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STAR TREK di J. J. Abrams

18 maggio 2009

Nell’evidenza delle citazioni a cui il prodigioso “Star Trek” di Abrams attinge, la migliore è anche la più sottile.
E’ quella che spinge Kirk a ‘disattivare’ Spock al comando dell’Enterprise: è un sublime momento in cui il vulcaniano assume le vesti di HAL 9000, il sofisticato elaboratore – concentrato perfetto di tutte le caratteristiche logiche umane, e quindi di suo già ontologicamente fallace nella sua infallibilità – che è a capo di tutte le operazioni della Discovery di 2001 di Stanley Kubrick.

Qui come là, la sola azione necessaria per permettere all’astronave di andare dove nessun uomo è mai andato prima.
Perchè anche il dottore non può estirpare la sua duplice natura di alieno appartenente ad una razza che ha soffocato le proprie emozioni in nome della razionalità, e di umano suscettibile di passioni – quella per la bellissima interprete spaziale Uhura – e di ambizioni di potere.
Su di lui poggia l’ardito lavoro di Abrams, costretto a cimentarsi con una nuova definizione dello spazio di “Star Trek”, che come ogni saga deve rispettare le aspettative di una fandom esigente e puntigliosa, e allo stesso tempo messo nella necessità di aggiornare senza per questo tradire.
Il suo numero zero è spalleggiato dalla presenza di sceneggiatori del calibro di Roberto Orci e Alex Kurtzman (anche nelle vesti di produttori, considerata la loro indiscussa fedeltà di trekker), e anche per merito loro sceglie subito la parte più corretta per l’approccio all’operazione, e cioè quella di affidarsi ad un personaggio attorno a cui far ruotare tutto il resto, come un microcosmo di relazioni che vive della luce riflessa di una tensione preponderante, di una lotta intima e insormontabile, che ha come unica soluzione un sofferto compromesso.

J. J. Abrams riesce a mettersi al servizio del film mettendo in gioco non solo la sua dichiarata fascinazione per la trilogia di “Star Wars” (che ha sempre detto di preferire alla sconfinata saga dell’Enterprise), ma anche il suo proverbiale gusto per i salti temporali (che hanno reso celebri le sue produzioni televisive), escogitando il relais che è il movente e il motore di tutto il film.
Si possono citare innumerevoli omaggi al film di George Lucas, in certi casi anche esorcizzati: l’incontro tra Kirk e il vecchio Spock sul pianeta ghiacciato, la distruzione di Vulcano sotto gli occhi del suo illustre abitante, il finale molto simile alla cerimonia per l’equipaggio del Millennium Falcon, fino al varo del motore a curvatura, costruito come un omaggio volutamente monco al salto nell’iperspazio di Han Solo e compagnia.

Il gusto visivo di Abrams è quello di un regista felice di avere un giocattolo simile tra le mani, e assai disponibile a sfruttarne ogni componente per il puro piacere di farlo e di soddisfare la platea. Con sequenze maestose e costosissime nella loro accessorietà: assieme a Kirk bambino che fugge in macchina inseguito da un poliziotto del futuro, ce ne sono altre di grande impatto, come l’arrivo del giovane sull’Enterprise ancora in costruzione.
Da Lucas, più che il montaggio alternato, funzionale quando deve mostrare le diverse evoluzioni dei due personaggi centrali sui diversi pianeti di appartenenza, Abrams sembra avere imparato la fondamentale lezione che in un film del genere l’inquadratura deve sempre essere in movimento, con qualcosa o qualcuno che si agitano davanti agli occhi.
Che poi sia un maestro nell’orchestrare psicologie e personaggi, Abrams lo ha già ampiamente dimostrato con Lost, e ne da ulteriore prova presentando il cast di contorno con pochi tocchi decisivi, come ad esempio l’entrata in scena di McCoy.
Il nuovo Star Trek riesce dove altri remake e riscritture hanno fallito: chiamato alla prova di un film impegnativo ed ambizioso, il genio del piccolo schermo riesce a fare i conti tra autoreferenzialità e la necessità dell’inedito.
Per una volta, anche se questo è l’undicesimo film dedicato alla creazione di Gene Roddenberry, si ha la sensazione di non assistere a qualcosa di evitabile o di superfluo, ma ad un esperienza più che innovativa.

Locandina
Regia: J. J. Abrams
Sceneggiatura: Roberto Orci e Alex Kurtzman
Montaggio: Maryann Brandon e Mary Jo Markey
Fotografia: Daniel Mindel
Interpreti: Chris Pine, Zachary Quinto, Leonard Nimoy, Eric Bana, Zoe Saldana, Karl Urban, Bruce Greenwood
Origine: USA, 2009
Durata: 126’

TRAILER:

 

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