INTERVISTA CON KILL THE VULTURES

 
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12 Marzo 2009
 

La prima volta dei Kill The Vultures a Roma è stata alcuni anni fa.
Allora non era bastata la copertina di Blow Up e l’intervista di un entusiasta SIB per invogliarci a conoscere dal vivo questa creatura musicale.
Errori di gioventù che da lì a poco avremmo rimpianto.

Dopo infatti sono arrivati gli intensi ascolti dell’omonimo debutto e del successivo “Careless Flame”, incontri dai quali è stato impossibile uscire indenni.

Il concetto di alternative hip-hop completamente ridefinito, un travolgente concentrato di rap, jazz, noise e industrial, la perfetta colonna sonora per torbide storie noir metropolitane, questo e tanto altro nelle corde di uno dei ‘best kept secret’ del sotto bosco underground stelle e strisce.

Per la nuova visita capitolina allora decidiamo di rimediare con gli interessi alle mancanze del passato. Non solo il live (che si rivelerà, a differenza di quanto letto in giro, decisamente godibile) ma anche due chiacchiere con Stephen Lewis aka Anatomy e Alexei Casselle aka Crescent Moon ad oggi unici protagonisti del progetto Kill The Vultures.
Tra gli argomenti che abbiamo più a cuore l’uscita dell’attesissimo nuovo disco “Ecce Beast” (letteralmente “Ecco La Bestia”) di cui scopriamo l’esistenza sbirciando sull’immancabile tavolino del merchandising….

Da qualche anno Kill The Vultures è un progetto che coinvolge solo voi due. Se si esclude infatti il vostro debutto, non ne fanno più parte Nomi e Advizer. Qual è il motivo della vostra separazione?
Crescent Moon: Nomi e Advizer non vivono più a Minneapolis. Uno vive a Chicago, l’altro a San Francisco, quindi è un più un motivo ‘geografico’, è difficile continuare a fare album quando si vive così lontano. Non è detto però che in futuro non si torni a suonare tutti insieme come Kill The Vultures.

Siete ancora in contatto con loro?
Anatomy: Si, certo. Nomi ha un progetto che si chiama Power Struggle, Advizer invece insegna psicologia, è attualmente molto impegnato con la scuola.

Proprio stasera abbiamo scoperto che a breve uscirà un vostro nuovo disco. Non ne sapevamo nulla.
Anatomy: Il nuovo disco si chiamerà “Ecce Beast”. Al momento non abbiamo nessun accordo con un’etichetta anche se molto probabilmente finiremo per distribuirlo con la nostra vecchia label la Locust. Attualmente portiamo il disco con noi in tour, lo vendiamo ai concerti, penseremo alla distribuzione una volta tornati negli Stati Uniti. Abbiamo fatto un gran lavoro, il disco ci piace molto, per questo vogliamo fare le cose con calma, prenderci il tempo di organizzare tutto alla perfezione.

Dovendolo confrontare con i vostri due precedenti dischi come suona “Ecce Beast”?
Anatomy: E’ sicuramente meno punk. Si, potrei dire che ci trovo molte meno influenze punk, e più ingredienti jazz, hip-hop, noise.
Crescent Moon: Se confrontato con i precedenti lavori questo è molto più focalizzato verso una direzione musicale, non segue così tante influenze e contaminazioni come è capitato con i precedenti.

Prima dei Kill The Vultures c‘erano gli Oddjobs. Provate a descrivere quel progetto a coloro i quali non lo conoscono. Sotto quel nome avete registrato ben cinque dischi ne Consigliereste uno in particolare? Ho letto che “Expose Negative” è un ottimo album.
Anatomy: Non lo so. Non mi sento molto legato a quel periodo, sembra passata un’eternità. Hai comunque ragione “Expose Negative” è stato il migliore disco realizzato come Oddjobs, lo consiglierei a chi non conosce quel progetto.
Crescent Moon: Non credo che tutti i dischi registrati come Oddjobs siano brutti ma se mi capita di sentirli adesso mi trovo di fronte a qualcosa a cui non sono particolarmente legato.
Ci sono state cose interessanti, ma ho come l’impressione che non avessimo idea di dove stavamo andando e delle influenze musicali che stavamo cercando di esprimere..
E’ un po’ come quando torni a leggere cose che hai scritto al tempo del liceo, oggi le valuti diversamente da allora.
Quello che abbiamo fatto in passato è stato importante per il nostro processo artistico, ogni cosa ci ha fatto crescere, in tal senso valuto la fine degli Oddjobs come passo importante per la nascita dei Kill The Vultures. Ma penso che solo i Kill The Vultures incarnano esattamente quello che volevamo fare e dire in ambito musicale.

La cosa che trovo più interessante nella vostra musica è l’unione tra il jazz e l’hip-hop. Come nasce la voglia di unire due generi così apparentemente lontani tra loro.
Anatomy: Del jazz ho sempre apprezzato la melodia, il ritmo e poi penso, che abbia cose in comune con l’hip-hop. Potremmo utilizzare altri generi ma jazz e hip-hop istintivamente si incontrano in modo del tutto naturale.
Crescent Moon: Molto dell’hip-hop con il quale siamo cresciuti, mi riferisco a cose provenienti da New York nella prima metà degli anni ’90, avevano inserti o sample di musica jazz.
Anatomy: Sicuramente la nostra idea di jazz è anche molto legata a quanto abbiamo ascoltato in passato e all’utilizzo che artisti come Dj Premiere faceva di questo genere.

