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TOP TEN ALBUM 2008 di Giovanni “Giov” Venditti

30 dicembre 2008

Indie Top Ten, settima posizione
REVIEW ON IFB

#10) Nada SurfLucky (Barsuk)

Matthew Caws ha un timbro di voce molto interessante e la ragione del successo dei Nada Surf è attribuibile anche (e forse soprattutto) a questo. Ma non solo: il gruppo ha sempre avuto una buona capacità di mantenersi in perfetto equilibrio tra pop, rock, accenni punk (beh…sempre molto contenuti) e singoli radiofonici di buona qualità. Anche qui il discorso non cambia, la formula è sempre la stessa, ma se “Let Go” rimane il disco migliore della loro carriera, questo “Lucky” è comunque un rispettabilissimo album indie-rock sulla scia anche di quanto di buono fatto vedere dai Band Of Horses negli ultimi anni.

Indie Top Ten, terza posizione
REVIEW ON IFB

#9) I Was a Cub ScoutI Want You To Know That There’s Always Hope (Abeano)

Inglesi: un duo chitarra (ma anche voce e tastiere e campionamenti vari) e batteria. Niente roba acida in stile Black Keys: tutt’altro. Melodie che guardano al pop degli anni ottanta, intuizioni leggermente Grandaddy e un’accesa vena lo-fi a contorno di una rabbia post adolescenziale imprigionata dentro testi interessanti. Ormai si sono sciolti, lasciando un discreto numero di fan delusi e amareggiati per la perdita di un progetto molto valido, che stava riscuotendo pareri favorevolissimi soprattutto in Gran Bretagna.

Indie Top Ten, terza posizione
REVIEW ON IFB

#8) Automatic DrawingThe Captain And The Sea [EP] (autoproduzione)

Vera e propria sorpresa di fine anno. Sconosciuti al sottoscritto finché non arriva la richiesta di amicizia su MySpace e il conseguente ascolto del loro primo ep di debutto. Un mix perfetto tra le intuizioni oscure degli Interpol, la poesia corale e avvolgente degli Arcade Fire e la direzione più improvvisata e meno prevedibile dei Modest Mouse. Grezzo come un demo, profondo come solo la buona musica sa essere, “The Captain And The Sea” rappresenta appieno il sound convincente degli Automatic Drawing: una delle tante promesse su cui il sottoscritto punta per il 2009.

Indie Top Ten, terza posizione
REVIEW ON IFB

#7) MegapussSurfing (Vapor)

Un supergruppo folk composto da Devendra Banhart, il suo amico Gregory Rogove, Fabrizio Moretti e Rodrigo Amarante (entrambi nei Little Joy adesso), l’immancabile Noah Georgeson e tanti altri. Una bella coralità, un caldo abbraccio sciamanico, un’acustica stavolta tagliata da un’elettricità più seventies, che ultimamente negli ultimi dischi di Banhart aveva già fatto capolino in alcuni brani (“Long Haired Child” e “Tonada Yanomaminista” su tutti…). Addentrandosi nel disco si ha la netta sensazione che ci sia una passione, una devozione, per la musica e un divertimento nel suonarla che rende l’ascolto ancora più interessante. Devendra e la “sua famiglia” di fricchettoni sono rimasti forse gli unici a poter trasmettere ottime e positive vibrazioni folk, tramite una psichedelìa leggera e allo stesso tempo intrigante come poche altre. Il tutto senza scadere in clichè scontati, data la grande metamorfosi, il continuo cambiamento e sviluppo di progetti paralleli, ma allo stesso tempo incastrati l’uno con l’altro, in cui sono coinvolti tutti i membri di questa famiglia musicale. “Surfing” è un disco divertente in mezzo a una marea di musica che, sicuramente influenzata dal periodo non proprio allegro che sta vivendo il mondo, immerso in mille crisi differenti, è spesso tendente alla tristezza. Ottimo progetto.

REVIEW ON IFB

#6) CazalsWhat Of Our Future (Kitsuné)

Proprio quando ero convinto che dopo “Silent Alarm” dei Bloc Party più nessun altro gruppo mi avrebbe ‘fatto cadere’ in un tranello costruito grazie al fraseggio di riff elettrici velocissimi, piccoli loop digitalizzati e pop punk che prende a piene mani da certa new wave e la ripulisce dalla tristezza più nera…ecco qua sbucare dal nulla una band che si arrabbia, scrive decentemente e convince appieno. Niente di nuovo per carità, niente di innovativo, ma se devo scegliere un album con sonorità garage da quattro accordi da inserire nella classifica di fine anno non ho dubbi. Questi ragazzi non se la tirano, non lasciano dichiarazioni strane e suonano benissimo dal vivo. Ottima produzione.

Indie Top Ten, ottava posizione
REVIEW ON IFB

#5) The Weather UndergroundThe Bird In The Hand [EP] (autoproduzione)

Ormai non è più un mistero che io voglia bene a questi ragazzi. Sono stati tra i primi a credere al nostro progetto e noi i primi a credere nelle loro potenzialità. Già da più di due anni e mezzo parliamo dei Weather Underground come uno dei gruppi garage-soul più interessanti in circolazione. Giusto qualche mese fa (era ora!) l’NME li ha inseriti tra le 30 band migliori degli Stati Uniti. Adesso il chitarrista ha abbandonato il gruppo, rimpiazzato da un altro musicista e la band ha cambiato nome in Red Cortez. Gli ultimi mesi dell’anno i Red Cortez li hanno passati in tour con i Little Joy (nuovo progetto folk dell’ex Strokes Fabrizio Moretti). Ho avuto modo già da tempo di ascoltare le nuove registrazioni (ora messe on line sul sito myspace della band…fate un salto anche voi se potete, ne vale la pena…) e devo dire che le previsioni sono ancora più rosee di quanto avessi potuto immaginare. La band di Los Angeles si è evoluta disco dopo disco, passando dal garage più diretto al folk (prova ne è una traccia di questo “The Bird In The Hand” ep). La nuova direzione sonora punta a un blues e a un soul ancora più presenti dentro la consueta rabbia garage, mentre la voce di Harley Cortez sembra avere più sfaccettature e si propone in un modo ancora più vario. Sicuramente non solo uno dei dischi dell’anno per me, ma anche una delle mie band preferite in assoluto al momento.

