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TOP TEN ALBUM 2008 di Davide “Helmut” Campione

2 gennaio 2009

Nel 2007 erano usciti talmente tanti dischi della madonna che ho faticato parecchio per sceglierne solo dieci. Quest’anno è successo il contrario. O meglio: tanti dischi carini, ma pochissimi capolavori, secondo me. Detto questo, quelli che sono per me i dieci migliori album del 2008 li trovate qui sotto. Restano fuori alcune cosette di un certo spessore: Deerhunter “Microcastles”, Cut Copy “In Ghost Colours”, Flying Lotus “Los Angeles”, Mystery Jets “21″.

Capitolo concerti. Quest’anno ce ne siamo fatti una cifra. Quelli che ‘resteranno’ sono: per i Festival, Manic Street Preachers, R.E.M., The Charlatans, Tricky, Hives @ Frequency di Salisburgo e Ian Brown + Mani, The Verve, Kings Of Leon @ Summercase di Barcellona. Hanno spaccato di brutto, però, anche Deadbeat, Madlib, The Bug e Cobblestone Jazz alle solite straordinarie Dissonanze capitoline. Fuori dagli eventi festivalieri, impossibile non citare Nick Cave al Tendastrisce di Roma, Jens Lekman al Viper di Firenze, Scott Matthew e i Black Angels al Circolo degli Artisti, i Parentethical Girls e Jon Spencer all’Init, la Innerzone Orchestra di Carl Craig e il redivivo Buena Vista Social Club @ Auditorium. Che altro si può aggiungere sul 2008 musicale del sottoscritto? Di sicuro questo è stato l’anno della mia ‘svolta’ musicale a stelle e strisce, iniziata pigramente diverso tempo fa, che quest’anno può dirsi completata a suon di beat afroamericani, folk e rock da Monti Appalachi. E poi, l’anno che sta per terminare mi ha regalato due meravigliose scoperte: un Dio che si chiama Arthur Russell (non un musicista, ma proprio un Dio, uno sceso dal cielo e al cielo tornato troppo presto) e uno dei più grandi interpreti italiani di tutti i tempi, Bruno Martino (“E La Chiamano Estate” è uno dei pezzi più belli che abbia mai sentito).

Indie Top Ten, settima posizione
REVIEW ON IFB

#10) Paul Weller22 Dreams (Universal)

Dopo qualche passo falso (mai sotto la sufficienza, sia chiaro) e una frenetica attività live, il Modfather N.1 che ti combina? Se ne esce con queste 22 tracce suonate con stile, rabbia e, soprattutto, col cuore. 100% British Sound. “Invisible”, poi, è una delle più belle ballate mai scritte da Paul. Respect!

Indie Top Ten, terza posizione

#9) LuomoConvivial (Huume)

L’anno scorso Sasu Ripatti aveva sfiorato di poco la top ten con la sua incarnazione techno a cassa dritta Uusitalo. Stavolta non gli manchiamo di rispetto e inseriamo l’ultimo Luomo – ovvero il suo progetto (micro) house – tra i primi dieci dischi del 2008. House e groovey alla sua maniera, a volte deep a volte più colorato, con due pezzi da paura: “Love You All” con la voce di Apparat e “Robert’s Reason” cantato, scusate se è poco, da Robert Owens from Chicago.

REVIEW ON IFB

#8) Kings Of LeonOnly By The Night (Sony Bmg)

Il nuovo dei Kings Of Leon ha lasciato parecchi fan della prima ora – me compreso – parecchio perplessi: troppo distante dai riff 70’s dei dischi precedenti, troppo pop, troppo ripulito nel suono e, diciamolo, pure un po’ mainstream. E’ vero, tutto. Ciò detto, ‘Only By The Night’ resta un discodimusicarock come se ne sentono pochi, di quelli che, negli anni, sono destinati ad essere etichettati come ‘classici’.

