LOVE
Forever Changes
Genere: psych-pop
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Al cospetto di dischi così importanti talvolta mi sento a disagio: il foglio bianco da riempire evitando le banalità, cercando di non inciampare in qualcosa che non sia stato scritto centinaia di volte. Impossibile, per cui l’unica soluzione ed affondare le mani con vigore senza paura di sporcarsi.
Davvero è importante descrivere la musica dei Love ancora una volta? Davvero è indispensabile descrivere con accuratezza il suono di “Forever Changes”?
Personalmente trovo più importante ribadire le grandissime qualità di un album eterno che, nella sua immensa importanza, è ancora sottovalutato.
Volgendo lo sguardo al mio scaffale dei dischi, scorrendone rapidamente l’elenco rigorosamente alfabetico ( si, sono un maniaco della catalogazione) mentre il lettore sputa fuori le prime note di “Alone Again Or”, non posso fare a meno di pensare a quante band attuali oggi debbano essere riconoscenti ad Arthur Lee e soci. A quanto pare il folk è tornato di moda, spesso accompaganto dal prefisso ‘Psych’, come a delineare un linea dritta e atemporale che dalla summer of love di fine anni ’60 porta dritto fino ad oggi. Esisteva anche un modo diverso di vivere quel periodo, almeno musicalmente, è questo il grandissimo merito dei Love. Hanno sempre impastato le melodie ed il barocchismo orchestrale proprio di quel periodo con il folk, somigliando più ai Byrds e ai Jefferson Airplanes che ai fab four, facendosi portavoci di una cifra stilistica che fa delle sfumature acide il proprio fiore all’occhiello.
La tradizione americana che incontra le orchestrazioni pop, le atmosfere sempre sospese tra l’agrodolce e una cupezza di fondo ben celata dietro arrangiamenti corposi ed eleganti a ricamare trame sonore che non temono i momenti più abrasivi. Un miracolo pop. Un miracolo rock. Un miracolo folk. Semplicemente un album eterno.
2. A House Is Not A Motel
3. Andmoreagain
4. The Daily Planet
5. Old Man
6. The Red Telephone
7. Maybe The People Would Be The Times Or Between Clark And Hilldale
8. Live And Let Live
9. The Good Humor Man He Sees Everything Like This
10. Bummer In The Summer
11. You Set The Scene
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19 gennaio 2009 @ 11:25
disco epocale.
19 gennaio 2009 @ 12:57
Ha detto tutto, e in poche righe, Sachiel: se non hai questo disco non hai capito un cazzo di musica.
19 gennaio 2009 @ 13:21
Ma si, io ero quasi tentato di scrivere in una sola frase un concetto piuttosto chiaro. Mi smebrava inutile descriverne le canzoni, per quello ci sono centinaia di articoli in rete. Il mio scopo era ribadirne le qualità e avvisare tutti gli appassionati di musica che non li conoscono ancora. Gravissima mancanza
19 gennaio 2009 @ 13:27
Capolavoro assoluto.
Artur Lee meglio di Jim Morrison!
19 gennaio 2009 @ 21:45
mai convinto, ma d’altronde io di musica non ho mai capito un cazzo.
19 gennaio 2009 @ 21:53
Minchia, che posizioni da talebani.