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TOP TEN ALBUM 2008 di Alessio “Axelmoloko” Pomponi

8 gennaio 2009

Indie Top Ten, terza posizione

#10) Nick Cave And The Bad Seeds - Dig!!! Lazarus Dig!!! (Mute)

Riunitosi ai suoi Bad Seeds, Lazzaro Nick non solo si alza e cammina, ma come se niente fosse si scrolla di dosso quell’aria stanca e appagata delle recenti uscite a suo nome.
Messi da parte pianoforte e murder ballads quello che ritroviamo sono sapori lontani (Birthday Party) e influenze recenti (Grinderman) che tradotto in termini musicali significa grezzo, elettrico, travolgente garage-rock.

Indie Top Ten, terza posizione

#9) Quinn WalkerLaughter’s An Asshole/Lion Land (Voodoo-Eros)

Dopo Animal Collective e Panda Bear ecco un altro prodotto della ‘folle’ scena di Brooklyn.
Quinn Walker sarà meno conosciuto dei suoi più illustri ‘amichetti’ ma è sfrontato al punto giusto (non è da tutti presentarsi con un allucinato doppio album di quasi trenta pezzi), e soprattutto possiede un’invidiabile capacità di maneggiare a proprio piacimento la materia pop.
Va bene il folk oppiaceo alla Barret, ma questo ragazzo è prima di ogni altra cosa cantastorie dotato di geniale vena melodica, come ampiamente dimostrato in questo debutto dove bozzetti ora solari, ora malinconici, ora tribali, proiettano un colorato caleidoscopio di suoni e umori.

Indie Top Ten, terza posizione
REVIEW ON IFB

#8) MegapussSurfing (Vapor)

Ok è il side project di Banhart. Ok ci suona anche uno degli Strokes. Ok guardando la ‘chiacchierata’ copertina puoi capire se la signorina Natalie Portman, oltre a canne e vestiti hippie ha qualcosa di cui rallegrarsi ogni qualvolta si corica a letto con il suo barbuto Devendra.
Accantonato l’hype che circonda i Megapuss quello che rimane è un ottimo disco di free-folk e psichedelia seventies, realizzato in una perenne atmosfera di improvvisazione e cazzeggio. E se poi “Surfing” piace soprattutto a chi non ha mai avuto grande passione per l’acustico Banhart, vuol dire che il progetto ha fatto veramente centro.

Indie Top Ten, settima posizione
REVIEW ON IFB

#7) Benga - Diary Of An Afro Warrior (Tempa)

Con “Untrue” di Burial ne avevamo celebrato il lato più riflessivo e paranoico, ora con Benga accogliamo il dubstep in tutta la sua travolgente forma ‘danzereccia’.
Il genere continua a sopravvivere grazie alle sue molteplici mutazioni, niente più soul o derive trip-hop quindi, ma la strada imboccata è quella della forte contaminazione downtenpo, house, ed electro.
Se di questi tempi dubstep e Basic Channel convivono in perfetta simbiosi lo si deve anche e soprattutto a “Diary Of An Afro Warrior”.

Indie Top Ten, terza posizione

#6) LuomoConvivial (Huume)

Tornato a vestire i panni di Luomo Sasu Ripatti ci conduce nuovamente dalle parti di una dance meno cerebrale, affidando le sue migliori intuizioni pop ad un disco di calda ed avvolgente house.
Anche in questo caso per il giovane producer finlandese avventurarsi in una delle tante forme di musica elettronica equivale a ridefinire estetica e suono di un intero genere.

Indie Top Ten, terza posizione
REVIEW ON IFB

#5) Mercury RevSnowflake Midnight (Yep Roc)

Con l’ottavo disco in studio (se contiamo anche il gemello “Strange Attractor”) arriva la tanto auspicata svolta.
I Mercury Rev mantengono intatte le tipiche atmosfere oniriche, ma accantonano lo stanco dream pop degli ultimi tempi a favore di un sound fortemente orientato verso sonorità ambient e progressive.
Immersi in sintetici rimandi eighties ci dimentichiamo dello scialbo “The Secret Migration” e smettiamo di guardare a “Desert’s Songs” come unico capolavoro di Donahue e soci.

Indie Top Ten, ottava posizione
REVIEW ON IFB

#4) Scott Matthew S/T (Sleeping Star)

Bon Iver è il ‘poeta folk’ del 2008, “For Emma, Forever Ago” il disco dell’anno.
E Scott Matthew? E Il suo apprezzato debutto?
Con il passare dei mesi questo album sembra aver pagato a caro prezzo il suo stesso appeal pop/melodico, dote che soprattuto in ambiti folk cantautoriali non sempre assicura ascolti duraturi nel tempo. Insomma più facilmente un disco del genere ti entra sotto pelle più velocemente finisci per accantonarlo.
A suo modo poetico e struggente, per quanto amiate Bon Iver ricordate che l’anno appena passato ci ha regalato anche questo gioiello.

Indie Top Ten, settima posizione
REVIEW ON IFB

#3) Sebastien TellierSexuality (Record Makers)

Il bello di Sebastian Tellier è che non capisci mai se fa sul serio o se ti sta prendendo per il culo.
Poliedrico cantautore o astuto manipolatore di generi e suoni?
Novello Serge Gainsbourg o volgare cantore di puttane e bordelli?
Sospeso il giudizio sull’autore ci rimane questo perfetto connubio di sapori vintage e plasticose atmosfere elettro-pop, insospettabili influenze r’n'b/soul e inserti porno-soft anni settanta, il tutto confezionato con quel gusto retro-futurista tanto caro ai cugini d’oltralpe. Senza dubbio alcuno, questa volta, “Sexuality” entra di diritto nei migliori lavori che il magico e ora appannato ‘french touch’ abbia mai prodotto.

Indie Top Ten, settima posizione
REVIEW ON IFB

#2) ElbowThe Seldom Seen Kid (Polydor)

Se fosse un disco di debutto grideremmo al miracolo.
“The Seldom Seen Kid” è invece il quarto, ottimo, lavoro di una band che già può vantare una discografia di altissimo livello.
Inserti sinfonici e sapori soul, sfuriate rock e suadenti melodie pop, questo e tanto altro in un geniale tripudio di suoni e stili come al solito miscelati con impareggiabile maestria dalla migliore e meno ‘pubblicizzata’ band inglese dei nostri tempi.

Indie Top Ten, terza posizione
REVIEW ON IFB

#1) GlasvegasS/T (Columbia)

Dalle nebbie di Glasgow salta fuori uno dei migliori debutti di sempre, un album di guitar rock realizzato con il cuore in mano e costruito sul solito, vincente, gioco di contrasti.
Luci che fendono l’oscurità, ‘rumore’ dissolto nella melodia, cantilene malinconiche alternate ad anthem da arena rock, inni romantici intonati con spigoloso accento da portuale scozzese, non potete immaginare quanto mi pesi ammetterlo ma questa volta NME è stato ottimo profeta.

 

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