WHITE LIES
To Lose My Life
Genere: new wave
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Cinque regole per formare una band di ( medio) successo:
1) Prendi tre ragazzetti emaciati da una cittadina periferica inglese, vestili di nero, portali a fare un servizio fotografico in bianco e nero vicino alle fabbriche in disuso di una città qualsiasi basta che somigli a Manchester e fai in in modo che nelle foto appaiano sempre tristi per qualche ragione, ma con eleganza.
2) Persuadi i tre ragazzi emaciati in questione che il dark pop aspettava solo loro per tornare a flirtare con la morte, assegnagli liriche tristi in cui si suicida almeno qualcuno e gira un video decadente tra bambole di porcellana con le guance infrante e strani veli di pizzo che pendono dal soffitto.
3) Convinci parte dell’industria musicale che la musica inglese aveva bisogno proprio di questo adesso, che l’idea di revisionare la nu-new-wave non è stata spolpata abbastanza e che i White Lies, forse, sono anche in grado di suonare, se messi in grado di esprimere tutta la loro autentica tristezza.
4) Costringi parte dell’industria radiofonica e della stampa internazionale a citare l’espressione che garantisce l’apripista garantita al successo, nonostante faccia rivoltare i puristi nella tomba: ‘Emuli dei Joy Division‘.
5) Fai in modo che i tre ragazzi emaciati dichiarino sempre, e categoricamente, che non conoscono i Joy Division o che i Joy Division gli fanno schifo.
Seguendo queste semplici istruzioni, anche se non hai il genio malefico di Malcom McLaren, riuscirai a vendere una cifra consistente di dischi, a convincere più di qualche tredicenne depressa che i White Lies la capiscono e le sono vicini nei momenti difficili, e a ottenere discreti piazzamenti nei festival che contano e sulle copertine della stampa modaiola.
Peccato, perché a parte questo alcuni singoli come “A Place to Hide” e “ The Price of Love” non sono poi la cosa peggiore che possa capitare di sentire in giro.
2. Fifty On Our Foreheads
3. Unfinished Business
4. E.S.T.
5. Death
6. From The Stars
7. Farewell To The Fairground
8. Nothing To Give
9. The Price Of Love
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17 aprile 2009 @ 10:56
Questi fanno straschifo (quasi potrebbero ambire ad usurpare il posto dei Killers nel mio cuore: scherzo!); la recensione è geniale (in fondo non merita nemmeno troppo spreco di parole ’sta robaccia).
Non esiste una fan page con forum dei White Lies? Ci dobbiamo aspettare un’invasione?
17 aprile 2009 @ 11:18
Disco veramente pessimo…recensione centrata. E comunque questo ripescaggio della new wave, che dura oramai da diversi anni, e che ha prodotto cose anche abbastanza buone (Bloc Party, Interpol, Editors o, ma solo per affinità, lo splendido “Boxer” dei The National), ora ha veramente stancato.
17 aprile 2009 @ 12:21
Non credo che facciano così schifo…”farewell to the fairground” è molto bella
mah, non credo che noi possiamo giudicare se tale tristezza è autentica o no, sono solo congetture…
per me valgono un sei e mezzo, sono curioso di sapere cosa combineranno in futuro…
a me non ha stancato il ripescaggio della new wave, a me casomai ha stancato la piatta scopiazzatura. Ma le influenze ci sono e ci saranno. E non è affatto un male, se fatto con criterio (anzi). D’altronde parliamo di quella che è per me di un’epoca d’oro che secondo me non va ignorata ma anzi va studiata ancora a fondo.
17 aprile 2009 @ 12:57
Grande recensione, che esprime il valore della band. Poca roba in effetti
17 aprile 2009 @ 16:47
Mi è capitato di ascoltarli, nonostante dopo due anni in terra di Albione la mia esposizione (involontaria e casuale) a questo tipo di band, mi abbia saturato credo fino al 2086. Grazie a dio la maggior parte rimane relegata ai pub e i localetti per liceali.
Tutto sarebbe andato bene avendo gli Interpol a ricordare ai distratti cosa è stato, e tutto sommato a dimostrare anche cosa poteva essere. Ma era il 2002. Che oggi una casa discografica metta sotto contratto un gruppo del genere, con un album, più o meno decente questione di punti di vista non è questo il punto..beh insomma è quasi ridicolo…belli o brutti, tremendamente fuori tempo massimo.
17 aprile 2009 @ 17:24
Ma oltre al discorso intorno all’originalità pari allo 0%, è proprio il suono del disco che risulta essere infinitamente plasticoso ed artefatto.
20 aprile 2009 @ 09:32
Per quanto non sia un disco sensazionale non potete ragionare su basi come “belli o brutti, tremendamente fuori tempo massimo” o “questo ripescaggio della new wave ora ha veramente stancato”.
È un gruppo costruito come tanti altri che ascoltate e che vi piacciono tanto perchè vi rende fighi ascoltarli.
Io li ascolto con molto piacere.
20 aprile 2009 @ 14:42
E’ sempre bello notare che in questi casi esce sempre fuori qualcuno che sa meglio di te cosa ascolti e perchè.
