FEVER RAY
S/T

 
 
30 marzo 2009
 

De Profundis

Credo sia una cosa molto soggettiva, o forse no.

Comunque io subisco decisamente molto il fascino della voce, in una canzone. Si, ci sono i testi e gli arrangiamenti e la produzione, ma spesso la voce è quello per cui mi viene voglia di elevare un disco sulla cima dell’Olimpo o di gettarlo in un pozzo senza fondo.

Karin Elisabeth Dreijer Andersson, dea delle fredde terre del nord, conquista decisamente l’Olimpo.

Inizialmente nota per aver prestato le sue corde vocali nel popolarissimo brano dei Röyksopp di qualche anno fa, “What Else Is There?” (collaborazione ripetuta anche per un paio di pezzi all’interno del nuovo disco del duo norvegese, in uscita a breve), poi consacrata attraverso il progetto dei Knife, con il fratello Olof Dreijer, e il loro terzo e bellissimo album “Silent Shout”, la biondissima svedese esce con un nuovo progetto denominato Fever Ray, per la Rabid.

Non si tratta di sonorità troppo distanti da quelle dei Knife, più che altro approfondisce la loro parte più cupa e ossessiva: manifesto è il brano d’apertura, “If I Had A Heart” (andate a vedervi anche il video, splendidamente angosciante), con la voce di Karin che si fa largo tra le note basse e scivola attraverso echi lontani. Ritmi tribali e distorti compaiono invece nel secondo singolo del disco, “When I Grow Up”, ma vengono lasciati lievemente ovattati, per diventare invece più decisi in “Seven”, il brano forse più vicino ai Knife (e forse anche uno dei migliori del disco), nel quale la base elettronica gioca una parte fondamentale e lo rende più vicino alla dance.

Come se i Dead Can Dance (ma soprattutto Lisa Gerrard) facessero un disco elettronico.

Un suono metallico pervade molte delle tracce (“Triangle Walks”, “I’m Not Done”), allontanando l’alone più gotico e avvicinandole invece ad un suono più contemporaneo, pur restando in un ottica dark e glaciale che ben rappresenta la provenienza di Karin. I suoni e le voci si mescolano mostrando reminescenze dei Massive Attack (“Concrete Walls”) da una parte e di Björk di “Homogenic” (“Now’s The Only Time I Know”), in un circolo di toni che partono (dalla prima traccia) epici e si chiudono tali (con “Coconut”).

La malinconia che sposa il postmodernismo con una marcia nuziale formata da synth e voci effettate, avvolti in un tetro velluto nero.

Uno dei migliori dischi usciti quest’anno, per ora.

Fever Ray [ Rabid - 2009 ]
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Similar Artist: The Knife, Lisa Gerrard, Dead Can Dance, Bjork
Rating:
1. If I Had A Heart
2. When I Grow Up
3. Dry & Dusty
4. Seven
5. Triangle Walks
6. Concrete Walls
7. Now’s The Only Time I Know
8. I’m Not Done
9. Keep The Streets Empty For Me
10. Coconut
Tracklist
 
  • Just

    Bello anche bellissimo per chi ha apprezzato i The Knife. Se vogliamo l’unico neo è proprio quello di non essersi staccati troppo musicalmente dal precedente gruppo, sarà interessante vedere in futuro se Fever Ray rimarrà una “variazione sul tema The Knife” o un lavoro di transizione di Karin verso qualcosa di più personale.
    Comunque le 4 stellazze ci stanno tutte, uno dei cd da portarsi a casa in questo primo trimestre ’09.

  • fAnny

    Lei ha una voce particolarissima, è impossibile non rimanerne affascinati.
    Comunque gran disco, molto oscuro, da ascoltare assolutamente. E secondo me anche il video di ‘When I grow up’ ha il suo perché…

  • http://www.indieforbunnies.com sachiel

    Affascinantissima produzione, disco molto bello, insieme a dm stith una delle proposte più particolari di questo 2009

  • Dustman

    Suggestioni che definirei quasi ancestrali mescolate a una sensibilità modernissima…

    St’album mi ha preso sin dal primissimo ascolto, veramente un bel lavoro…

  • http://www.whiterussian.splinder.com stu

    Uffa,ho capito.Mi tocca ascoltarlo per bene.

  • tulip

    io concordo e aggiungo l’esclamazione di mio fratello mentre lo ascoltavo :
    ” A vuò fernì e t sentì sta musica giappones ?!”
    :D

  • hikari

    è un viaggione

  • Violet

    approvato a pieni voti. ci sa fare la bionda. :D

 

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