THE DODOS
Visiter

Ordinò un’altra birra. L’estate prosciugava democraticamente fiumi ed ultimi sogni di gloria. Magliette stropicciate s’incollavano a toraci esausti di sudore. Non c’era granché da fare se non aspettare. Fissare l’oceano ed attendere. Cosa non si sa, ma gli uomini sono maestri nel riempire tempi vuoti, queste gigantesche sacche di nulla che trascinano verso il punto caldo dell’universo. Stordito dal caldo sognò il suo inferno privato. Di spiagge bianchissime sospese su crepacci oceanici, di corse affannose per scappare da una folla inferocita, di scenari deturpati visti forse solo alla televisione. Nel mezzo, come in una pubblicità onirica mandata dagli Dei, si ricordò di essersi perso in un suono frenetico che addolciva gli occhi dolenti.
Non capì bene di cosa si trattasse, forse folk-rock sbilenco, forse piccole gemme elettro-acustiche, addirittura - ne era certo, lo giurò sulla Tennent’s - si ricordò di aver ballato samba al Carnevale di Rio quando partì “Red And Purple”. Fu difficile credergli ed infatti lo catalogarono come l’ennesimo sfogo di un ubriaco asociale. Eppure aveva visto giusto in quel pomeriggio di troppi fantasmi che danzavano nelle stanze spoglie dei suoi incubi migliori. Perché i Dodos sono qualcosa che nasce così strano che a nessuno verrebbe in mente di dare credito a questi due menestrelli di San Francisco. Meric Long (voce e chitarra) e Logan Kroeber (percussioni) sonno tutto e niente, sono gli Spoon sotto mescalina che viaggiano per le praterie nascoste del loro Paese, ma sono anche gli Animal Collective che decidono di dare un senso compiuto alle loro canzoni, anche se poi ti sembra di sentire i White Stripes in una sessione acustica, alla fine ti ritrovi ad ascoltare canzoni che sembrano scritte da Beirut (”Ashley” e “The Season”) senza ottoni e balcanismi di sorta.
“Visiter” è un bell’amalgama di melodie e sensazioni filtrate attraverso una chitarra elettro-acustica - sempre calda, frenetica, attiva, sciamanica - ed una batteria che reinventa se stessa in ogni canzone, cosicché ti pare di sentire una band di 10 elementi, ben sapendo che i nostri ‘eroi’ sono solo in due. Ritmi tribali stendono tappeti sontuosi sui quali si adagiano trame folkeggianti, colonne sonore di rincorse e continue ripartenze con la gioia che sbatte nella scatola cranica, reclamando un quarto d’ora d’aria fresca. I Dodos consegnano a questo 2008 un album solido, zeppo di idee, lieve e denso come succo di pesca gravato da due cubetti di ghiaccio.
Stupefacente e rigenerante.
Proprio come quel pomeriggio di un giorno da cani, quando tutto gli sembrò perduto e se ne tornò a casa con una melodia tra i denti.
2. Red And Purple
3. Eyelids
4. Fools
5. Joe’s Waltz
6. Winter
7. It’s That Time Again
8. Paint The Rust
9. Park Song
10. Jodi
11. Ashley
12. The Season
13. Undeclared
14. God?
DODOS su IndieForBunnies:


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20 Novembre 2008 @ 12:29
Ma ti dirò Joses: questi Dodos sono uno dei gruppi più interessanti usciti quest’anno…veramente un bel disco…
20 Novembre 2008 @ 13:15
Concordo in pieno.
Li ho visti anche in concerto e devo dire che sono davvero bravissimi, hanno fatto una grandissima esibizione(però suonano in tre dal vivo…).
20 Novembre 2008 @ 14:41
Dov’è che li hai visti?
Ma stasera venite al Circolo??
20 Novembre 2008 @ 15:09
Ecco, bravo…
Qualcuno di voi si fara’ vedere stasera a Roma per gli Okkervil River???
Io, Presente.
20 Novembre 2008 @ 15:22
Li ho visti a Londra l’11 Novembre, aprivano per gli Okkervil.
Stasera Joses ed io presenti al Circolo!!!
20 Novembre 2008 @ 15:34
Ma non ne parlate qui altrimenti vi devo fare una macumba, ché rosico ogni volta che penso che per spostarsi da dove vivo io ci vogliono intere giornate di viaggio…
20 Novembre 2008 @ 15:36
Dove abiti??? Sulla Cassia???
20 Novembre 2008 @ 15:55
A proposito,… Ho un biglietto che mi avanza.
Se vedete un bagarino fuori che cerca di rivenderselo a 40 Euro, quello e’ Olmert.
20 Novembre 2008 @ 17:25
Si, però molto in fondo…
4 Dicembre 2008 @ 17:04
io una mezza stellina in più gliela darei…