LOU REED BERLIN di Julian Schnabel
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In Berlin by the wall We were in a small cafe Chi ha vissuto a Berlino, anche per un breve periodo della sua vita, comprenderà benissimo l’atmosfera descritta da Lou Reed nel suo album. E’ una città che lascia il segno, indelebile, tangibile. La storia di Caroline potrebbe essere narrata in uno di quei film stralunati di Wim Wenders, per il quale Reed ha fatto un cameo in “Così Lontano Così Vicino (Faraway So Close)”. Tra droga, alcool e sesso la vita della giovane è una spirale verso il baratro che la porta al suicidio dopo che le viene sottratta la custodia dei figli per la sua condotta immorale. Intrisa della fragilità di Brecht e dell’espressionismo di Kurt Weil, la narrazione si sussegue in dieci episodi tutti correlati, in un formato ‘concept’ molto in voga all’epoca. Qualche anno fa, in Inghilterra e poi anche negli States, è dilagata la moda per alcune band, di suonare e reinterpretare nella scaletta originale i dischi storici. Così nel 2006 Lou Reed riprende in mano Berlin e lo propone al St. Ann’s Warehouse di Brooklyn per cinque serate consecutive, assieme ad un’orchestra di sette elementi ed il Brooklyn Youth Chorus. Ma, nascosto nell’oscurità c’era Julian Schnabel a riprendere il tutto ed a fissarlo sulla pellicola assieme agli spezzoni della ricostruzione della storia di Caroline, interpretata da Emmanuelle Seigner, in un short film diretto da Lola Schnabel e Alejandro Garmendia. Ma quanto è struggente “Lady Day”, nel suo essere così prog? Quanto è jazzy “Oh Jim”? Quanto sa di Kurt Weil “Sad Song Il famoso muro di Berlino non c’è più e al posto della vecchia terra di nessuno c’è uno sfavillante nuovo quartiere disegnato da Renzo Piano, Potsdamer Platz. Ma Lou Reed la perfezione l’ha sempre osteggiata, la lascia ai “Men Of Good Fortune” . IMPERFETTO. |
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19 Novembre 2008 @ 12:54
gran pagina davvero. disco che non ascolto da anni.