Susie Big Hands – Your Love Is A Hole
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Sono in piedi sulla tavoletta di legno per rafforzare i legamenti delle caviglie. Li ho fottuti in malo modo un paio di volte e adesso loro hanno deciso di farmela pagare di tanto in tanto. Sono in equilibrio precario e osservo i libri messi in fila in ordine rigorosamente non alfabetico: Welsh, Roberts, Pasolini, Carver, Kracauer, Palahniuk… . Mentre ascolto il disco dei Susie Big Hands continuo a pensare che di un disco simile avevo già parlato qualche settimane fa, quando ho buttato giù un paio di righe per il debut di Arnoux, licenziato dalla Knifeville. Anche dentro a “Your Love is a Hole” si trovano sperimentazioni elettroniche, ambienti oscuri e una programmazione al computer precisa e scorrevole. Il trio che forma i Susie Big Hands proviene dagli ascolti e dalle esperienze musicali più disparate e in parte ciò emerge ascoltando il cd. Tutto però confluisce in un risultato finale non del tutto soddisfacente. Il problema non sta nel disco (se proprio di problema si vuol parlare) ma forse nel genere. Fare elettronica in modo minimale, aggiungendoci una buona dose di oscurità e influenze new wave è cosa tutt’altro che facile e si rischia di cadere nel ripetersi canzone dopo canzone. Moltissimi si cimentano nel cercare di dare nuova linfa a questo genere affascinante ma pochi ci riescono davvero. In “Your Love is a Hole” ci sono ragazzi che sanno suonare e sanno quello che vogliono, il problema è che il tutto dopo aver ascoltato la prima parte del disco sfocia in una sorta di “lamento elettro pop” piuttosto noioso. L’idea di base è buona e i primi due brani del disco fanno subito alzare le antenne (la prima impressione è stata una sorta di passaggio di consegne molto rapido dai Joy Division, ai New Order, fino ai Notwist, tutto in pochi minuti), ma dopo sembra di ascoltare sempre lo stesso brano con piccole variazioni e una voce che all’inizio pare interessante, ma non riesce poi col passare delle canzoni a distanziarsi da un tono e sperimentare un po’. Finisce il disco e io rimango con un dubbio che è quasi più una certezza: e cioè che i Susie Big Hands dovrebbero sperimentare più con strumenti ‘veri’ e dare sfogo alla loro creatività di musicisti, più che avvalersi così tanto dell’elettronica e dei synth. |
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