CONOR OBERST
S/T

29 Settembre 2008

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Dopo due minuti dall’inizio di “Lenders in The Temple” penso che non c’è storia: Conor Oberst è sempre una garanzia, qualcosa di speciale ed emozionante. Una voce che trema, in bilico tra pianto, stonatura e luce. Stamattina ho aspirato delle ragnatele e alcuni ragni con l’aspirapolvere dagli angoli della cantina. Stamattina mentre un ragno cercava di scappare io avevo lo sguardo fisso e triste che bucava il muro e pensavo a quando la mia stanza a Forlì era illuminata di blu e le radiazioni del televisore si mescolavano con le note disperse nell’aria calda della scorsa estate.

Sono passati tantissimi profumi e città e persone e sentimenti da quel momento e mi sembra che il tempo mi stia prendendo in giro. Io qui ascolto una chitarra acustica e il cuore mi si spezza ancora una volta, maledizione, i ricordi mi sommergono e non trovo riparo. Conor Oberst può chiamarsi Bright Eyes o semplicmente Conor Oberst, può anche suonare due accordi scontati ma se ti racconta di qualcosa che succede a Cape Canaveral, o anche solo che c’è un fottuto postino che invece di consegnare la posta si è addormentato nella polvere (“Get Well Cards”) lo fa nella maniera più bella. Sembra di ascoltare un vero cantautore d.o.c., un folk puro, non troppo fricchettone, uno di quei folk che ti mettono l’allegria addosso, il secondo dopo ti straziano l’anima in due, poi si fanno tagliare a loro volta da qualche assolo elettrico e poi protestano per una guerra che è inutile. Sembra di essere tornati ai tempi del Vietnam e di Bob Dylan. Sembra di essere dentro a tempi pieni di roba marcia, di terrorismo e porcate politiche. Sembra di essere dentro al presente. Tutto cambia. Niente cambia. E io sono qui a dirvi che Oberst scrive bene. Scrive proprio bene: a volte racconta meglio di chiunque altro (ancora devo trovare testi più interessanti di quelli di alcuni brani contenuti in “Digital Ash In A Digital Urn”) e se decide di sperimentare, sorprende e si piazza anche al top delle vendite negli Stati Uniti perché il talento non conosce confini e non rimane ancorato per forza dietro alle pagine dei siti specializzati a volte.

Questo disco non ha niente di innovativo: questo disco è un semplice disco folk, anzi, a volte fin troppo semplice (“I Don’t Want To Die In A Hospital”) che ricalca anche certe atmosfere allegre, estive e “innocenti” (e quindi piuttosto avverse al sottoscritto) imboccate di recente dagli Okkervil River, eppure l’anima con la A maiuscola è piuttosto presente. Un’anima veramente americana, patriottica e legata alle sue radici, con tutto il male e il bene che ne conseguono, in termini sonori (“Ny Gone Gone”). Riesci quasi a vedere le Highways senza fine (“There’s nothing that the road cannot heal” canta nella traccia numero nove) e il caldo ti entra nelle ossa e vuoi fermarti per la notte in un motel sull’orlo di un mondo dimenticato da Dio in mezzo al deserto.

Questo disco forse non ha un singolo che ti si stampa per sempre dentro. Non c’è una “Lua” o una “The First Day Of My Life”, stavolta non c’è un Nick Zinner a rendere tutto perfettamente incasinato e macchiato e fottuto e tormentato eppure la disperazione sulla coda di “Souled Out” parla chiaro: qualcosa di intimo c’è. Conor vuole piangere quando canta e c’è un piano elettrico che gli fa compagnia qualche volta. Io sono qui che piango a modo mio davanti allo schermo e a volte mi sento giù per tanti motivi anche se in fondo magari non dovrei perché su questa giostra strana che è la vita ci sto bene. Sono la persona meno indie del mondo che scrive della persona più indie del mondo (dopo Vincent Gallo e il Pupazzo Gnappo?) ma quando ti perdi nella poesia acustica e sognante di “Milk Thistle” (se andrò in paradiso mi annoierò in maniera infernale, come un bambino che piange dal fondo di un pozzo…)non ci vuole poi molto a capire che da questa produzione escono buone vibrazioni e conigli neri che corrono su prati verde scuro. Come nelle migliori favole musicali.

Cover Album
Band Site
MySpace
Conor Oberst [ Merge - 2008 ] - BUY HERE
Similar Artist:Sufjan Stevens, Neil Young, Ryan Adams
Rating:
1. Cape Canaveral
2. Sausalito
3. Get-Well-Cards
4. Lenders In The
Temple
5. Danny Callahan
6. I Don’t Want To
Die (In The Hospital)
7. Eagle On A Pole
8. NYC-Gone,Gone
9. Moab
10. Valle Místico
(Ruben Song)
11. Souled Out!!!
12. Milk Thistle

7 commenti »

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