Capisco che la cosa sia seccante per alcuni, ma ognuno continuerà a ragionare sulle basi che ritiene più opportune e sensate.
20 aprile 2009 @ 14:52
Sul fattore che siamo fighi ha ragione;-)haha
20 aprile 2009 @ 15:19
E poi tutti questi imperativi tipo: “non POTETE ragionare” e cose così, come se stessimo commettendo un delitto. C’è gente che non riesce a farsi una ragione che esistano altri con opinioni diverse e che non sono frutto di una frustrazione suprema o di fallimenti personali. E poi sia chiaro: noi siamo fighi a prescindere da ciò che ascoltiamo:-)
20 aprile 2009 @ 15:26
Infatti. A me piacciono anche le All Saints e Patty Pravo, ma mica per questo sono meno figo. Massima stima per Studio 1 delle All Saints, anzi!
21 aprile 2009 @ 01:00
“We’re so trendy we can’t stand ourselves” – Kurt Cobain
22 aprile 2009 @ 16:57
Si, siete fighi.
22 aprile 2009 @ 16:57
Ma io di più.
22 aprile 2009 @ 17:16
Io però piscio più lontano di te.
22 aprile 2009 @ 21:25
Più che fighi direi che siamo dei veri e propri alternativi cazzo.
23 aprile 2009 @ 13:26
…trippy….
24 aprile 2009 @ 15:37
troppy
9 maggio 2009 @ 20:05
Si conferma che ad indie for bunnies siete una manica di coglioni.(termine meritatissimo) I miei ossequi..
10 maggio 2009 @ 12:54
Levati quel cognome e vai a sciacquarti la bocca prima che la mamma ti rimbocchi le coperte, dodicenne.
12 maggio 2009 @ 19:26
Veramente sono più che ventenne!Mi sciacquerò la bocca quando voi imparerete a scrivere e a giudicare,falliti!Ora nn ha neanche diritto una band di seguire un movimento musicale che subito vengono stroncati e accusati di essere una band a tavolino…Queste cose le facciamo noi in Italia,con I Dari,I Finley e altre merdacce in Uk si fa musica sul serio,e i White Lies sono da ammirare.Purtroppo voi sommi critici di Indie For Bunnies(che avete parlato male anche dei Queen)avete dimostrato pienamente di non essere capaci di giudicare..Se foste esistiti alla fine degli anni ‘80 avreste deriso anche i Joy Division..
12 maggio 2009 @ 20:30
con tutto il rispetto,ma che recensione è??? il gruppo può stare sulle balle,ma imparate a recensire i dischi perdio. 3/4 della recensione sono su quanto sti qua siano un gruppo di sfigati…e boh d’accordo ok vi credo, terrò conto della cosa quando e se ascolterò il disco :/
13 maggio 2009 @ 12:49
per me resta una recensione geniale. Scrittura creativa e senso dell’umorismo. E tutto ciò accade perché non siamo critici musicali, siamo pagati in dischi promo(e nemmeno sempre) e lo facciamo solo per passione e senza preconcetti. Se qualcuno ci vuol credere bene, altrimenti non fa niente, ma non veniteci a dire cosa e come la pensiamo.
13 maggio 2009 @ 23:07
Bene,non siete critici musicali,ma siete presuntuosi..Come tutti i critici.Penso che prima di stroncare artisti/album bisogna pensarci su 2 volte..preso atto della sicurezza con cui lo fate e del fatto che non siete professionisti..Questo disco non è poi così male come lo avete fatto sembrare,e che loro giochino ai Joy Division,negando di conoscerli ha dato fastidio anche a me(che sono un fan dei Joy Division),ma ascoltando l’album posso dire che rinnegano la loro somiglianza con questo gruppo del passato per rivendicare una loro identità..una “bugia bianca” gliela si può concedere!I loro singoli non sono così male e neanche il resto,e scrivono bei testi..Tanto i Joy Division non tornano,Ian Curtis soprattutto,gli anni del dark/punk fine anni 70′ sn lontani però non si può sotterrare una band indicandoli come sfigati solo perchè hanno un sound simile,non è sempre qualcosa di negativo seguire un genere o ispirarsi ad una band del passato.
14 maggio 2009 @ 02:19
scrittura creativa LOL
20 maggio 2009 @ 17:35
dire che negli anni ‘80 avremmo stroncato i joy division è follia pura…chi scrive lo fa proprio nella direzione opposta. a ogni generazione lo strazio che si merita, se ti piacciono i white lies fai pure!
29 giugno 2009 @ 11:08
Ma davvero avete parlato male dei Queen ? La mia stima per voi allora diventa veramente enorme ! (e vi assicuro che non c’è ironia)
27 luglio 2009 @ 16:33
il fatto è che i joy division hanno tracciato una via.. quasi 30 anni dopo, un gruppo come i white lies non può rifare le stesse cose, ripeto, 30 anni dopo.. le idee nuove dove sono?
tra l’altro, quando mi va di ascoltare quel genere di musica li, scelgo 30 volte i joy divison e 1 volta i white lies..10 volte gli interpol, 1 volta gli editors e 15 volte i jesus and mary chain, 15 volte i nirvana… (mai mi va di ascoltare i queen però..). Questo solo per dare una idea delle proporzioni