TOP TEN ALBUM 2008 di Enrico “Sachiel” Amendola

27 dicembre 2008
Indie Top Ten, settima posizione

#10) Joseph ArthurCould We Survive [EP] (Lonely Astronaut)

Un EP che ripropone il miglior Joseph Arthur dai tempi deglii esordi, quello che non gioca con le sperimentazioni e l’elettronica, quello che imbraccia la chitarra, possibilmente acustica, dipingendo acquerelli a tinte miste dalle atmosfere penetranti. Un graditissimo ritorno alle origini.

Indie Top Ten, settima posizione
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#9) BalmorheaRivers Arms (Western Vinyl)

Semplicemente lo sdoganamento della musica ambient, qui interamente suonata con trame acustiche, partiture d’archi e pianoforte. Emozione palpabile, brividi sulla pelle ed un’atmosfera sospesa, rilassante e struggente allo stesso tempo.Un disco che non riesce ad essere un mero sottofondo mentre si fa altro, ma che ti prende per mano e ti trascina lentamente dentro di sé.

Indie Top Ten, terza posizione
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#8) AdemTakes (Domino)

Ho sempre avuto un debole per il folk inglese di Adem. Questo “Takes” non fa eccezione, seppur si tratti di un disco di sole cover, perfette e originali. Da PJ. Harvey ai Low, passando per i Tortoise e gli Smashing Pumpkins non fa differenza, è sempre lui con le sue corde pizzicate e il suo folk intimista che stringe il cuore e riscalda le mani. L’autunno da queste parti è una stagione eterna.

Indie Top Ten, terza posizione
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#7) R.E.M.Accelerate (Warner)

Sono stati protagonisti di uno dei concerti più belli della mia vita qui a Napoli lo scorso giugno,ma tornano in gran forma anche in versione studio. “Accelerate”, come indica stesso il titolo, rappresenta la voglia di tornare al sano rock’n’ roll di qualche anno fa, ma non è una questione di mestiere, qui c’è sostanza e tanta classe. Li aspettavano al varco e non hanno tradito le attese.

Indie Top Ten, terza posizione
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#6) ShearwaterRook (Matador)

Per Jonathan Meiburg, rotto il legame con gli Okkervil River, è arrivato il momento di dedicarsi esclusivamente al progetto Shearwater e questa situazione pare aver giovato alla sua musica. “Rook” è sostanzialmente un disco di folk-rock carico di emozioni in cui le canzoni giocano con saliscendi armonici carichi di pathos. Un disco che emoziona e lo fa diretto, senza compromessi o sottili sotterfugi. Seducente e decadente come l’inquietante immagine di copertina.

Indie Top Ten, ottava posizione
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#5) 24 GranaGhostwriters (La Canzonetta)

E’ talmente strano che si parli così poco dei 24 Grana e del talento di Francesco di Bella che riascoltando “Ghostwriters” si resta increduli. Si mescola cultura popolare, modernariato pop e tocco d’autore, in un disco che non sbaglia un colpo, piacevole nelle melodie e riuscito nei testi. Impreziosito da collaborazioni d’eccezione come Riccardo Sinigallia, Filippo Gatti e Marina Rei. Per il sottoscritto il miglior album italiano dell’anno,.

Indie Top Ten, settima posizione
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#4) Bon Iver - For Emma, Forever Ago (Jagjaguwar)

Trovo sempre conforto in un disco folk e isolazionista come questo, finemente tinteggiato da un tocco romantico e malinconico, drammaticamente intriso di una tristezza profonda e strisciante. Bon Iver ha il talento dei grandi, pur restando ancorato ad un canovaccio tanto classico quanto essenziale, riesce a mettere i brividi e a commuovere grazie ad alchimie profonde tra la voce e la sua sei corde. Disco dell’eterno inverno interiore.

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#3) Kings Of LeonOnly By The Night (Sony Bmg)

Mi sorprendo di me stesso: in un periodo in cui il rock annaspa, sul podio infilo un disco di una band giovane, anche se arrivata al quarto disco, che propone il solito revival di classic rock. Di solito sono indifferente a questo genere di proposte, ma i fratelli Followill, a questo giro mi hanno fregato sin dal primo ascolto. Sarà revival quanto volete, ma per stavolta lascio le critiche chiuse a doppia mandata dietro una porta blindata. “Only By The Night” è il mio disco rock del 2008.

Indie Top Ten, settima posizione
REVIEW ON IFB

#2) Sigur RosMeð Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust (EMI)

Quello che mi piace del nuovo Sigur Ros è proprio ciò che molti hanno criticato, cioè la pseudo-allegria (stiamo pur sempre parlando dei Sigur Ros) un po’ freak delle prima parte del disco. Una digressione sul solito tema che mi è piaciuta particolarmente, anche se poi le splendide atmosfere da aurora boreale ci accompagnano dopo i primi pezzi fino alla fine. E se ci mettete che a luglio in quel dell’Auditorium di Roma sono stati semplicemente perfetti e commoventi, allora questo secondo posto è assolutamente meritato.

Indie Top Ten, sesta posizione

#1) Sun Kil MoonApril (Caldo Verde)

Ecco, il mio disco dell’anno è un monolite acustico in cui le canzoni sono spesso lunghe e circolari, mentre la voce monocorde di Mark Kozelek si lascia andare a confessioni private che sono piuttosto fiumi in piena di parole. Detto così potrebbe sembrare una schifezza, invece è un capolavoro di poesia a tinte grigie, con quella voce che pare sempre la stessa, ma che ti entra nelle pieghe dell’anima e ti strapazza il cuore senza pietà. “April” è uno splendido dipinto al quale non basta essere osservato, che ha bisogno di essere vissuto con gli occhi di chi riesce a carpirne le piccole e cangianti sfumature. Un lavoro che potrebbe spaventare per la lunghezza e l’apparente staticità, che invece rapisce e non lascia scampo. Ed è un piacere farsi colpire senza opporre la minima resistenza emotiva.

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