Indie Top Ten, settima posizione
REVIEW ON IFB

#4) Working For A Nuclear Free CityBusinessmen & Ghosts (Melodic)

Album: intrippato, drogato, inafferrabile, imponente, prepotente, discotecaro, distruttivo, elettronico, psichedelico, rock, rilassante, acustico in alcuni passaggi, acido, contorto, disturbato, infinito, allucinato, allucinante, fatto, sfatto, progressive, distorto.
La band: geniale.
Una boccata d’aria fresca direttamente da Manchester e da MySpace.
Questi potrebbero prendersi il mondo e non è detto che non lo facciano presto.
Altro che Klaxons.

REVIEW ON IFB

#3) Kings Of LeonOnly By The Night (Sony Bmg)

Mai e poi mai mi sarei aspettato di inserire l’ultimo lavoro dei Followill nella mia classifica di fine anno. Se poi qualche mese fa mi avessero detto che l’avrei addirittura messo al terzo posto mi sarei fatto anche una bella risata forse. Questo disco non ha niente di speciale ma scorre che è un piacere. Fila liscio come l’olio: lo si mette e dalla prima all’ultima traccia, ti culla, ti strattona, ti fa canticchiare e battere il piede a tempo, senza neanche che tu te ne renda conto. La strategia dei KOL e di Angelo Petraglia era chiara: basta garage grezzo, adesso puntiamo agli stadi, al pogo infernale sotto al palco di migliaia di persone e a una quantità di reggiseni buttati sul palco mai raggiunta prima da essere vivente. Ecco una coralità ritrovata, uno smussamento degli angoli più appuntiti di un suono in evoluzione, una melodia più presente e le parole di Caleb (autore tra l’altro spesso di ottimi spunti, riguardo la scrittura dei testi) che finalmente si cominciano a capire. Qualcuno li ha accusati di essersi venduti. Io lo vedo più come un passo verso una maturità artistica che, se riesce a tirar fuori dal cilindro album piacevoli come questo, ben venga anche in futuro.

REVIEW ON IFB

#2) The Drugs Models LoveSlow Hope Parade (autoproduzione)

L’album che più mi sono sentito in dovere di consigliare tramite le nostre pagine. Una promessa mantenuta da Kevin McGinnis che già con gli Ursula Points era riuscito a far centro al primo tentativo. Questo disco è poesia, melodia, romanticismo, rabbia per amori infranti, ritmi digitali e musica pop che vira verso un dolce shoegazer. Come narrare con estrema tranquillità le storie più importanti della vita di una persona. Dopo questa autoproduzione sarà difficile tenere il livello della qualità della musica così alto per McGinnis. Ma il passato più recente insegna. Mai dubitare…noi staremo a vedere e aspetteremo con ansia il seguito di “Slow Hope Parade”.

Indie Top Ten, sesta posizione
REVIEW ON IFB

#1) The Lonesome Southern Comfort CompanyS/T (On The Camper)

Allora vorrei precisare innanzitutto che in prima posizione avevo messo, senza pensarci su neanche mezzo secondo, “Psalms, Hymns & Spiritual Songs” degli Stevenson Ranch Davidians, band prodotta dalla Beyond Your Mind e recensita anche su IfB. Un disco perfettamente in linea con i miei gusti musicali e l’unico, a mio avviso, ad essere riuscito a riprendere da dove i Verve avevano lasciato nel 1998 e a rendere ‘il discorso’ ancora affascinante (addirittura, forse, anche meglio di quello che hanno fatto gli attuali Verve). Poi però mi sono accorto che il disco è del 2007 e quindi ho dovuto cercare altrove: ma dopo neanche due secondi avevo già l’alternativa pronta. Se “Slow Hope Parade” è l’album che più di tutti abbiamo consigliato per quanto riguarda la Myspace Generation, perché unisce bene pop, rock ed elettronica minimalista, “The Lonesome Southern Comfort Company” è per gusti personali, l’album del 2008 del sottoscritto. A dire il vero io ancora non ho ben capito che cosa è con precisione questo album e proprio per questo ne sono rimasto così affascinato. Un affresco selvaggio della società contemporanea, un dibattito politico continuo, immerso in un suono folk a bassissima fedeltà sonora. Un frontman atipico (John) che non si vede mai, ma racconta storie come un vero cantautore, attraverso una voce che a volte arriva molto vicino ai toni più profondi e toccanti raggiunti da uno come Michael Stipe. Un frontman seguito da un gruppo di persone che ridono, applaudono, fanno casino in giro, suonano violini, intonano cori gospel e maledicono a denti stretti i politici. Il paragone più immediato è ovviamente con i Neutral Milk Hotel, proprio per la mancanza di una forma precisa, per l’intuizione stonata, improvvisata eppure così azzeccata di un momento, di un’epoca e di una generazione che ha scoperto nella musica folk la sua vera salvezza. E’ quindi ufficiale che il folk è oggi quello che per le generazioni precedenti era stato il rock? A giudicare da questo disco e dalla sua ‘tridimensionalità sonora’ pare proprio di si.

 

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