A mio avviso il miglior esempio di ‘jazz meets hip-hop’ della vostra musica lo troviamo in “Good Intentions” contenuta nel vostro primo album.
Anatomy: La linea di basso di “Good Intentions” è stata realizzata prendendo ispirazione qua e la dalle cose che ascoltavo, mentre i beat, molto semplici, fanno parte di alcune cose avevo realizzato parecchio tempo prima. I sample della tromba invece sono di un professore di Berkley che ho conosciuto grazie a mio padre. Questo ragazzo negli anni ’80 ha prodotto un proprio disco in poche copie, musica elettronic-fusion con diversi inserti di tromba.

Immagino che le parole abbiano per voi un’ importanza fondamentale. Avete obiettivi politici o sociali ? Ve lo chiedo perché non avuto occasione di leggere i vostri testi.
Anatomy: Si non si trovano i nostri testi in giro. Stiamo pensando di pubblicarli sul nostro sito. Per quanto riguarda il significato, può rispondere meglio di me Alexei, si occupa lui di questa parte.
Crescent Moon: Il mio obiettivo principale è comporre testi personali. Ogni canzone, ogni verso, va in direzione di argomenti che trattano esperienze che ho vissuto, relazioni tra persone.
Detto questo non ho una regola, non mi metto a tavolino a decidere di cosa parlare, tutto segue un flusso naturale, cerco di essere il più spontaneo possibile.

Se penso a tutte le band e artisti della recente ondata alternative hip-hop mi accorgo che la maggior parte di loro sono ragazzi bianchi. Pensate sia una coincidenza oppure i musicisti bianchi hanno realmente maggiore capacità o interesse o opportunità nel proporre un hip-hop sperimentale?
Crescent Moon: E’ vero attualmente sembra che l’hip-hop sperimentale sia in gran parte dovuto a ragazzi bianchi, ma sorrido se penso a Aceyalone dei Freestyle Fellowship, uno degli artisti che più mi hanno influenzato, e alle cose che ha fatto nei primi anni ’90. Lui era decisamente più alternative della maggior parte degli artisti che ascolto ora.

Per esempio in una vecchia intervista Edan (Blow Up n° 86/87 ndr) sosteneva che il motivo è da ricercarsi anche e soprattutto nelle possibilità economiche che molti ragazzi bianchi americani possiedono. Viaggi molto di più, ascolti musica diversa, entri in contatto con tanta gente che in un modo o nell’altro finisce per influenzarti….
Anatomy: Secondo me è più una questione di cosa le gente considera ‘sperimentale’ o ‘alternativo’. Di certo è predominante l’alternative hip-hop ‘white style’, e per questo motivo tanti artisti seguono quella strada e si finisce per parlare solo di quel tipo di sperimentazione. Ma se ti guardi intorno ti accorgi che tutti a modo loro cercano di realizzare cose nuove, di sperimentare. Penso a MF Doom o Lil Wayne, anche loro propongono un hip-hop alternativo, lo fanno in un modo completamente diverso dagli altri.

Quando si parla di band che hanno maggiormente influenzato l’attuale scena alternative hip-hop, raramente si tirano in ballo i Massive Attack. Credo invece che in particolare le loro prime cose siano state molto importanti per questo genere. Sento tracce della band di Bristol anche nella vostra musica.
Anatomy: I Massive Attack sono stati importanti per le nuove generazioni hip-hop principalmente per l’innovazione con la quale hanno prodotto la loro musica. Hanno sicuramente influenzato il modo con cui la gente percepisce la fase di produzione di un disco.
Non sono un loro grande fan, non possiedo i loro dischi, ma sento che in qualche modo siamo collegati a loro.
Crescent Moon: In un certo senso ci sentiamo vicini anche ai Portishead. Nonostante loro non siano hip-hop sento nella loro musica molti punti in comune con questo genere.

Nella vostra musica aleggia sempre un’atmosfera noir. Le vostre musiche sembrano fornire la perfetta colonna sonora per storie raccontate da scrittori come Ellroy o Landsale. Sentite i qualche modo vicina l’estetica noir?
Anatomy: Si, penso che questo tipo di estetica ci abbia sempre accompagnato. Nel progetto Kill The Vultures possiamo mettere mano a molte cose, definire come suonerà la batteria, o quale sarà l’argomento trattato, ma rimane tutto sempre e comunque sorretto da una struttura ‘noir’. E’ il nostro modo di unire e vedere le cose e con il quale relazioniamo tutto il resto.

Vi sentite parte di una scena alternative hip-hop, se mai ne esistesse una ?
Anatomy: In passato ho fatto parte di grandi team, ma al momento come Kill The Vultures non vedo molte band con cui possiamo avere qualcosa in comune, con cui possiamo formare una scena.
Crescent Moon: Sono completamente d’accordo.

Per concludere cosa ascoltate al momento ?
Anatomy: Lil Wayne. Il suo stile è molto radiofonico ma è a suo modo assolutamente creativo
Crescent: Sto ancora ascoltando molto l’ultimo dei Radiohead.

Link:
KILL THE VULTURES MySpace

Foto:
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Foto Live ( 12-02-09 @ Circolo degli Artisti Roma) : FOTO 1 | FOTO 2 | FOTO 3 | FOTO 4 | FOTO 5 | FOTO 6

 

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