DENTE
L’Amore Non E’ Bello
Genere: italian songwriting
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La vita è tragica follia:
Ridiamoci sopra e facciamo allegria.
Abbasso la malinconia;
Porgimi un gotto di malvasia:
La vita è tragica follia.
A.Symons
Ogni disco ha un suo odore. Ne riconosci l’essenza dopo pochi attimi, sai benissimo quali sapori si sono mescolati durante la registrazione e la sua elaborazione. Così viene da pensare che un panorama non sia scivolato via per caso tra i finestrini di un treno in corsa o che il frusciare delle carte a briscola vada oltre l’atto fine a se stesso.
Dettagli persi nelle pieghe del quotidiano, sentimenti narcotizzati, l’amore declinato in tutte le sue evoluzioni, leggerezza e Lucio Battisti che scorre nel sistema linfatico: Giuseppe Peveri, in arte Dente, nonostante l’atteggiamento sfacciatamente naif ha ben chiaro in mente ciò che vuole. La ricetta è semplice e tremendamente difficile da realizzare allo stesso tempo.
In poco più di quaranta minuti Dente traccia una linea che lo lega a doppio filo col più bel cantautorato italiano degli ultimi quarant’anni, posizionandosi a pieno diritto tra i classici del genere. Impresa non da poco in un campo minato da autocompiacimenti di nicchia e verbose strutture stilistiche. Ed il tutto lo fa fischiettando, quasi senza accorgersene, con la svagatezza romantica che solo i grandi o i pazzi riescono a dissimulare.
Allora pare di camminare tra le poesie di Gianni Rodari, tanto innocenti fin quando non annerano il loro incedere sotto i fendenti di rasoiate improvvise, inesorabili nello squarciare realtà apparentemente idilliache. Fulminanti trovate verbali, controsensi ed un’innata propensione all’equilibrismo linguistico caratterizzano il trentaduenne fidentino, abile paroliere, a volte irresistibilmente ironico come nella esilarante “Quel Mazzolino”, altre volte invece capace di disintegrare sentimenti opachi in infiniti pezzi di vetro luccicanti col solo veloce pizzicare di chitarra. Cantastorie vecchia maniera, Dente lascia da parte l’atteggiamento ed il suono lo-fi dei primi due album, approdando verso rotondità melodiche più curate, volutamente sospese tra Kings Of Convenience, Bruno Lauzi e rimembranze di quel ‘pop’ assolato suonato da Alan Sorrenti.
Tra candori declamati con voce fanciullesca, ‘erre’ arrotate e timide orchestrazioni, Dente inanella con disarmante facilità d’ascolto tredici perle di inebriante malinconia, ineffabili schegge di follia emotiva, camarilla giubilante attorno al suo re-giullare, che in un momento di ispirazione genuina tira fuori dal cilindro Sergio Endrigo consegnando alle enciclopedie musicali la soffice “Vieni A Vivere”, quadratura perfetta del cerchio tracciato anni or sono da “Ci vuole un fiore”.
Come direbbe l’esile Vincenzo ‘DoReCiakGulp’ Mollica col suo frasario ampio ed articolato: Dente è bello e bravo, sa emozionare ed un giorno ne risentiremo parlare.
Chapeau.
2. Incubo
3. A Me Piace Lei
4. Voce Piccolina
5. La Più Grande Che Ci Sia
6. Buon Appetito
7. Sole
8. Parlando Di Lei A Te
9. Quel Mazzolino
10. Finalmente
11. Sempre Uguale A Mai
12. Vieni A Vivere
13. Solo Andata
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2 marzo 2009 @ 11:13
Bello bello bello. Agrodolce. Tristallegro.
2 marzo 2009 @ 14:47
Questo disco è un vero e proprio gioiellino. Una piccola cosa preziosa.
Da ascoltare con molta attenzione per apprezzare i meravigliosi testi, come nella geniale ‘Quel mazzolino’ (“l’etilometro ha gli asterischi, mi ricordano i tuoi occhi…”).
AmoDente
2 marzo 2009 @ 14:57
Bel pezzo. Joses recensore #1.
Ricordo ancora l’esilarante concertino di Dente l’anno scorso all’Alter Festival…plausi al Peveri
2 marzo 2009 @ 16:01
Dite cose sagge tutti quanti,ma specialmente Dustman…
A parte gli scherzi, grazie Luca
2 marzo 2009 @ 18:04
delicato…
2 marzo 2009 @ 18:11
Grande disco e splendida recensione, come al solito Joses.
2 marzo 2009 @ 21:08
e come al solito ti ringrazio, Helmut
3 marzo 2009 @ 23:59
“A me piace lei, e lei piace a me”
Geniale
4 marzo 2009 @ 14:34
Joses, innanzitutto complimenti per la recensione. Comunque sta emergendo una scena “indie” in Italia interessante…ascolterò con attenzione questo lavoro di Dente.
4 marzo 2009 @ 20:42
Lazzaro ti ringrazio molto
Se gli italiano decidono di fare gli ‘italiani’ e non gli americani uscirà qualcosa di buono…nel frattempo ti consiglio, se non lo conosci, di ascoltare Giuliano Dottori
5 marzo 2009 @ 12:15
Ho conosciuto Dente con lo scorso Ep quando i suoi giochi di parole con i numeri mi avevano conquistato. Poi l’ho visto dal vivo quest’estate e non è che mi avesse impressionato, azni l’ho torvato un pò troppo “stupidino” nei suoi intermezzi paralti tra una canzone e l’altra. Visto che però bisognerebbe fermarsi alle canzoni, di sicuro mi ascolterò con attenzione questa nuova fatica.
Sono nuovo del sito, molto bello, mi piace!!
ciao
ale
5 marzo 2009 @ 12:43
ho trovato più ispirato non c’è due senza te, forse più ricco di canzoni che restano in mente (mentre questo ha più curata la scrittura musicale), comunque è una spanna sopra le solite solfe italiche.
5 marzo 2009 @ 16:57
hahahah l’esile Mollica….
6 marzo 2009 @ 02:28
Mollica, cmq, direbbe anche: “Dente , ma come fai ad essere così bravo?”
13 novembre 2009 @ 11:24
A me sinceramente non piace molto, lui è bravo, ma non mi piglia.
28 dicembre 2009 @ 21:45
Li ho visti per caso al Circolo degli Artisti… davvero pessimi… se questo è quel che comincia dall’alba, spero che il loro giorno finisca presto. E’ stato peggio di un mal di dente.