Indie Top Ten, settima posizione
REVIEW ON IFB

#7) Aa. Vv.Dubstep Allstars: Vol.6 Mixed by Appleblim (Tempa)

Ci voleva Appleblim – ovvero metà della Skull Disco, una delle label chiave per l’evoluzione del genere – per rendere quella che poteva essere l’ennesima compilation dubstep un album della madonna a tutti gli effetti. Nell’anno che ha visto uscire i dischi di 2562, Benga, Distance e Scuba, la selezione di Appleblim restituisce alla perfezione l’attuale anima del Dubstep, sempre più spinto da suoni tech e oscuri riverberi post-rave. Per redigere questo manifesto a più voci, il Nostro sceglie di suonare i pezzi delle superstar Pinch, Geiom, Peverelist, Skream e dello stesso 2562 insieme a nomi meno noti ma assolutamente straordinari quali Komonazmuk, Trg e Martyn. Disco fondamentale per gli appassionati del genere e album ideale per chi, oltre a Burial, non ha mai ascoltato altri Dubstep ryddim.

Indie Top Ten, settima posizione

#6) The CharlatansYou Cross My Path (Cooking Vinyl)

Madchester still rules, ok? Nell’anno di grazia 2008 Tim Burgess pubblica questo “You Cross My Path”, che pare un disco dei migliori New Order suonato dai migliori Charlatans. Almeno tre pezzi sono da Greatest Hits della band: “Bird/Reprise” è il pezzo british pop dell’anno; “Oh Vanity!” avvolge con un hammond che più Charlatans non si può e “The Misbegotten” è puro paradiso madchesteriano. Incredibilmente, il disco è passato inosservato praticamente ovunque, tanto che si fatica addirittura a trovarne qualche recensione sul web. Misteri della musica. Per quel che mi riguarda, “You Cross My Path” è semplicemente bellissimo.

Indie Top Ten, terza posizione
REVIEW ON IFB

#5) GlasvegasS/T (Columbia)

Inizialmente sottovalutati dal sottoscritto in quanto sopravvalutati da NME, dopo l’uscita del disco sono stato costretto ad ammetterlo: quando si parla di pop, a Glasgow continuano a spaccare i culi. L’album è, infatti, pura emozione popular, lacrime e sangue british tra Jesus & Mary Chain, Smiths, Editors, Modern Lovers e muri 60’s philspectoriani. “Geraldine” trafigge il cuore e io invece che pensare all’NME dovevo fidarmi di Alan Mc Gee, che se n’era innamorato in tempi non sospetti.

Indie Top Ten, ottava posizione
REVIEW ON IFB

#4) BaustelleAmen (Warner/Atlantic)

La mia vita, la vostra, i Baustelle e “Amen”. E’ scritto tutto QUI.

Indie Top Ten, terza posizione
REVIEW ON IFB

#3) M83Saturdays=Youth (Mute)

“Saturday=Youth” è il più meraviglioso disco shoegaze uscito negli ultimi anni. Da sempre inclini a sogni e melodie Slowdive, Cocteau Twins e MBV, nonché a certe dolorose malinconie 80’s, con questo album M83 (oggi formato solo dal francese Anthony Gonzales) confeziona il suo lavoro più completo: “Graveyard Girl” e “Kim & Jessie” sono due emozionanti instant pop classic, “Up” e amore 80’s a prima vista e “Skin Of The Night” riscopre i treasure dei Cocteau Twins. Keep Dreamin’ On…

Indie Top Ten, settima posizione

#2) The Black KeysAttack & Release (Nonesuch)

Stati Uniti d’America. Rock. “Things Ain’t Like The Used To Be”. Akron. Chitarra. Sudore. Blues (elettrico). Ohio. “Lies”. Amplificatori a manetta. Whisky. Batteria. Ballate che spezzano il cuore. Anni Settanta. 2008. Capolavoro.

Indie Top Ten, settima posizione
REVIEW ON IFB

#1) Bon Iver - For Emma, Forever Ago (Jagjaguwar)

Se il 2008 è stato l’anno della svolta folk a stelle e strisce, il merito è tutto di questo album. Concepiti tra i boschi del Wisconsin, i nove brani di “For Emma Forever Ago” sono puro sturm und drang folk: caldi, malinconici, sognanti, appassionati, minimalisti, delicati, struggenti, disarmanti. Opere d’arte e non semplici canzoni. Poesie in musica per chitarra e voce. Only love is all maroon / Gluey feathers on a flume / Sky is womb and she’s the moon. E non c’è altro da aggiungere.

 

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