MORRISSEY
Years Of Refusal
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Per chi è cresciuto a pane e “Panic in the streets of London…” è difficile pensare di parlare male di Steve Patrick Morrissey.
Ma come si fa a non volere bene a chi, sulla soglia dei cinquanta riesce ancora ad avere una spocchia tale da cantare:
You bang your head against the wall
And say you’re sick of it all
Yet, you remain
‘Cause all you need is me
??
Sicuro di se, con estrema decisione, Morrissey ci presenta il nono album da solista, dopo una gestazione durata quasi due anni e passata attraverso due produttori (uno dei quali è morto).
Il disco ha una spiccata impronta chitarristica, fin dal suo incipit, quel power chord che apre “Something Is Squeezing My Skull”.
Il disco appare subito senza fronzoli ed estremamente diretto, un po’ come le ultime produzioni, che si sono susseguite in rapida sequenza dal 2004, dopo oltre 7 anni di silenzio.
La già citata “All You Need Is Me” incarna la quintessenza del moz-sound, quello che lo ha reso famoso.
In un album in cui tutto sembra al posto giusto, nemmeno le liriche profonde ed uniche del Moz sembrano mancare:
I was wasting my time
Looking for love
Someone must look at me
And see their sunlit dream
I was wasting my time
Praying for love
For a love that never comes from
Someone who does not exist and
That’s how people grow up
That’s how people grow up
A questo punto, vi chiederete, perché mai bisognerebbe scrivere male di Morrissey?
Di fatto tutto quello che uno possa cercare in un suo disco c’è, ad eccezione, forse, di qualche ballata struggente, tipicamente sua, che abbiamo sempre trovato in tutte le produzioni.
Ma tutto sembra sempre graniticamente uguale a se stesso, quasi come se il nostro soffrisse della ’sindrome di Robert Smith‘, nulla di medico per carità, quella cioè che porta un uomo a non cambiare nulla, nemmeno il taglio di capelli in oltre 30 anni di carriera.
Morrissey non esplora alcun nuovo orizzonte, si sposta da Roma a Parigi (“I’m Throwing My Arms Around Paris”) ma, ad esempio, non osa andare, che so, a Reims. Sembra muoversi solo sui terreni a lui più congeniali, l’amore impossibile, le relazioni interpersonali, le capitali europee.
Forse da una istituzione del ‘mancunianesimo’ ci saremmo aspettati più bizzarria e meno ‘under statement’.
SCORAGGIATO.
2. Mama Lay Softly On The Riverbed
3. Black Cloud
4. I’m Throwing My Arms Around Paris
5. All You Need Is Me
6. When I Last Spoke To Carol
7. That’s How People Grow Up
8. One Day Goodbye Will Be Farewell
9. It’s Not Your Birthday Anymore
10. You Were Good In Your Time
11. Sorry Doesn’t Help
12. I’m OK By Myself
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18 marzo 2009 @ 15:29
A mio parere grande album. Uno dei migliori da “Morrissey”.
18 marzo 2009 @ 15:53
…ma Morrisey ora è romanista o laziale?
18 marzo 2009 @ 15:57
Tiene per la Cisco Lodigiani
18 marzo 2009 @ 21:14
no no…ma che Lodigiani, c’ha la maglia azzurra…Morrisey è laziale…
19 marzo 2009 @ 01:10
La Lazio non esiste
19 marzo 2009 @ 13:08
hahahahahah
20 marzo 2009 @ 16:51
Gran disco, ma il Moz ci DEVE qualcosa di più!
Secondo me tifa Man City, per cui ha la maglia azzurra e per similitudine in Italia tifa Lazio….
20 marzo 2009 @ 17:12
ok allora è ufficiale: Moz mancuniano-laziale. Mi spiace Sachiel.
21 marzo 2009 @ 13:28
Allora è n’infame sto Moz!
21 marzo 2009 @ 14:12
hahahaha lo sapveo!!! stavo a contà i secondi guarda…ero indeciso se saresti stato tu il primo a dirlo, axel o olmert.
21 marzo 2009 @ 14:13
ah no ma olmert è laziale pure lui come Morrisey mi sa… . boh non ricordo più