retire
Tracklist
 

6 Comments

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ahahahahah…grande influenza la peperonata… . mitico.

acidissimo, soft!
gran bel pezzo, gruppo interessante che già ci segnalasti se non mi sbaglio…

peperonata rulez! 🙂

Sisi, fu segnalato ad inizio 2008, ma quel cd era in realtà il demo autoprodotto e smerciato solo in Canada (e che a mio avviso era anche migliore di questo, molto più psicotico anche se magari meno adatto a tutte le orecchie).

Non c’entra niente col disco…però, è un peccato che i commenti sul disco dei Killers si siano fermati a maggio…
:(…nostalgia…

solido e sporco. perfetto, come dici. il deserto è comunque nei loro sogni o incubi. lo becco solo a gennaio questo album e la neve sovrasta questa giornata di bellissimo inverno. il paesaggio di oggi ricorda appunto il canada ma questa musica ci sta bene ugualmente. e allora vado con i ten kens. ti ringrazio mr. soft, nessun’altro me li ha segnalati.

Grazie a te per aver scritto il tuo parere 😀 Una piccola soddisfazione in una giornata un po’ di merda

 

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