TOP TEN ALBUM 2008 di Giuseppe “Mr. Soft” Muci

6 gennaio 2009

Restano fuori al ballottaggio finale: Moltheni (“I Segreti Del Corallo”); Oasis (“Dig Out Your Soul”); Bored Man Overboard (“Why Birds Return North”); R.E.M. (“Accelerate”); Portishead (“Third”).

Le classifiche sono cattive, ma non le ho inventate io!.

Indie Top Ten, terza posizione
REVIEW ON IFB

#10) Ten KensS/T (Fat Cat)

La decima posizione è la più sofferta dell’intera classifica, perché implica la necessità di lasciare fuori dischi che hanno comunque segnato il mio 2008 musicale. Alla fine butto dentro i Ten Kens: il loro folk acido fatto di cavalcate sghembe e melodie oniriche nasce tra i ghiacci del Canada, ma sembra arrivare direttamente dalla Death Valley.
Un bad trip tra riverberi e distorsioni che mi ha accompagnato per buona parte del 2008.

Indie Top Ten, settima posizione
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#9) Bon Iver - For Emma, Forever Ago (Jagjaguwar)

Bastano poco più di trenta minuti a Justin Vernon per cesellare un piccolo gioiello che parla il linguaggio del cuore. Un disco che nasce nella solitudine delle montagne innevate del Wisconsin, una semplice chitarra acustica ed un falsetto che tocca le corde dell’anima: non serve altro per commuovere. Semplice ed intenso.

Indie Top Ten, settima posizione
REVIEW ON IFB

#8) The VerveForth (Parlophone)

I Verve ritornano in grande stile. Suoni stratificati, loop circolari, la chitarra lisergica di McCabe e la voce di Richard Ashcroft: praticamente un pezzo di storia del brit-rock. Sarà pure vero che i quattro di Wigan si detestano al punto di non rivolgersi la parola, ma quando imbracciano gli strumenti dimostrano di saper ancora fare il loro sporco mestiere. Reunion dell’anno

Indie Top Ten, settima posizione
REVIEW ON IFB

#7) TV On The RadioDear Science (Interscope)

Un disco perfetto, quadrato nella sua solidità ma trasversale nelle influenze. Un ‘muro del suono’ in cui si intersecano e si scontrano black-music e rock ‘bianco’. Le vibrazioni notturne di una metropoli multietnica. Il suono pulsante di Brooklyn, New York, 2008.

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#6) WovenhandTen Stones (Sounds Familyre)

Affondare nel fango non è mai stato così piacevole: l’invasato David Eugene Edwards mette in scena il suo sermone fatto di southern rock e chitarre avvolgenti, liriche visionarie ed incedere pesante, a scandire una lenta, macabra autopsia dell’anima umana.

Indie Top Ten, settima posizione
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#5) Peter KernelHow To Perform A Funeral (On The Camper)

In bilico tra post-rock e noise, tra Interpol e Sonic Youth (ma anche tra Pixies e Blonde Redhead), tra Canada e Svizzera italofona, i Peter Kernel sanno come intessere trame spigolose e disegnare melodie affilate come rasoi. Un esordio al vetriolo, glaciale, distaccato ed empatico al tempo stesso. Tutti gli ingredienti per farsi amare dal sottoscritto: disco che finisce dritto nella parte alta della classifica, e non sarebbe potuto essere altrimenti.

Indie Top Ten, ottava posizione
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#4) MGMTOracular Spectacular (Columbia)

Una discarica di suoni, dalla psichedelia seventies alla new rave Klaxoniana passando per Ziggy Stardust ed i Flaming Lips, chitarre e synth, un elogio alla follia, un disco acido e freak, visionario e danzereccio. I MGMT sfuggono alle definizioni, e si collocano tra le più inattese sorprese dell’anno. O sono dei geni completamente fusi, oppure ci stanno prendendo per il culo, tutti.

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#3) Kings Of LeonOnly By The Night (Sony Bmg)

Il verbo del rock passa dalle parti di casa Followill. “Only By The Night” è sicuramente il più maturo tra gli album del quartetto americano: sudore e chitarre, l’odore di whisky sul bancone di un polveroso saloon nel Tenessee, la voce calda e sensuale di Caleb ad avvolgere e riscaldare. Chi l’avrebbe mai detto che un disco così spudoratamente “a stelle e strisce” sarebbe finito tra le prime posizioni della mia classifica di fine anno?

Indie Top Ten, terza posizione
REVIEW ON IFB

#2) Le Luci Della Centale ElettricaCanzoni Da Spiaggia Deturpata (La Tempesta)

Frasi come slogan, urla dritte allo stomaco e declinazione cantautoriale all’italiana del ‘no future’. Vasco Brondi non avrà inventato nulla di nuovo, sarà un gran paraculo, non sarà simpatico a molti (invidia?), non saprà cantare (ma urlare, quello si): ciò che importa alla resa dei conti è come egli sia capace di diventare il megafono di un’intera generazione: la generazione degli anni zero, la generazione senza speranze, e per di più senza i CCCP. .

Indie Top Ten, terza posizione
REVIEW ON IFB

#1) Have A Nice LifeDeathconsciousness (Enemieslist)

Una coppia di sconosciuti all’esordio riesce a sfornare il disco più bello dell’anno: un pantano di chitarre, voci oniriche, riverberi ed echi lontani, ‘il disco più depresso della storia’, i My Bloody Valentine, gli Swan ed i Death in June centrifugati selvaggiamente insieme. Non ci sono definizioni che riescano a rendere degnamente la bellezza di questo interminabile viaggio nelle tenebre più torbide e dense.

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