…AND YOU WILL KNOW US BY THE TRAIL OF DEAD
The Century Of Self
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Anno di grazia 2002. Dopo aver scaldato gli ambienti più elitari del sottobosco musicale americano per diversi anni, i texani …And You Will Know Us By The Trail Of Dead irrompono sulla scena internazionale con l’acclamatissimo “Source Tags & Codes”, album che si presentava come crocevia di molteplici influenze, dal progressive all’alternative passando per il punk. Dopo l’ottimo ep “The Secret Of Elena’s Tomb”, proprio quando sembrava che avessero il mondo ai propri piedi, le cose invece iniziano ad andare male: il bassista Neil Busch fu allontanato per i problemi legati all’eroina e l’album “Worlds Apart” iniziò a mostrare i primi segni del declino, evidenti nel successivo e deludente “So Divided”. Al ritorno dal tour europeo targato 2007 Conrad Keely e soci lasciano la Interscope per mettersi prima in proprio e poi accasarsi con la teutonica Superball (che ha prodotto l’ottimo “Frames” degli Oceansize) per tentare un ritorno alla forma smagliata esibita in passato. E quando tutti eravamo pronti a celebrare il funerale della formazione di Austin ecco spuntare “The Century Of Self”, opera che riabilita i Trail Of Dead nel panorama musicale indie-rock.
La strumentale “Giants Causeway” apre epicamente le danze con una miscela di rumore e melodia prima di cedere il passo ai cinque minuti dell’ambiziosa “Far Pavillions”, tutta detonazioni controllate e duetti vocali tra Reece e Keely, i due elementi cardine dell’ensemble. Poi arriva il momento di “Isis Unveiled”, striature pop-punk accompagnate da arrangiamenti barocchi, un’esplosione di energia che investe in pieno l’ascoltatore e che introduce la successiva “Halcyon Days”: meno immediata del brano precedente, la traccia in questione conquista lentamente in virtù di venature malinconiche che nel finale evolvono in boati emotivi. Non mancano frangenti meno elaborati come la coinvolgente incursione pop di “Fields of Coal” e la ballata a lenta combustione di “Luna Park” che donano all’opera quella variazione stilistica che ricorda da vicino i migliori momenti di “Source Tags & Codes”. Insomma un’ottima selezione di brani in cui emerge prepotente una visione musicale di ottimo livello capace di coniugare maestosità e concretezza, resistendo anche a ripetuti ascolti.
“The Century Of Self” è l’album della rinascita: più forti degli eventi negativi i Trail Of Dead sono riusciti a ritrovare l’alchimia dei giorni passati. Bentornati.
2. Far Pavillions
3. Isis Unveiled
4. Halcyon Days
5. Bells Of Creation
6. Fields Of Coal
7. Inland Sea
8. Luna Park
9. Pictures Of An Only Child
10. Insatiable (One)
11. Ascending
12. An August Theme
13. Insatiable (Two)
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9 marzo 2009 @ 20:25
li devo ancora ascoltare,ma lo farò molto presto..il precedente ep già mostrava una luce in fondo al tunnel….
9 marzo 2009 @ 21:14
A me invece non è piaciuto per niente…
L’ispirazione di ‘Source tags and codes’ è lontana anni luce purtroppo.
Sembra tutto un impasto di già sentito e non fluido o spontaneo.
9 marzo 2009 @ 21:22
Dopo i primi ascolti ero anche io titubante, poi pian piano ha fatto breccia nei miei timpani e nel mio cuore…
28 novembre 2009 @ 02:32
Fantastico, tra i miei dischi dell’anno.
Per me l’ispirazione c’è, giusto un paio di episodi minori.
Il brano hard-rock Ascending è manieristico e poco ispirato si, il resto si attesta su livelli decisamente alti.Le prime 7 del disco sono una forza con Halcyon Days a svettare, forse uno dei migliori pezzi ascoltati di recente.
Emozionante Insatiable.
Bravi.